La tua mano è il mio sostegno – 23 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

23  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37)

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

O Dio, nostro Padre,
disponi sempre al bene i nostri cuori,
perché, nel continuo desiderio di elevarci a te,
possiamo vivere pienamente il mistero pasquale.

Per Cristo nostro Signore. Amen

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Sal   46

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

I capi dei popoli si sono raccolti
come il popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra;
egli è eccelso.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (16,23-28)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.

Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

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Dio stesso mi ama

“Dio nessuno lo ha mai visto; il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. Così Gv aveva espresso sinteticamente il senso dell’Incarnazione. A Filippo che chiedeva di vedere il Padre Gesù aveva risposto che vedere lui era vedere il Padre. Ora sta per lasciare i suoi e proprio mentre prende congedo da loro, li mette a parte di ciò che sta per accadere: “apertamente vi parlerò del Padre”. Come? Non attraverso un discorso sapiente che spieghi i tratti caratteristici del Padre suo ma mediante un segno, la croce: lì, il Padre, Dio, manifesta in pienezza la sua identità più vera facendoci dono del Figlio suo. Per questo può dire: “il Padre stesso vi ama”. La croce sarà la testimonianza più vera non solo del fatto che Dio ci ama ma di come questo avviene. Le parole proferite e i segni compiuti narravano la cura di Dio verso l’uomo segnato dal male. Il segno più vero dell’amore, però, è racchiuso nell’arrivare a soffrire per la persona amata: io sono una passione per Dio. Per questo ora si compiono le parole riportate nel dialogo con Nicodemo: “Così tanto Dio ha amato il mondo da dare il Figlio suo”. Proprio la croce, infatti, attesta che l’offerta di amore da parte del Padre è unilaterale: nessuno è scacciato dal suo cuore. Quell’amore è tanto per chi lo riconosce come per chi lo rifiuta. Nulla scalfisce la sua pazienza: né le nostre retromarce né le nostre infedeltà né i nostri tradimenti.

Gesù indica il luogo verso il quale egli si incammina precedendo ciascuno di noi: il Padre. I nostri non sono i passi del vagabondo bensì quelli del pellegrino. La nostra meta è l’incontro con il Padre che Gesù, l’Unigenito Figlio di Dio, ci ha narrato mentre camminava sulle nostre strade anzi, facendosi egli stesso strada per noi.

Dio stesso mi ama: è questa la certezza che accompagna i passi del mio vagare.

Dio stesso mi ama: nulla di sé ha trattenuto per sé.

Dio stesso mi ama: la mia vita è preziosa ai suoi occhi.

Dio stesso mi ama: niente e nessuno potrà separarmi da questo amore.

Dio stesso mi ama: io non corrispondo al male che posso aver compiuto ma al bene ancora possibile.

Dio stesso mi ama: quando io ero “nessuno” Dio mi ha raccolto e quando addirittura ero “nulla” Dio mi ha creato.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

23 Maggio

Ospitare l’oltre

Quando guardiamo a Maria così come il Vangelo ce la consegna troviamo solo poche pennellate, tanto spazio bianco dai contorni non totalmente definiti. Ma quelle poche pennellate cadono in posti appropriati e grazie ad esse anche lo spazio bianco diventa carico di significato. Il tutto è un invito a spiare il mistero, a fare esperienza dell’oltre, di quello che è detto e di quello che non è raccontato.

E allora vogliamo provare a farci scrutatori dell’oltre proprio ripercorrendo il suo cammino. Donna dei passaggi e nei passaggi, Maria.

Dal come avverrà… all’avvenga di me…

All’annuncio dell’angelo la risposta di Maria non è istantanea o irriflessa. A tutta prima reagisce con il turbamento, cioè con quel sentire che è proprio di chi è consapevole di trovarsi di fronte a una novità insospettata di cui non riesce a cogliere subito il senso. È lo stupore di fronte alla grandezza della proposta e alla consapevolezza del proprio limite.

Poi Maria reagisce con una obiezione. Chiede luce Maria: Quomodo fiet? È il dilemma tra il voler acconsentire e il non sapere come. Ma dopo che l’angelo le ha manifestato in che modo ella è resa protagonista, Maria accetta con piena disponibilità e il quomodo fiet diviene fiat.

