La tua mano è il mio sostegno – 30 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

30  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37)

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

Dio onnipotente ed eterno, che ci dài la gioia
di portare a compimento i giorni della Pasqua,
fa’ che tutta la nostra vita
sia una testimonianza del Signore risorto.

Per Cristo nostro Signore. Amen

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Sal   10

Il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo.

Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti contempleranno il suo volto.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (21,20-25)

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

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Tu seguimi

Tu seguimi…

Ancora una volta, fino alla fine, non c’è altro invito da parte del Signore se non quello di provare a mettere i nostri passi sulle sue orme. Il tempo pasquale si chiude con questa consegna: prova a scrivere la tua vita con l’alfabeto del vangelo. È interessante notare che al termine di questi cinquanta giorni dopo la pasqua, nessun colpo di scena se non l’umile testimonianza di chi, secondo la forza ricevuta da Dio, non si stanca di modellare la sua all’esistenza del Cristo.

Tu seguimi…

La tua vita non è altro se non una pagina bianca sulla quale sei chiamato a scrivere: sta a te, però, scegliere il tipo di inchiostro e la lingua secondo la quale vuoi che quella pagina sia vergata. Un inchiostro non vale l’altro, lo sappiamo. Ce n’è uno indelebile, capace di incidere fino in fondo e di non subire il logorio del tempo che passa: è l’inchiostro della fedeltà che scrive i caratteri della lingua dell’amore. Già. La lingua dell’amore si declina anzitutto come capacità di non tirarsi indietro: tu seguimi.

La mia vita, continuazione del vangelo di Gesù Cristo, vangelo ancora tutto da scrivere.

La vita dell’altro, il libro in cui leggere con venerazione ciò che Dio va dicendo a te.

Il vangelo della vita è ancora tutto da scrivere con nuove parole, quelle della mia vita, mancando le quali, manca qualcosa di importante perché altri possano credere e sperare.

Nessuno ha l’esclusiva del vangelo. È interessante che la liturgia di questo sabato ci consegni tre modi diversi di vivere l’unica appartenenza al Signore Gesù.

Paolo, ovvero una casa senza porta: pur in un momento drammatico com’era quello della prigionia, la sua vita è stata nel segno dell’accoglienza per tutti.

Pietro, bloccato dal dolore per il confronto (“e lui?”), è sollecitato a non fermarsi a ciò che vede attorno a sé e a tenere ben fisso l’unico modello a cui guardare: “Segui me”. Attenzione a se stessi: nulla deve farci perdere il senso di quello che siamo e di quello che facciamo.

Il discepolo amato, ossia colui che tiene viva la memoria di quanto è accaduto nella vita e nella storia degli uomini che hanno accettato di giocare la loro vicenda sul modello di Gesù di Nazareth.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

30 Maggio

Stare, come Maria

Tutto sembra volgere al termine. Tra poco la morte dirà l’ultima parola su una esperienza che ha tutti i tratti di un esito fallimentare. Lo stesso Gesù, poche ore prima, aveva detto ai discepoli che una volta percosso il pastore essi si sarebbero dispersi ciascuno per conto proprio. Qualcuno, tuttavia, sembra smentire quelle parole: Maria, le altre donne e il discepolo che egli amava non hanno un loro proprio verso cui ripiegare. Mentre i discepoli si sono dileguati, il femminile non fugge.

Stava… quale ricchezza di evocazioni in quello stare! In un’esperienza di conflittualità tra tenuta e fragilità, il femminile riesce a far pendere il piatto della bilancia sulla prima, sulla capacità di perseverare. Quando il dramma imperversa e si è dibattuti fra la coerenza interna e l’adattarsi al collettivo, Maria e il femminile del vangelo non vengono meno alla parola data. I discepoli maschi non hanno retto all’irrompere dei molteplici sentimenti che possono prevalere in un frangente come quello: non riescono a gestire la paura, la sofferenza, la rabbia, la depressione, l’angoscia.

