La tua mano è il mio sostegno – 21 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

21  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

O Dio, nostro Padre,
che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza,
fa’ che professiamo con la fede e testimoniamo
con le opere la gioia della risurrezione.

Per Cristo nostro Signore. Amen

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Sal  97

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

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Dal Vangelo secondo Giovanni (16,16-20)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».

Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

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La vera gioia

Nel dialogo cuore a cuore tra il maestro e i discepoli in quella che fu sera di consegne, tra le altre cose Gesù invitava i suoi a non perdere di vista la meta: vivere nella gioia. La vostra tristezza si cambierà in gioia.

Ma quale gioia? Non quella facile e spensierata di chi non si pone domande o di chi trascorre l’esistenza esente da difficoltà e ostacoli. La gioia di cui parla Gesù è strettamente connessa con l’esperienza del rifiuto e dell’ostilità. Se la prova, la persecuzione, il dolore sono vissuti insieme a lui questi non sono mai l’ultima parola sulla nostra vicenda.

Nessuna sofferenza, nessuna umiliazione ha il potere di spegnere la gioia essenziale che è in noi”, ha scritto Paul Claudel. È come dire che la gioia di credere può stare insieme alla sofferenza per il Vangelo. È la gioia profana che rifiuta ogni sofferenza, ritenendola incompatibile con la gioia. È la gioia profana che, per non soffrire, inclina alla fuga, alla evasione, all’ebbrezza che fa perdere la memoria. È invece la gioia cristiana che, anche nella sofferenza e nell’incomprensione, resiste ad un livello più profondo come luce, speranza, dinamismo, slancio la cui forza è più forte di ogni avversità.

C’è una gioia che ha il suo alveo nelle lacrime, può addirittura nascere da esse. È la gioia di chi è consapevole che la sua esistenza è cara a Dio anche quando qualcuno dovesse togliergli la vita. C’è un Dio che continua a tenerci sul palmo delle sue mani anche qualora familiari e amici dovessero volgerci le spalle.

Si tratta di quella gioia che ha nulla a che vedere con la contentezza per delle cose che funzionano e perciò restituiscono sicurezza e consenso.

Può gustare la gioia chi sa vivere nella fiducia, quella che sa gridare – proprio nel pieno del dramma – che nulla è irremovibile e irrimediabilmente perduto: la vostra tristezza si cambierà in gioia. Esprime fiducia chi sa che può gridare: cambierà! Questo è il compito dei credenti nella storia: annunciare continuamente al mondo che nella fine l’inizio. E il cambiamento accade non preservandosi ma acconsentendo che un mondo muoia e accettando di vivere la perdita. Ai discepoli Gesù sta annunciando che sarà necessario persino perdere lui fisicamente. È la fedeltà a quell’un poco di cui parla Gesù a fare la differenza. E ogni generazione di credenti, ogni uomo deve riconoscere qual è quell’un poco che lo interpella in termini di docilità e accoglienza.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

21 Maggio

La semplicità di Maria

Perché ricorrere Maria in talune circostanze? È come se un canale riarso diventasse nuovamente capace di accogliere l’immeritata fiducia di Dio. Non è forse vero che, a volte, il profumo di un certo cibo ci ricorda un’antica pietanza a noi preparata dalle mani premurose di nostra madre? Per quanto la nostra memoria dimentichi, talvolta basta un nonnulla per riattivare ricordi ed esperienze altrimenti sopite. Nella vita spirituale accade lo stesso: per quanto l’esperienza del peccato ci abbia condotti lontano dalla casa paterna, basta lo sguardo tenero della Madre di Dio, per far sciogliere di tenerezza i nostri cuori induriti.

