La tua mano è il mio sostegno – 8 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

8 maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

O Padre, principio della vera libertà e fonte di salvezza,
ascolta la voce del tuo popolo e fa’ che
i redenti dal sangue del tuo Figlio vivano sempre
in comunione con te e godano la felicità senza fine.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 2

«Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna».
Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane.
Le spezzerai con scettro di ferro,
come vaso di argilla le frantumerai».

E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-6)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

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Una via vale l’altra?

Ognuno di noi, fin dalle prime battute della sua vita, porta in cuore un forte desiderio di un luogo dove riconoscersi, di una casa dove ritrovarsi. E questo luogo e questa casa sono cercati nei modi più disparati. La Parola di oggi ci annuncia un luogo e una casa particolari. Questo luogo e questa casa sono costituiti da una relazione finora preclusa: la relazione con il Padre.

Tutto il vangelo di Giovanni è percorso da un verbo chiave per comprendere la vicenda di Gesù e la vicenda del discepolo: il verbo dimorare. Il Prologo ci aveva già annunciato che nella carne mortale di Gesù Dio stesso era venuto ad abitare, a dimorare in mezzo a noi. E la domanda dei discepoli del Battista quando incontrano Gesù è: “Maestro, dove abiti?”. Gesù aveva risposto loro: “Venite e vedrete”.

Ora Gesù sta per lasciare i suoi e nel suo discorso di addio consegna ai discepoli ciò che fa la loro identità: la relazione con il Padre. “Dove sono io siate anche voi”.

Ma come si fa ad andare a Dio? Esistono molti modi di andarvi. E spesso chi vuole incontrarlo sceglie quello che gli è più congeniale, più comodo, forse. Strade diverse che portano il contrassegno di una particolare immagine di Dio:

– un Dio dal volto potente, capace di produrre cambiamenti e soluzioni magiche;

– un Dio che rassicura, consola, sostiene, approva tutto quello che noi facciamo;

– un Dio esigente che richiede il nostro servizio, il nostro sacrificio;

– un Dio che assicura il funzionamento perfetto dell’universo e a cui magari attribuire ogni incidente di percorso;

– un Dio distante che non si cura di noi, ma pretende il nostro ossequio, i nostri atti di culto;

– un Dio la cui benevolenza deve essere guadagnata, meritata…

E qui occorre che ci chiediamo: una strada vale l’altra? E’ solo una questione di gusti? O non corriamo forse il rischio di sbagliare tutto e di cadere perciò in una relazione con Dio che non porta vita, che non cambia la nostra esistenza?

Perché Gesù dice di essere: la via, non una via, ma la via? Gesù è via, “in quanto verità e vita”. E’ in lui, in Gesù, che Dio ha scelto di manifestarsi, di mostrare il suo volto. La sua parola e la sua azione delineano i tratti di un Dio che è Padre, che si fa carico della nostra esistenza fino in fondo e che chiede di stare con lui in una relazione di fiducia, di non paura. Un Dio che si schiera, che non resta neutrale, un Dio che ci viene incontro con amore e non attende che siamo noi a fare il primo passo. Un Dio che offre salvezza, non giudizio e castigo; un Dio che desidera che abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza; un Dio in cerca di coloro che si sono perduti.

Questo è il Dio che Gesù rivela e non ve n’è un altro. Le immagini di Dio che si pongono in alternativa con questa non solo non sono autentiche, ma sono per lo più frutto della mente umana.

In Gesù che dona guarigione e perdono noi veniamo rinviati alla relazione unica che egli ha con il Padre: “Chi vede me vede il Padre!”. E non è affatto scontato accogliere questa immagine di Dio. Tant’è che i farisei decideranno di metterlo a morte perché ha presentato loro un Dio troppo diverso da come loro se lo immaginavano. E per affermare la verità di questa immagine di Dio Gesù non esita ad entrare in quel percorso che lo vedrà rimetterci la pelle pur di non svendere il vero volto di Dio. La vita di Dio passa attraverso Gesù. Se io accetto di entrare in relazione con Gesù, di fare mia la sua strada, io divento uno in cui il Padre e il Figlio mettono la sua dimora, a cui trasmettono la loro stessa vita. Non devo più andare a cercare questo Dio chissà dove, ma io stesso divento sua dimora: “Ecco sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

Che cosa ne deriva per i discepoli? Gli Atti degli Apostoli ci dicono che i discepoli sono coloro che stanno “lungo la via”. E questo in un duplice senso: uno che seguono Colui che solo è Via al Padre, l’altro che sono chiamati a stare in cammino. Ne consegue una spiritualità della strada che traduce in scelte concrete il seguire colui che è la Via.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

8 Maggio

Fare spazio

Proprio non se l’aspettavano, Maria e Giuseppe, che l’adempimento di un rito previsto per l’ingresso di quel loro figlio dodicenne nella maggiore età, – un momento religioso, quindi – si trasformasse in una vera e propria occasione per riconsiderare il loro essere coppia e il loro essere padre e madre.

