La tua mano è il mio sostegno – 2 maggio – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

2 maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

 

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

Dio di infinita sapienza, che hai suscitato
nella tua Chiesa il vescovo sant’Atanasio,
intrepido assertore della divinità del tuo Figlio,
fa’ che per la sua intercessione e il suo insegnamento
cresciamo sempre nella tua conoscenza e nel tuo amore.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 115

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (6,52-59)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

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Tirarsi indietro o seguire?

Uno strano epilogo conclude il lungo discorso tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. A lungo si era intrattenuto sulla necessità di nutrirsi di lui se davvero si vuol gustare la vita in pienezza.

Al perenne desiderio insito nel cuore dell’uomo di poter aver accesso alla vita e al mistero di Dio (cfr. mito di Prometeo), Gesù aveva risposto attraverso il dono della sua stessa esistenza: il percorso per aver accesso alla vita di Dio era quello di assumere lo stile dell’esistenza del Figlio stesso di Dio. Nutrendosi di lui, però, ci si mette nella disposizione di lasciarsi mangiare dalla fame di amore, di amicizia, di umanità, di giustizia, di pace che avvertiamo attorno a noi.

C’è tra i discepoli, chi sente le parole di Gesù come un linguaggio duro e c’è Pietro che riconosce in quello stesso dire, parole di vita eterna.

I discepoli non riescono a cogliere la portata e il senso delle parole di Gesù e perciò si fermano a un approccio “carnale”, proprio di chi resta alla superficie delle cose e per questo non riesce a leggere in quel pane spezzato per la fame di tanti, il rimando ad altro, come Gesù si sarebbe aspettato che fosse.

Essi equivocano leggendo in modo distorto gli eventi. In quell’uomo che hanno davanti, pure apprezzato per i miracoli che compie, riescono a cogliere solo il figlio di Giuseppe e di Maria, nulla di più. e non riuscendo a cogliere il senso nascosto di ciò che accade sotto i loro occhi, preferiscono concludere che non ne vale la pena. Un meccanismo piuttosto comune, a cui non sfugge nessuno di noi, allorquando la vita ci chiede di deporre il nostro consueto modo di misurare persone, situazioni, cose per provare ad andare oltre il mero accadere: meglio deprezzare che lasciarsi mettere in gioco, meglio svalutare che lasciarsi confrontare. Questo approccio, ripete Gesù, non giova a nulla. Se non ci si lascia ammaestrare dallo Spirito di Dio, quella di Gesù resta una pretesa inaccettabile. Se non ci si lascia guidare dallo Spirito di Dio, tutto nella nostra vita resta muto.

I discepoli appartengono alla categoria di chi si vanta del fatto che non ci si può non ritenere cristiani, ma non sanno più rendere ragione del perché lo siano. Gesù, invece, chiede di passare dal “perché non posso non dirmi cristiano” al “perché sono cristiano”. Nel primo caso, tutto è dato come assodato e ovvio, nel secondo tutto è sempre da rimotivare.

“Molti dei suoi discepoli si tirarono indietro”. Gesù non fa nulla per trattenerli, non riduce le sue pretese. In genere, in tempo di crisi, il prodotto si svende. Non così con Gesù: non concede sconti. Addirittura aumenta le richieste, gioca al rialzo. Preferisce rimanere solo piuttosto che mercanteggiare sulle cose essenziali.

La fede richiesta da Gesù non è il riconoscimento di lui in base ad una identità culturale ma la disponibilità a intraprendere un cammino al cui termine c’è il dono di sé, la rinuncia a ogni forma di potere, l’amore manifestato fino all’estremo anche nei confronti di chi sentiamo come una minaccia.

A salvarci non sarà mai l’accettazione di una tradizione religiosa ma l’accoglienza di uno stile di vita come espropriazione, decentramento.

Da notare che l’alternativa non è tra andarsene o rimanere ma tra tirarsi indietro e seguire: “Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”. Seguire il Signore è realtà che implica movimento e non immobilismo.

“Questa parola è dura!”.

Per i discepoli la fede avrebbe dovuto essere chiarezza di cammino, certezza di risultati, promessa di vittorie. Non appartiene alla loro esperienza che la fede sia un vedere e non vedere, un trovare e poi perdere e poi ritrovare; un vedere Dio ma di spalle, quando è già passato; un riconoscere il Signore che subito scompare; un instancabile ricercare; un’inquietudine del cuore.

“Volete andarvene anche voi?”

Mai impositivo il Dio di Gesù. Essere posti di fronte a questa domanda significa riconoscere che il Dio di Gesù non si imporrà mai come necessario alle persone.

“Signore da chi andremo?”

Il problema non è dove andare ma da chi andare, perché la nostra esistenza non si lega tanto ad un luogo quanto a delle persone.

“Tu hai parole di vita eterna”. Voglia il Signore che le parole ripetute qui oggi siano quelle che accompagnano i nostri passi quando, a fronte di solenni smentite che pure patiamo per la fede in lui, ci viene la tentazione di andare dietro a chi forse ci sfama ma al prezzo della nostra libertà.

(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

2 Maggio

Scuola di vela

“La tristezza nella Chiesa e nel mondo ha certamente qualche rapporto con l’assenza della Madre di Gesù” (G. Danneels).

