La tua mano è il mio sostegno – 19 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

19  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 149

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (16,5-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.

E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

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Le notti della fede

Ci ritroviamo sovente come sommersi dal buio, come se stessimo attraversando una lunga interminabile notte. E quello che più ci rammarica è il fatto che a Dio sembra non importare nulla di questo buio e di questa notte. Ma la Pasqua viene proprio a ricordarci che la nostra fede e la nostra speranza nascono dalla certezza che Dio veglia sulle nostre notti.

Tante volte sembra che Dio dorma. “Perché dormi, Signore? Non t’importa che moriamo?”. E invece vegliava.

Sembrava dormire nella notte del nulla prima della creazione. E invece vegliava. E l’uomo vide la luce.

Sembrava dormire quando Abramo fu chiamato a sacrificare il proprio figlio. E invece vegliava.

E Abramo riebbe il figlio.

Sembrava dormire quando gli egiziani stavano per raggiungere gli ebrei nelle acque del Mar Rosso. E invece vegliava. E gli ebrei ritrovarono la loro libertà.

Sembrava dormire Dio quando Gesù moriva sulla croce gridando: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E invece vegliava: e dopo tre giorni il Figlio è risorto.

Le notti della veglia di Dio nella storia ci insegnano che noi sbagliamo a credere che Dio si sia addormentato solo perché il suo passaggio non avviene nell’ora e nel modo in cui noi pretendiamo. Dio è un Dio che veglia. Tu continua solo ad avere fede, ripeterà Gesù a un papà nel vangelo.
Proprio quando sembra non ci sia più nulla da fare, è allora che Dio interviene. Gli apostoli sono incatenati e con loro incatenato sembra persino il Vangelo. Tuttavia, c’è qualcosa più forte delle catene ai piedi ed è la fede di chi non smette di credere e perciò, persino nel cuore di una notte profonda e negli abissi di una prigione, non cessa di fare memoria dell’opera di Dio di cui continua a cantare le lodi.

Nei momenti di angoscia totale, quando l’evidenza vorrebbe costringere alla resa, è ancora possibile pregare e lodare. Questo, solo questo, riscatta un luogo di desolazione e di brutture come può essere una prigione.

Questa fede diventa capace di produrre un terremoto e di portare tutti verso la libertà.
Chi ha conosciuto questa gioiosa esperienza di un Dio che veglia e libera nel cuore delle notti dell’umanità, può dire ai fratelli: ‘Non farti del male’. E chi fino a poco prima era custode della prigionia diventa fratello con cui condividere non solo la mensa ma anche la fede.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

19 Maggio

Oltre la propria famiglia

Tema non facile da affrontare quello della famiglia di Gesù. Il rischio, infatti, tutt’altro che remoto è quello di accostarlo da una prospettiva che è sempre di parte, quasi a pretesto per sostenere nostre letture e teorizzazioni in merito al discorso “famiglia”. E tuttavia l’occasione fa all’uopo perché possiamo almeno questa volta provare a non cadere in discorsi retorici o di bassa ideologia.

Guardare alla famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe vuol dire fare i conti con un Dio che per entrare nella storia si è sottomesso anche lui – come ogni altro essere umano – ad una rete di relazioni familiari.

Realtà decisiva per la vita cristiana non è l’appartenenza ad una famiglia umana e neanche la buona riuscita o la salvaguardia dell’istituto “famiglia” quasi bastasse questo per attestare un cammino di sequela conforme al Vangelo (oggi molti ne sarebbero tagliati fuori, come possiamo vedere non solo con i nostri occhi ma forse addirittura sperimentiamo di persona).

