Oltre il rito – Martedì XXVIII del T.O.

lavare‘Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria’…
Il vangelo, con un crescendo che ha del drammatico, mette continuamente sotto accusa, quasi spalle al muro, gli uomini della religione. Non finirà mai di sorprendere, il fatto che nei vangeli le parole più dure di Gesù non abbiano come bersaglio peccatori o atei, ma uomini dichiaratamente religiosi. Come se fosse proprio la loro “religione” a renderli indisponibili al vangelo.
Come non pensare che l’invito di Gesù avrebbe dovuto trovare in loro l’immediatezza e la gioia di un’accoglienza?
Gesù, in continuità con i profeti, smaschera quanto è stato perpetrato dagli uomini religiosi: hanno sostituito il Dio creatore e liberatore con un Dio legislatore. Al Dio che libera il popolo oppresso in Egitto è stato sostituito un dio mille volte più duro del faraone nelle sue pretese (Es 32,25-29). Alla schiavitù dell’Egitto, scribi e sacerdoti hanno sostituito la schiavitù della legge.
Tutta l’azione di Gesù consisterà nel far passare continuamente i suoi discepoli da quel che l’uomo deve fare per essere gradito a Dio, ad accogliere quel che Dio fa per lui.
Non un Dio che chiede sacrifici all’uomo ma un Padre che chiede venga accolto il suo amore. Un Dio al quale i riti, quando sono fini a se stessi, non servono. Semmai possono servire all’uomo. O il rito esprime una comunione altrimenti capiterà di sentirsi dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza… Ma egli vi dirà: Non so da dove venite” (Lc 13,26-27).
Ciò che al Signore interessa è che la relazione tra gli uomini sia come tra fratelli. E modello di questo amore è quel Dio che “fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi” (Mt 5,45) e che “è buono verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35).
Solo dove c’è una vita che si fa dono c’è esperienza della presenza del Dio che comunica vita. E questo nessun rito può surrogarlo.

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