Patiamo sulla nostra pelle un profondo senso di tristezza in ogni ambito: è come se avessimo smarrito la gioia della vita, la bellezza di essere al mondo. È vero: non poche volte ci sono ragioni oggettive che ci intristiscono e gettano nello sconforto. Alla scuola di Maria, dobbiamo riconoscere che una larga parte della nostra tristezza radica in una memoria debole e in una miopia che impedisce la giusta lettura delle cose. Questa memoria debole ci fa credere che tutto dipenda solo da noi, dimenticando che abbiamo già ricevuto tanto. La tristezza fa capolino allorquando viviamo un senso eccessivo delle nostre responsabilità, quasi che dovessimo far tutto da soli partendo dal nulla.

Maria, da parte sua, è consapevole che tutto ciò di cui dispone ha una sorgente ben precisa: la mano di Dio. Per questo è capace di affidamento: libera anzitutto da se stessa, è in grado di dire sì a ciò che Dio di volta in volta le chiede. Sulla bocca dei nostri anziani abbiamo sentito ripetere spesso, nei momenti di difficoltà: “la mano di Dio è tanto grande”, eco di quella confessione di fede del popolo ebraico che riconosceva sempre le meraviglie operate dalla destra di Dio. E questa certezza restituiva loro la capacità di mettersi in gioco senza ansie e in una fedeltà a tutta prova.

C’è poi un altro motivo a intristirci. Sappiamo, infatti, di essere oltremodo vulnerabili: tutto ci fa paura, persone e situazioni, sguardi e domande. La paura di ciò che ci possa accadere finisce per tenere il cuore sotto spranga, come blindato. Preferiremmo che nessuno ci chieda qualcosa, nemmeno Dio. Incatenati come siamo, tutto ci scivola addosso, nulla più ci coinvolge. E così patiamo il dramma di questa nostra epoca: tanto sicuri quanto soli.

Riceve e riconosce la visita di Dio, invece, solo chi ha la porta del suo cuore aperta proprio come accade a Maria all’annuncio dell’angelo. Si fida davvero che tutto sia possibile a Dio e perciò a prevalere non è lo scetticismo e tantomeno l’ironia.

Un ulteriore motivo di tristezza è la convinzione che a vivere certe esperienze siamo noi gli unici. Siamo come impediti nel riconoscere quelle persone che il Signore mette sul nostro cammino per poter essere accompagnati nel discernere e nel comprendere ciò che Dio vuol compiere per noi e attraverso di noi. Non è un caso che l’angelo del Signore inviato a Nazaret indichi a Maria un’altra persona che vive la sua stessa situazione. “Vedi”, le dice l’angelo. Dio concede continuamente dei segnali che ci aiutino ad uscire da situazioni che potrebbero bloccarci. Chi è capace di conferire diritto di parola ad ogni situazione e ad ogni momento, è in grado di vivere l’operosità tipica di chi sente che ogni cosa lo riguarda.

Alla scuola di Maria apprendiamo come, per decifrare eventi che sfuggono alla nostra comprensione, non bastino i soliti criteri o il mero buon senso: Maria legge eventi e situazioni del presente partendo dalla prospettiva dell’invisibile. Questa è l’intelligenza, ossia la capacità di “leggere dentro” ritornando sugli avvenimenti per riconoscere che proprio sulla soglia delle cose umane si rivela sempre qualcosa del mistero santo di Dio. In questo modo tutto è eloquente: la vita, gli incontri, i silenzi, gli sguardi, le attese, le tribolazioni, le solitudini, le amicizie e, per ultima, anche la morte.

In genere, quando riandiamo al passato, lo facciamo per comprendere meglio quello che abbiamo vissuto. Maria, invece, lo fa per entrare ancor più in relazione col mistero santo di Dio che si dà a conoscere mediante parole ed eventi.

Di solito, le difficoltà e le incertezze finiscono per far ritirare la nostra disponibilità e sospendere le nostre scelte. La prova, invece, è per Maria motivo per esprimere una fedeltà che va oltre i fatti. Tale fedeltà si manifesta in tre modi: attraverso la presenza, anzitutto, poi mediante la disponibilità piena e, infine in un silenzio che è fatto di accoglienza e di premura. Maria sperimenta che stare in una relazione di fede vuol dire andare oltre i legami di sangue: accetterà persino di essere strappata dal figlio che ha dato alla luce per diventare la madre di tutti come il Signore le chiedeva di essere. Chi di noi avrebbe accettato umanamente un tale scambio, lo sconosciuto per il figlio?

Maria ci ricorda che quando c’è di mezzo Dio la vita è da concepire come un sistema aperto: Dio scombussola e mette in cammino. Quando gli dici “sì”, la strada diventa il tuo luogo, il viaggio la tua occupazione, il vangelo il tuo bagaglio. Vivere la vita con spirito di fede è accettare di stare a una perenne scuola di vela, dove appunto la tua vita è la vela e Dio è il vento che la fa andare.

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Preghiera a Maria

Ave Maria, conforto dei poveri, prega per noi.

Rifugio dei miseri
Salute degli infermi
Guida dei pellegrini

Speranza dei peccatori,

Gioia dei tuoi servi

Ave Maria, maestra di santità

Maestra di umiltà
Maestra di obbedienza

Maestra di fortezza

Maestra di contemplazione

Maestra di servizio

Ave Maria, fonte di vita

Fonte di luce
Fonte di bellezza
Fonte di gioia

Fonte di perdono

Fonte di comunione

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Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,

non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,

per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.

Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.

Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.

Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,

accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,

custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,

rendi tenace la speranza dei giovani,

tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,

asciuga le lacrime delle coppie ferite,

illumina i passi dei genitori smarriti.

Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria

che può rinverdire il sì degli inizi

e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,

spendano la loro vita a servizio dei fratelli.

Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.

Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore

perché siamo in grado di pronunciare parole vere.

Intercedi presso tuo Figlio

perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.