Realtà decisiva è l’appartenenza alla nuova famiglia di Gesù che non è basata su dei vincoli di sangue ma sulla disponibilità a misurarsi con una Parola altra – la Sua – che è rivolta tanto a chi ha avuto la gioia di conoscere o costruire una famiglia umana riuscita quanto a chi – per tutta una serie di motivi – questa gioia non l’ha mai assaporata. Una Parola, la Sua, che può addirittura diventare discriminante nelle relazioni tra padre e figlio, tra figli e genitori al punto da chiedere una scelta: Lui o il padre, Lui o il figlio? Una Parola che porrà lo stesso Gesù in una distanza rispetto ai suoi genitori che continuavano a cercarlo tra parenti e conoscenti, ovvero in uno schema di comprensione ovvio e risaputo. Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?

Lo abbiamo perso di vista – lo riconosco – e a molti non è mai stato neppure annunciato. Come credenti siamo chiamati a costruire una comunità cristiana che vada oltre i legami della carne e del sangue, profezia di quell’accoglienza che Dio riserva ad ogni uomo non in virtù dell’appartenenza ad un popolo o a una espressione religiosa ma solo perché egli è il Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Mi pare molto importante non perderlo di vista altrimenti si rischia di perseguire un modello da cui molti restano tagliati fuori. Ma allora la famiglia che fine fa? È superata? Affatto. La famiglia resta comunque uno stato a cui alcuni sono chiamati per vocazione, “risorsa fondamentale” se saprà educare i suoi membri ad avere a cuore la sorte dei propri simili. Essa, tuttavia, resta un ambito come tanti altri che ognuno di noi vive per vocazione, per scelta o per servizio all’interno del quale lasciare spazio alla propria fede. Ma non è l’ambito esclusivo o privilegiato senza il quale non è dato vivere la fede. Lo è come lo sono tutti gli altri ambiti della nostra vita, nella speranza che lo siano (io prete, tu che non sei sposato/a che fine faremmo, visto che non abbiamo una nostra famiglia?). Spero, infatti, che anche qualora la propria esperienza familiare dovesse traballare ci sia ancora il modo per esprimere la fede o meglio che anche un tale momento possa essere vissuto e attraversato nella fede.

Ed è qui che ci vengono in aiuto Maria e Giuseppe, figure per eccellenza di chi si lascia destabilizzare dalla Parola di Dio, accettando addirittura di mettere da parte un proprio progetto per accoglierne un altro non preventivato che lo supera di gran lunga. Penso a Giuseppe a contatto con una realtà che si fa sempre più minacciosa per la sicurezza dei suoi cari. E allora, paradossalmente, anche l’Egitto – terra che evoca un’antica esperienza di schiavitù e perciò immediatamente da rifuggire – può diventare terra di salvezza. Anche l’Egitto – cioè ogni terra, ogni realtà, ogni situazione – non è fuori dallo sguardo di Dio e la sua Parola può risuonare anche là perché non c’è luogo o esperienza in cui non possa risuonare un “evangelo”. È strana la vita: a volte per accedere ad una esperienza di salvezza è necessario attraversare una terra di schiavitù. E qui comprendiamo come non ci sia nulla di predeterminato o prestabilito: il messaggio evangelico apre orizzonti in cui si gioca la piena responsabilità di un uomo e di una donna, Giuseppe e Maria compresi. Giuseppe e Maria non sono i meri esecutori di ordini impartiti dall’alto. Essi devono discernere il da farsi: ecco il senso di quell’angelo che di volta in volta lo avverte (l’angelo rappresenta la disponibilità ad ascoltare il proprio sé, il proprio profondo senza fermarsi alle ragioni dell’io).

Credo ci sia per ciascuno di noi una terra di Egitto da imparare a frequentare. Che cosa rappresenta per noi l’Egitto oggi? È necessario non eludere questa domanda. Quale Egitto per la comunità cristiana, per la famiglia, per il cammino dei singoli? Quale luogo attraverso il quale passare per mettere in salvo l’essenziale del vangelo e lasciar cadere tutto ciò che è apparato, è sovrastruttura, è appartenenza a un dato storico-culturale?

(don Antonio Savone)

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.