Una vita conforme al Vangelo – In preparazione alla Pentecoste (1)

Lo aveva promesso. E ora mantiene ciò che aveva annunciato: “non vi lascerò soli… – aveva detto – vi manderò un altro Consolatore”. Lui se ne va e ci fa dono del suo Spirito, colui che continuamente “riporta al cuore” (è questo il senso della parola “ricordare”) le parole e i gesti di Gesù, quelle che egli si era dato come progetto di vita. Non aveva desiderato altro, Gesù, che promuovere:

  • un uomo capace di gioia (proclamare ai poveri la lieta novella),
  • un uomo capace di esprimersi in libertà (ai prigionieri la liberazione),
  • un uomo capace di vedere, di scrutare le profondità (ai ciechi la vista),
  • un uomo capace di rimettersi ancora una volta in cammino ( in libertà gli oppressi).

Dunque, là dove c’è qualcuno in grado di favorire la gioia, di esprimersi in libertà, di leggere in profondità e di riprendere il cammino, lì c’è lo Spirito di Gesù che parla al cuore dell’uomo.

Là dove qualcuno conforma la sua vita alla parola del vangelo, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Là dove la paura è vinta, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Là dove si dà fiducia al nuovo, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Là dove il linguaggio dell’amore ha la meglio sul tornaconto personale, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Là dove il linguaggio della comprensione e del rispetto scalza le parole e i gesti dell’intolleranza, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Là dove il linguaggio della riconciliazione e del perdono risana le ferite provocate dall’odio, lì lo Spirito di Gesù è di nuovo all’opera.

Se così stanno le cose, non siamo a stretto contatto con Dio molto più spesso di quanto crediamo? È  proprio vero che Gesù non ci ha lasciati orfani. È proprio vero che “del tuo Spirito, Signore, è piena la terra”. La Pentecoste non è un avvenimento di duemila anni fa, non è soltanto una memoria del passato. Essa è per noi un appuntamento di speranza perché dischiude i nostri occhi su quel Dio che è ancora all’opera, proprio qui, proprio ora. A noi che siamo tentati di ripetere che la terra è piena di nefandezze, la Pentecoste ripete che la terra è ancora piena dello Spirito di Dio.

E lo Spirito non è circoscritto a quell’ambito istituzionale che è la comunità cristiana: è la terra ad essere piena dello Spirito. Non esistono aree riservate all’azione dello Spirito. Dunque, anche fuori della comunità cristiana, ci sono segni e gesti dello Spirito che siamo chiamati a riconoscere e a promuovere.

Se solo avessimo occhi capaci di riconoscere l’opera di Dio in noi e in questo nostro tempo!

Senz’altro quello che stiamo vivendo è un tempo di grandi sconvolgimenti, dentro e fuori la Chiesa. Come li stiamo vivendo? Il più delle volte, a me pare, li subiamo. Abbiamo paura di misurarci con il nuovo che incalza e allora ci si arresta su un passato che, per quanto glorioso, non è più in grado di dare risposta alle nuove domande che questo nostro tempo porta con sé. Sogniamo ancora un’epoca in cui la Chiesa era maggioranza e a fatica stiamo a contatto con una dimensione minoritaria in cui questo tempo (o lo Spirito?) continua a sospingerci.

Attestarsi su un passato che non è più non  significa certo lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio che continua a suscitare nuovi “segni dei tempi”. Lasciarsi guidare dallo Spirito significa imparare a leggere il presente – il mio, il vostro – come gravido di senso: perché solo qui e ora ci è dato di esprimere la nostra fede. Non in un altro tempo, né in un altro mondo.

Non dimentichiamolo: lo Spirito ci precede, perciò ci sta dinanzi (ricordiamo di Pietro e il pagano Cornelio, riportato negli Atti). Lo Spirito viene dal futuro. Perciò non abbiamo soltanto una storia da raccontare ma un futuro da far dischiudere nella docilità allo Spirito.