La tua mano è il mio sostegno – 31 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

31  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37)

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen

Preghiamo

O Padre, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e continua oggi, nella comunità dei credenti,
i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

Sal 103

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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Un alito di vita

Ricevete lo Spirito Santo…

Più ancora che le porte del cenacolo, quella sera, chiuso era il cuore degli Undici, barricato dentro le proprie convinzioni e riserve, paralizzato dalle proprie paure. Le tenebre della sera che incombeva erano figura di ben altre tenebre, di quelle dell’incapacità di credere alla risurrezione del Maestro. La chiusura era stata la reazione dei discepoli all’annuncio recato loro da Maria di Magdala di aver visto il Signore. Tra gli Undici c’erano anche Pietro e il discepolo che Gesù amava, i quali avevano toccato con mano che quella mattina era davvero accaduto qualcosa. Ma nulla. C’era qualcosa cui essi attribuivano un potere superiore a quello del Signore: per timore dei Giudei… Ripenso a tutte quelle situazioni cui io attribuisco un potere paralizzante di fronte al quale finisco per concludere: neanche Dio può farci più nulla.

Eppure, Dio non si rassegna. Dio non pronuncia mai l’espressione che sovente affiora sulle nostre labbra quando con disincanto e disarmati ripetiamo: non c’è più nulla da fare. Dio non lo fa mai. Dio ripete sempre: ricevete lo Spirito Santo! Dalla parte della vita, fino alla fine, anche quando tutto sembra portare i segni evidenti del fallimento manifesto. Smettetela – dice Dio – di continuare a voler sistemare un passato attraverso l’unico mestiere che a volte finisce per assorbirvi: quello di riempire di fiori la morte. Oh, se siamo esperti di questo mestiere mentre dobbiamo riconoscerci analfabeti dello stile di Dio!

Ricevete lo Spirito Santo…

Come non pensare all’antico profeta Ezechiele che guardando la situazione del suo popolo che si era allontanato dal Signore lo paragonava a una sterminata distesa di ossa di fronte alle quali si sente ripetere: potranno queste ossa rivivere?

Immagino il Signore che guarda la mia vita e rivolge a me questa parola: padre Antonio, potranno queste ossa rivivere? E il riferimento non è anzitutto a qualcosa di esterno a me: il riferimento è alla mia, alla nostra situazione interiore di fronte alla quale con disincanto verrebbe da concludere che per virtù propria non potranno rivivere. Poi certo, il riferimento è a questa stagione ecclesiale nella quale prevale lo scoramento e la fatica propri di quelle stagioni in cui sembra mancare il respiro.

Cosa può significare celebrare ancora la Pentecoste se non sentirsi ripetere che non è ancora la fine e Dio non cessa di riversare il suo Spirito e non già perché finalmente la situazione sia ideale ma, forse, proprio perché essa sembra allo sbando?

Quella sera il Signore si rese presente – venne Gesù, stette in mezzo a loro – in mezzo a una comunità che conosceva bene fragilità e paure. A loro consegnò il dono della pace che nulla a che vedere con una esistenza al riparo da lotte e tensioni, nulla da spartire col nostro bisogno di starcene in pace. La pace donata dal Risorto, infatti, è quella capacità di riconoscere che se la paura e la fragilità sono evidenti, ben più grande è la fiducia in colui che vince il male grazie a una misericordia insperata.

Non è forse questo il compito della comunità cristiana inviata per essere segno di nuovi inizi, di possibili germogli nella misura in cui si lascia condurre dallo Spirito Santo e non già da logiche strategiche che nulla hanno da spartire con il Vangelo?

Un’altra storia è possibile, dice Dio, ma occorre tanta audacia da parte nostra per farla nascere.

Ricevete lo Spirito Santo…

Al termine di questo unico grande giorno di Pasqua iniziato con una luce nella notte del male e della morte, il cero pasquale verrà spento e collocato accanto al fonte battesimale. Ma la sua luce continuerà ad ardere grazie alla nostra disponibilità a perdonare: a chi rimetterete i peccati… Il riferimento non è soltanto a una prassi sacramentale ma ad uno stile relazionale.

Perdonare è donare attraverso le ferite ricevute, è fare del male subìto l’occasione di un gesto di amore. Se tu non perdoni, l’altro non potrà cambiare.

Il nostro perdono il segno che il male non ha l’ultima parola sulla nostra vita.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

31 maggio

Gli occhi della fede e i passi dell’amore

Siamo stati convocati dalla Madre di Dio in questa memoria liturgica della sua Visitazione a Santa Elisabetta che segna la conclusione del mese mariano.

Il brano di Lc ci mette subito di fronte ad un fatto. Appena ricevuto l’annuncio dell’angelo, Maria sente una spinta ad andare. Non si ferma a rimuginare su quanto le è accaduto, ma si mette in cammino: è proprio dell’amore mettersi in cammino senza rimandare oltre, è proprio dell’amore bruciare le resistenze e superare gli ostacoli. La fede, quando è vera, porta sempre alla carità, ad una attenzione nuova verso la vita così come essa ci interpella. Essa si traduce come capacità di intuire i bisogni e di prendere l’iniziativa senza bisogno di essere cercati o richiesti. Il porci sulla via dell’amore è la cartina di tornasole dell’essere discepoli del Figlio di Dio.

