La tua mano è il mio sostegno – 29 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

29  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37)

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio
alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi
di così grandi doni, progrediamo nella fede
e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio.

Per Cristo nostro Signore. Amen

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Sal   102

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno dòmina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19)

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».

Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».

Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

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La fiducia e l’amore

Ciascuno di noi porta con sé molte domande che potrebbero essere racchiuse in quella del salmista: il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto… Ad accompagnarci alla ricerca di quel volto è lo stesso Pietro. Quale volto è dischiuso per noi? Il volto della fiducia. Sulla riva dei nostri fallimenti ci attende qualcuno che si colloca sempre sul versante del ridare fiducia e usa parole di tenerezza.

E tuttavia, proprio mentre portiamo viva dentro di noi la domanda di poter vedere il suo volto, scopriamo che anche Dio ha una domanda, porta vivo il desiderio di conoscere il nostro amore.
Ritroviamo così la domanda cardine della vita cristiana: Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? L’esperienza cristiana è tutta in questa domanda: la domanda di uno che mi chiama per nome e fa appello alla mia disponibilità a coinvolgermi non solo personalmente ma affettivamente con lui. Mi chiama con il nome della mia vulnerabilità – Simone di Giovanni – non con il nome della mia funzione – Pietro.

In riva al lago, nell’intimità del pasto consumato insieme, Gesù risorto cerca l’uomo Pietro – Simone di Giovanni – per guarire alla radice, una domanda dopo l’altra, il suo tradimento nelle ore della Passione. Il dialogo è di quelli più struggenti, di quelli che verosimilmente Pietro avrebbe evitato: di fronte al Maestro che chiede, Pietro accenna delle risposte.

Non gli chiede nulla di ciò che chiunque avrebbe chiesto prima di affidargli un compito così grande. Non giuramenti, né promesse, nessun curriculum né attestati.

Gesù ha riconosciuto nello slancio di Pietro i tratti inconfondibili del suo amore per lui. Per Gesù nessun uomo coincide con i suoi peccati, o con le tanti notti di pesca andate a vuoto. ‘Un uomo vale per quanto vale il suo cuore‘. Per questo lo slancio con cui si è buttato in mare durante la pesca appena udita la professione di Giovanni – è il Signore – è per Gesù il materiale prezioso per fare di Pietro il segno della sua presenza a favore dei piccoli, degli ultimi.

Pietro è investito del compito di prendersi cura degli indifesi. Al centro di questo dialogo la scelta per la vulnerabilità: chinarsi su di essa proprio come aveva fatto il Maestro durante la cena e come sta facendo ora che accetta di mettersi al passo delle capacità di Pietro. Gesù cede all’incapacità di amore di Pietro, chiamandolo lo stesso.

Dopo la Pasqua Pietro viene nuovamente chiamato alla sequela. Stavolta con una consapevolezza nuova, non più quella della prima volta.

A Pietro che porta nel cuore ancora vivo il ricordo del triplice rinnegamento, Gesù non chiede se e in che misura è pentito e se è disposto a non farlo più. A Pietro, come a ciascuno di noi del resto, è offerta la possibilità di lasciarsi alle spalle un passato di cui ci si vergogna per cominciare a scrivere una nuova pagina di storia. Un Gesù non alla ricerca di un Pietro all’altezza di ogni situazione, ma di un Pietro capace di amare.

Tu sai… Le prime due volte le risposte di Pietro attingono ancora alla forza della sua convinzione: certo, Signore… Solo la terza volta Pietro comprende che la forza della sua testimonianza non viene dal suo essere fermamente convinto quanto dalla capacità che Dio ha di leggere nel cuore dell’uomo e di cambiarlo dall’interno. Fragile è l’amore di Pietro perché fatto di contraddizioni e di paure e tuttavia è un amore che rimane anche al di là del fallimento.

Pietro non misura più la propria capacità e si rifà all’unica misura possibile: il cuore di Cristo. Tu sai tutto… Tu sai…

Quando sarai vecchio… quando cioè sarai adulto nella fede imparerai che ciò che conta per il Vangelo non è l’essere gente che si conduce da sola quanto gente che si lascia condurre da Dio. La maturità della fede non consiste, infatti, nel decidere continuamente noi dove andare, cosa fare ma nel lasciarci condurre da Dio e dai fratelli sulla strada dell’amore. Costi quello che costi.