Stava… per Gv lo stare, il rimanere è il modo in cui si esprime il credere. La fede, infatti, non è esperienza di un momento, ha nulla a che vedere con il brivido a fior di pelle che svanisce in un attimo. Lo stare ai piedi della croce non è lo stare di chi non si allontana. Ha ben altra valenza quel rimanere. Ormai è evidente che la vicenda umana di Gesù stia per naufragare. Umanamente non rimarrebbe altro che lasciare libero corso agli eventi, come appunto suggerisce l’atteggiamento dei discepoli maschi. Non resta che indirizzarsi altrove. Ha forse un senso rimanere nel luogo della sconfitta quando non si può fare altro che patire inutilmente una situazione senza sbocchi?

Stava… l’atteggiamento del femminile, invece, suggerisce di uscire da questa logica del “prendere o lasciare”. Maria e il femminile scelgono di esprimere una fede capace di abitare la contraddizione: questa, infatti, non si scioglie decidendo di andarsene. La vita stessa, infatti, è contraddittoria e non per questo va abbandonata.

Stava… si tratta dello stare per capire, per non fermarsi all’apparenza. Si tratta dello stare che continua ad esprimere affetti, a tessere legami e  a coltivare passioni. Davanti agli occhi di quelle donne non c’è soltanto un uomo che subisce ingiustamente una passione. C’è piuttosto un uomo che ha vissuto con passione, che ha fatto di quella morte – come già della sua vita – un’esperienza di rivelazione del volto di Dio.

Stava… senza la pretesa di afferrare al volo il senso di quello che sta accadendo. Rimanere affinando la capacità di ascolto.

Ecco tua madre… Cosa significa la consegna di Maria ai discepoli di ogni tempo? Frequentare i luoghi di Maria, accanto a lei, per essere formati da lei.

Nazareth, anzitutto, là dove la troviamo in ascolto della Parola di Dio, provando a discernere ciò che il Signore chiede alla sua vita e disponendo tutto di sé ad accoglierlo fino a farlo diventare carne della sua carne. Abbiamo anche noi una Nazareth in cui grazie al nostro sì possiamo permettere alla Vita di venire alla vita.

Poi Betlemme, là dove cerca di capire e conserva nel cuore tutto quello che accade attorno a quel bambino. C’è anche per noi una Betlemme in cui non riusciamo a tenere insieme il dono di Dio e la sproporzione dei segni con cui egli si manifesta.

Poi Gerusalemme dove mentre adempie la legge si sente dire che ella sarà strettamente coinvolta nella passione del Figlio suo tanto che una spada le avrebbe trapassato l’anima. C’è anche per noi una Gerusalemme che ci sollecita a fare dono di noi stessi fino in fondo, una Gerusalemme dalla quale volentieri distoglieremmo sguardo e passi.

Poi di nuovo Nazareth, fatta di anonimato ma contraddistinta da un’opera tanto delicata quanto preziosa: quella dell’educazione di Gesù come vero uomo e vero Dio. C’è anche per noi una Nazareth fatta di nascondimento ma non per questo irrilevante nell’economia di Dio.

Poi ancora il Calvario, dove riconsegna al Padre ciò che gli apparteneva, il Figlio Gesù, e accoglie in cambio ogni uomo e ogni donna del mondo, ritrovando così nuove ragioni per continuare a vivere. C’è anche per noi un Calvario quando siamo chiamati a ospitare nel nostro grembo un mistero di male che può essere vinto non ripagando con la stessa misura.

Poi, infine, il Cenacolo, dove si edifica la comunità cristiana nutrendosi della preghiera e della disponibilità a lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio. C’è anche per noi un Cenacolo in cui edificare la nostra comunità anzitutto accettando di starci e poi con la docilità all’azione dello Spirito che ci guida per sentieri che forse non avevamo messo in conto.

Credo significhi tutto questo prendere Maria tra le proprie cose come quel giorno fece il discepolo che Gesù amava.

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.