Non si aspettavano neppure di dover conoscere due stati d’animo tanto simili a quelli che prova ciascuno di noi quando la vita ci misura con eventi che non avevamo messo in conto: preoccupazione ed angoscia, sentimenti di chi sembra aver smarrito il senso di ciò che sta attraversando. Eppure erano a conoscenza di quanto l’angelo aveva detto riguardo a quel figlio. Come tenere insieme la fiducia propria di chi sa che Dio mantiene la parola data e l’angoscia per aver perso colui che è garanzia di quella stessa promessa? Il tutto, neanche per un tempo breve: tre giorni, gli stessi che dovranno passare quando quel Figlio, deciderà di nuovo, liberamente, di inabissarsi addirittura nell’ombra della morte. L’esperienza dello smarrimento segnerà non poco il cuore di Maria, l’unica in grado di custodire la fede e tenere viva la speranza quando il Figlio si “smarrirà” nello scandalo e nel fallimento della croce.

Non si aspettavano di patire sulla loro pelle la durezza di quel parlare di Gesù che non risparmierà nessuno, come sappiamo dal seguito del vangelo. Quel suo parlare, infatti, destabilizzerà non poco proprio Maria e Giuseppe, scelti da Dio stesso per essere i custodi della crescita del Figlio di Dio. Fossero stati sottoposti a un nostro moderno test per l’idoneità all’adozione, non avrebbero superato l’esame, dal momento che arriveranno a smarrire proprio chi era stato loro affidato.

Non si aspettavano di dover riconoscere che, dopo quei tre giorni, il rapporto con quel Figlio dovrà mutare. A buon diritto si possono applicare a loro, come a chiunque accetti di essere messo in discussione dalla presenza del Signore, le parole che l’apostolo Paolo scriverà in 2Cor 5,16: “Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così”.

Non si aspettavano, Maria e Giuseppe, di dover apprendere che, per quanto avessero dato spazio all’opera di Dio nella loro vita, c’era ancora altro che andava illuminato dalla luce della sua presenza. Avrebbero voluto gestire i rapporti con quel figlio secondo dinamiche familiari consolidate e, invece, quel figlio rappresenta una sorta di superamento. Non accade, forse, anche a noi di non essere in grado di far sì che il Vangelo tocchi ambiti come il lavoro, l’educazione dei figli, il rapporto con gli altri, l’attraversamento di imprevisti?

Non si aspettavano di dover riconoscere che i legami di sangue non possono prevalere sul legame con Dio Padre.

Non si aspettavano di dover riconoscere che Dio suscita continuamente percorsi inediti secondo i quali la vocazione dei figli non è quella dei loro genitori.

Non si aspettavano di dover attraversare non pochi momenti di ansia per imparare a conoscere un figlio di cui sanno molto poco. Le sorprese, infatti, non finiscono a Gerusalemme: si ripresenteranno più volte. Una fra tutte, quando, proprio dalla bocca di quel figlio, Maria dovrà apprendere che se grande è il legame con Gesù per essere stata sua madre, ben più grande è il legame di chi arriva a compiere la sua parola.

Non immaginavano che anche per il Figlio di Dio, il percorso che lo portava a diventare uomo, dovesse passare attraverso una vera e propria lotta, fatta di scelte e di decisioni,  compreso il taglio di un cordone ombelicale che, se non reciso, l’individuo corre il rischio di restare “intrappolato per sempre in una cintura affettiva che è solo una forma più piacevole della morte”.

Non immaginavano che, anche per loro, “mettere al mondo significa perdere”. Avranno bisogno anch’essi di apprendere che, perché l’altro sia, è necessario ritrarsi, farsi da parte. È stato così anche per Dio quando, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ha scelto di fare spazio al grande dono della libertà dell’uomo. Anche a costo di mettere in conto che l’uomo subisca il fascino di un serpente che mente.

Non immaginavano di dover apprendere che solo se non si perdono di vista le cose del Padre, Nazaret è il luogo in cui si plasma l’umanità del Figlio di Dio. Solo coniugando continuamente cose di Dio e cose dell’uomo si plasma l’umanità dei figli di Dio.

(don Antonio Savone)

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Preghiera a Maria

Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.