In guardia dalla supponenza – Martedì XV del T.O.

cuore chiusoIn guardia dalla supponenza…
La supponenza è quell’atteggiamento di altezzosità ed arroganza che porta a sentirsi arrivati e perciò superiori agli altri. Era quanto il Signore Gesù aveva registrato dopo l’invio in missione dei settantadue discepoli. Ad aver aderito all’annuncio del Vangelo erano stati i piccoli, gli ultimi, i poveri, mentre aveva registrato un rigido atteggiamento di chiusura proprio in quelle città che più erano state beneficiarie dei segni della grazia del Signore.
La supponenza si declina tanto spesso secondo i canoni del disprezzo, del timore dell’altro, della precomprensione, dell’arroccamento agguerrito – e perciò sulla difensiva – a possibili risultati raggiunti. Essa è espressione di un cuore indurito, cristallizzato e reso impermeabile a ogni passione. La supponenza è uno degli atteggiamenti che più caratterizza le persone religiose, coloro che credono di aver dimestichezza con Dio e con “le cose di Dio” tanto da poterle gestire, amministrare, senza più lasciarsene interpellare.
Si abbandona un simile atteggiamento solo quando si è capaci di ascoltare per mettersi in cammino, quando non si è spenta la domanda che il salmo 42 ci fa pregare: quando vedrò il tuo volto?
Penso al tempo che ci sta davanti come un’occasione a noi offerta dal Signore per intraprendere un serio cammino di conversione. Probabilmente la conversione da operare per noi è quella di abbandonare il “nostro” progetto per assumere quello che il Signore va delineando per noi anche grazie al percorso che insieme intraprendiamo. Proprio come gli apostoli che portavano con sé le loro mire: dovranno misurarsi persino con l’esperienza drammatica del non senso provando a restituire ad esso un senso nuovo alla luce di ciò che il Signore Gesù compirà nel mistero pasquale. Davvero nulla è senza senso se ci abita uno spirito di fede.
Al contrario della supponenza è la docibilitas, quell’atteggiamento intelligente e attento che consente di vivere ogni giorno della vita e ogni relazione, ogni età e ogni stagione, ogni luogo e ogni circostanza, persino quelle inedite e che sembrano avverse, come tempo e opportunità attraverso cui si compie la visita di Dio per noi. Il Signore continua la sua azione creatrice modellandoci e plasmandoci attraverso le vicende esistenziali.
È ancora sempre da generare l’uomo nuovo creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Questa è la grazia che Dio offre in ogni momento della vita anche quando non l’abbiamo colta o non vi abbiamo risposto adeguatamente. Per questo, se non induriamo il nostro cuore, il tempo non cancella la valenza di grazia seminata da Dio nelle trame più nascoste della nostra vicenda personale. Sta a noi recuperarla facendo sì che ci si lasci formare dalla vita lungo tutta la vita, fino all’ultimo giorno quando ripeteremo il sì più vero che ci introdurrà nel regno del Padre.

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidóne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidóne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!. Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!”».

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