Da quando Gesù morente si è privato dello sguardo e dell’abbraccio della Madre, il nostro cammino di fede è indissolubilmente legato a lei: “Figlio, ecco tua madre!”. In modo misterioso ma non per questo irreale, possiamo smarrire tutto tranne che la fedeltà a questa consegna. Tutti sappiamo che in qualsiasi istante e in qualunque condizione, nessuno sarà mai ricacciato dall’abbraccio materno di Maria. Non chiediamo ancora a lei di prenderci per mano persino nell’ora della nostra morte? A chi se no?

Ha ragione papa Francesco allorquando afferma: “Se tu vuoi sapere chi è Maria, vai dal teologo, e ti spiegherà bene chi è Maria. Ma se vuoi sapere come si ama Maria vai dal popolo di Dio, che te lo insegnerà meglio”.

Il nostro corpo, lo sappiamo, sviluppa nel corso del tempo un suo sistema di difese, intaccato il quale è a rischio la stessa sopravvivenza. Ebbene, il vero sistema immunitario della vita spirituale è proprio il legame con Maria. Quando tale legame si affievolisce, siamo esposti ad ogni genere di attacco. Tutte le volte che noi ricorriamo a Maria è come se facessimo una provvista di speranza e assumessimo l’antidoto al male. Per questo, la gratitudine più che la supplica è il motivo primo dell’attaccamento alla Vergine Maria: perché non è mai accaduto che avendola invocata, la Madre di Dio sia rimasta insensibile alla nostra richiesta.

Che cosa vorremmo ottenere come grazia per noi dalla Madre di Dio? La grazia della semplicità, ossia, come dicevano i latini, dell’essere sine plica, senza pieghe.

Com’è la semplicità di Maria?

Se la contempliamo a Nazaret, la semplicità si dispiega come obbedienza della fede.

Se la contempliamo nella casa di Elisabetta, la semplicità si dispiega servizio della carità e presenza che suscita gioia.

Se la contempliamo nella fuga in Egitto, essa si dispiega come abbandono fiducioso che scaccia l’ansia.

Se la contempliamo al tempio, si dispiega come fedeltà alla legge e disponibilità ad accogliere ciò che Dio ha da dire sulla sua vita e su quella del Figlio.

Se la contempliamo a Cana, si dispiega come capacità di affrettare l’ora della nuova alleanza.

Se la contempliamo sul Golgota, si dispiega come capacità di non smarrire la fede nell’ora della tenebra e del grande silenzio di Dio.

Se la contempliamo nel Cenacolo, si dispiega come presenza che prepara l’effusione dello Spirito Santo.

Maria rifulge di splendore per la sua semplicità dal momento che la sua esistenza non è fatta di decorazioni giustapposte, non conosce sovrastrutture o orpelli: la sua vita mira all’essenziale e l’essenziale per lei come per tutti noi è custodire il legame con il Figlio suo. Alle nozze di Cana potrà chiedere ai servi di fare “qualunque cosa” il Figlio avesse chiesto, perché lei, dopo il Figlio suo, è l’obbediente per eccellenza. Se a Nazaret Dio potrà disporre di lei per l’Incarnazione del Verbo mediante il suo “eccomi”, sul Golgota, il Figlio potrà disporre di lei mediante il suo stare. Il suo “eccomi” che immediatamente si traduce con l’alzarsi e il raggiungere in fretta, si esprime nella sua forma più alta e più vera nel semplice stare.

La sua bellezza e la sua semplicità non ha nulla di ricercato, anzi. Proprio perché connaturale con la sua persona, bellezza e semplicità traspaiono tanto dalle sue parole quanto dai suoi silenzi e dai suoi gesti.

I suoi occhi sono luminosi perché continuamente irrorati dalle lacrime che manifestano la sua sollecitudine materna.

L’essere stata guardata da Dio in modo unico e irripetibile non fa di lei un’orgogliosa, né il suo sguardo tradisce altezzosità. Il servizio che lei esprime si incarica di esprimere il suo stupore perché Dio si è chinato su di lei e la gioia che la abita testimonia il suo restare ancorata alla fedeltà di Dio.

(don Antonio Savone)

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.