Dal camminare in fretta… al conservare nel cuore…

La premura del cammino verso una città di Giuda come pure la sollecitudine alle nozze di Cana, mostrano lo stile intraprendente, creativo e risoluto di Maria. Maria non guarda alle distanze, ai rischi possibili, non calcola il tempo come non misura la fatica. A metterle le ali ai piedi è ciò che le arde nel cuore. Spinta e mandata da quel Dio che porta dentro. Un camminare che non è mai solo un movimento esterno ma un andare restando nel Signore, un partire dimorando in lui, un viaggiare portandolo con sé.

Alla sollecitudine e laboriosità esterna corrisponde una vivace attività interiore: conservava tutte le cose meditandole nel suo cuore (Lc 2,19.51). Una donna dal cuore grande, capace di ospitare le grandi cose operate da Dio in lei, capace di collegare dentro di sé il passato e il presente, tutto trasformando in seme di futuro, anche le contraddizioni. Pur non capendo subito tutto, tutto ospita nel suo cuore, si apre al mistero di Dio lasciandosi coinvolgere. C’è un profondo legame tra il camminare in fretta e il custodire nel cuore, tra l’accogliere il dono di Dio e il farsi dono di Dio per gli altri.

Dal vedere un segno… all’essere segno…

Il cammino di Maria parte da Nazaret dietro un segno  datole dall’angelo: la gravidanza di Elisabetta. Il suo è un viaggio colmo di fiducia rafforzata dal segno che Dio le ha offerto, ma in realtà lei stessa è un segno. Intenta a scoprire il segno di Dio negli altri lei diventa segno di Dio per gli altri. Il prodigio di Dio in Elisabetta è un segno che l’aiuta a pronunciare il suo fiat; ora il prodigio di Dio in Maria è segno per Elisabetta, un segno che suscita la sua confessione di fede. Entrambe diventano l’una per l’altra luogo di scoperta di Dio, rivelazione della sua grandezza. Dall’essere visitati da Dio all’essere visita di Dio per gli altri.

Quel suo camminare per vie scomode per raggiungere l’altro a casa sua inaugura lo stile di Dio, stile di servizio e di abbassamento. Dio acquista una tonalità domestica: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, ripeterà Gesù a Zaccheo. Un camminare, quello di Maria, nel segno del diffondere gioia: fa esultare un bambino nel grembo e rende felice un’anziana.

Dal fiat… al magnificat…

È l’itinerario che ogni cristiano compie dall’adesione al progetto di Dio al godimento della bellezza di questo progetto passando per l’esperienza della gratuità del quotidiano.

Dall’avvolgerlo in fasce… al cercarlo con ansia… all’acconsentire…

Poi ancora il gesto delicato dell’avvolgere il figlio in fasce: quel gesto di tenerezza il segno che l’angelo darà ai pastori: un bambino avvolto in fasce. E quel figlio non è  solo figlio suo: lei deve crescere nell’accoglienza dell’identità di Gesù e permettergli di compiere il suo cammino.

Dal fiat… al facite…

A Cana Maria legge in profondità la storia umana, ne individua i problemi ancora nascosti, raccoglie le domande ancora non verbalizzate, scorge una sofferenza ancora senza nome. E l’obbediente induce all’obbedienza: fate quello che egli vi dirà. Una parola che coglie nel segno perché è maturata dall’esperienza personale. Dal fiat al facite. Lei, esperta del fidarsi della parola di Dio, ora può aiutare altri a fare altrettanto.

Da ecco concepirai un figlio… a ecco tuo figlio…

Infine, il suo essere madre si caratterizza come una realtà dinamica. Lungo la sua peregrinazione della fede ha conosciuto tutta la gamma dei sentimenti umani: l’attesa silenziosa nel contemplare il dipanarsi del mistero di Dio dentro di sé, poi la gioia intima alla nascita e la tenerezza verso il figlio appena nato, la soddisfazione e la fierezza nel presentarlo a magi e pastori; c’è poi il dolore della fuga e dell’esilio; c’è la dolcezza dell’intimità negli anni di Nazaret; c’è l’esperienza difficile e sconcertante dello smarrimento di Gesù fino a quella di una nuova maternità ai piedi della croce. A Nazaret Maria iniziava il cammino di maternità accettando di concepire il Figlio di Dio; sulla croce il Figlio le propone una nuova maternità, quella nei confronti di tutti i figli di Dio dispersi. Tutti là siamo nati: dall’accoglienza di una maternità che ancora una volta le chiedeva di ospitare l’impossibile.

(don Antonio Savone)

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.