Seguimi… cioè ripresenta al mondo la meraviglia di un essere amato così con tenerezza, con vicinanza, con l’essere l’uno per l’altro, col non far pesare la tua presenza.

Seguimi… cioè fidati

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana 

29 Maggio

Anche Dio ha una madre

Nel mistero dell’Incarnazione ha inizio uno dei tratti più inediti circa il nostro immaginario su Dio: Dio si fa mendicante. E non chiede cose. Anzi. Comincia anzitutto col farsi mendicante di un grembo. Che Dio abbia bisogno di un grembo vuol dire che l’umanità è ancora in grado di creare una speciale sintonia con Dio, se è vero che Dio la ritiene degna di accoglierlo. Che Dio abbia una madre vuol dire che il mondo ha ancora motivi per cambiare e per sognare.

E ci ritroviamo stupiti che Dio chieda ospitalità anche lui e che non è affatto il Dio delle nostre disquisizioni impossibili perché anche lui ha una madre da cui senz’altro è stato segnato. Tende la mano Dio. Ha bisogno di una madre Dio, ha bisogno cioè di qualcuno che si prenda cura di lui, di chi si assuma una responsabilità tutta particolare nel voler mettere al mondo l’umano/divino. A rischio Dio nel fare una simile scelta. Certo il compito di Maria fu singolare. Ma Dio non ha mai smesso di cercare donne e uomini in grado di concepire e partorire novità di vita che può ancora abitare la storia. E così Dio assume i ritmi dell’umano più umano, i nostri ritmi. Un Dio di poppate e di pannolini quello di questi giorni.

E così per generare vita chiede un grembo. Grembo per rendere possibile l’impossibile. E da allora non ha mai cessato di entrare nel mondo se non per questa strada. A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, così narra Gv nel prologo. Avrà preso da qui Dante quella bellissima espressione che applica a Maria: figlia del tuo figlio. Mentre gli offri uno spazio ti accorgi di essere introdotto nella vita stessa di Dio. Le parti si rovesciano: da mendicante lui diventa donatore. Accadrà così anche al pozzo di Sicar con la donna di Samaria. Accadrà così con i cinque pani e i due pesci. Accadrà così sulla croce quando griderà. Ho sete, lui che stava per donare lo Spirito come sorgente di acqua viva.

Essere madri dell’impossibile, dunque: ecco il senso di questo nuovo anno che si apre nel segno di Maria. Essere madri lo si diventa attraverso il dolore di un parto. Un nuovo sempre generato nelle doglie. Si geme e si soffre per offrire nuove possibilità. Resistendo ai dolori del parto e continuando a osare.

E quando qualcuno si rende disponibile a osare l’impossibile (offre un grembo che è l’unico organo che non effettua mai il rigetto di un corpo estraneo) è la pienezza del tempo. È dato gustare un tempo colmo e non importa se breve. Tempo pieno perché abbiamo dato fiducia a ciò che neppure sembrava immaginabile. Quante volte è accaduto e quante altre potrebbe ancora accadere!

L’aprirsi di un nuovo tempo nel segno di una maternità, quella di Maria, sta a dire che i nostri giorni possono essere vissuti solo mettendo a disposizione un grembo, uno spazio cioè, per accogliere quello che Dio ancora vuol mettere alla luce. Ma non senza un grembo. Non senza di noi, cioè. E qui non c’è età o sesso che tenga. Francesco dirà che diveniamo madri del Signore quando accogliamo la parola e la generiamo mediante le opere.

A Maria verrà chiesto continuamente di farsi grembo dell’impossibile, addirittura dell’inospitabile. Sotto la croce, infatti, il figlio morente le chiederà di divenire madre dell’uomo Giovanni che impersonava l’umanità intera, quella che aveva messo a morte il fratello. Grembo di ospitalità anche per il nemico. Caparra di una umanità nuova grazie all’esperienza di una maternità offerta e mai venuta meno persino nei confronti di Caino.

Concludo con le parole che il Signore ripeté ad Angela da Foligno, mistica francescana: Fatti capacità (fatti grembo) e io mi farò torrente.

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.