Maria, però, parte non solo per farsi carico dell’anziana parente ma anche per condividere quanto le era accaduto. Talvolta può essere molto più spontaneo condividere un momento di fatica che non spartire la propria gioia. Condividere il bene è anch’esso un atto d’amore. Certo, talvolta, il bene condiviso può generare gelosie, invidie, ma esso non è mai qualcosa da gustare nel chiuso della nostra esistenza: Dio ha seminato nelle nostre storie tanti germi di bene che chiedono di essere messi in circolo perché accada il miracolo di cui narra Lc. Il bene condiviso, infatti, mette in moto la vita.

Il cammino che la Madre di Dio intraprende è verso “una regione montuosa”, vale a dire verso una realtà inedita, impensata, impervia. Accettare di incamminarsi è occasione perché Dio si faccia conoscere.

Il viaggio non è senza meta: la casa di Elisabetta, ovvero la casa del più debole, dell’affaticato. La meta non è un luogo ma due persone ben precise: in quella casa, infatti, vi abita una donna gravida in età avanzata e un uomo reso muto per la sua incredulità. È verso di loro che Maria si incammina.

All’annuncio dell’angelo Maria aveva detto sì, ma cosa esso volesse dire era tutto ancora da sperimentare. Comprende subito, Maria, che il sì a Dio passa sempre attraverso il sì a una presenza concreta, tangibile.

Desiderio di Dio è favorire l’apertura del cuore e toccare con mano che ciò che Dio dice lo compie. Maria si era fidata di una parola che andava oltre le leggi umane e oltre i suoi progetti più immediati. Dire di sì all’angelo significava certo offrire il proprio grembo per accogliere il Figlio di Dio ma voleva altresì esprimere la disponibilità a intraprendere un viaggio che non avrebbe conosciuto sosta alcuna.

Proprio l’incontro con Elisabetta permette a Maria di rileggere la storia passata e recente come la guarda Dio. E cosa vi scorge? Una sorta di cantus firmus: Dio non distoglie mai il suo sguardo dall’uomo, Dio ha a cuore la sorte dei piccoli. Certo i suoi tempi e le sue vie non sono i nostri, ma di certo interverrà.

Violenza e sopruso non hanno l’ultima parola sulla vita: se è vero che Dio ha mostrato la potenza del suo braccio in passato, di certo continuerà a farlo nel presente e nel futuro: Egli, infatti, è fedele!

Ecco da dove sgorga la lode del Magnificat: dalla fedeltà di Dio alla parola data. Questa fedeltà la riescono a intravedere solo gli umili, solo coloro che in ogni vicenda sanno scorgere l’opera di Dio e la sua vicinanza. Dio sempre si riveste di umiltà e di piccolezza come si è nascosto nel grembo di Maria, nella grotta di Betlemme, nella vita semplice di Nazaret, nello scandalo della passione, nella morte sulla croce. Continua a nascondersi nella sua Chiesa come nel sacramento dell’Eucaristia. Per riconoscerlo, abbiamo bisogno dello sguardo di Maria, abbiamo bisogno degli occhi della fede. Senza questo sguardo leggeremmo tutto in modo soltanto superficiale: nulla sarebbe leggibile, tutto diventerebbe insopportabile.

Chiediamo alla Madre di Dio gli occhi della fede e i passi dell’amore.

(don Antonio Savone)

Professione di fede

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Invocazioni

Chiediamo il dono dello Spirito. Egli prega incessantemente con gemiti inenarrabili nei nostri cuori.

Manda il tuo Spirito, o Signore.

Vieni, Spirito di Dio, tu sei stato infuso in noi perché non vivessimo da schiavi ma da figli. Donaci la pace del perdono, cancella dal nostro cuore la paura. Ti preghiamo.

Vieni, Spirito di Dio, scendi su questa nostra società che chiude porte e confini. Passa attraverso le nostre porte chiuse. Dilata i nostri cuori. Ti preghiamo.

Vieni, Spirito di Dio, liberaci dalla pretesa stolta di imporre un’unica lingua. Donaci la gioia della varietà delle lingue, delle culture, delle tradizioni religiose. Ti preghiamo.

Vieni, Spirito di Dio, tu che presiedi ad ogni gestazione di vita. Vinci ogni aridità del cuore, ogni lentezza delle nostre comunità, ogni immobilismo delle istituzioni. Ti preghiamo.

Padre nostro, che sei nei cieli…

Donaci, Signore,

una nuova effusione dello Spirito

e concedi a tutti noi di credere che lo Spirito

sostiene la nostra debolezza,

porta a compimento le attese del nostro cuore

ora e per tutti secoli dei secoli.

Amen.

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

 

Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.