La tua mano è il mio sostegno – 26 aprile – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

26 aprile 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Alleluia!

Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Alleluia!

Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Oggi siamo in festa, perché il Signore è risorto: rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Oggi la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello: Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa! Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Oggi la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo: questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi. Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

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Sal 15

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

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Preghiamo

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Dal Vangelo secondo Luca  (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

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La forza della domanda

Erano convinti che, per trovare pace, bastasse lasciarsi alle spalle Gerusalemme e la combriccola degli illusi come loro. In realtà, a mano a mano che procedevano verso Emmaus scoprivano che le cose non stavano proprio così. Anzi: a volte capita che persino a distanza di tempo riaffiori un mondo che credevamo morto e sepolto. Infatti, proprio mentre avevano preso la via del ripiegare verso casa, ecco lì che ancora non riuscivano a non pensare a quanto era loro capitato solo due giorni prima. Avevano sognato a occhi aperti mentre seguivano Gesù che parlava come nessuno avesse fatto prima, che operava prodigi e segni, che era cercato e attorniato da una umanità tanto variegata quanto il cammino di ogni uomo. Ci avevano creduto e si erano messi in gioco dietro quell’uomo che non aveva tardato a riconoscere come il messia atteso. Ma poi? “Noi speravamo…”, confesseranno con amarezza di lì a poco.

Ad un tratto s’accorgono che qualcuno accelera il passo per raggiungerli. È uno come loro, ma è all’oscuro di ciò che è il motivo della tristezza che si legge sul loro sguardo prima che nelle loro parole. E secondo lo stile proprio di Dio, li avvicina proprio a partire dalla loro condizione: in questo caso nell’ora dell’afflizione, Tommaso nell’ora del dubbio, la Maddalena nel momento del pianto, gli Undici mentre sono in preda alla paura. Sempre così: riveste i panni della nostra vicenda, quale che sia.

L’argomento che anima la discussione è qualcosa di scottante senz’altro, se i toni risultano essere piuttosto accesi. Non poteva essere diverso. Non è forse vero che di solito parliamo di ciò a cui teniamo di più? E che teniamo a ciò che per noi è il senso della vita e il senso della vita è ciò o chi amiamo? Già: stanno parlando di lui, del Signore, di colui che si è messo al loro passo.

E proprio mentre il discorso si fa più incandescente, eccolo introdursi non con un discorso ma con una domanda che coglie, qui e ora, cosa è accaduto da sconvolgere il loro stato d’animo. Che finezza pedagogica! Chapeau! La domanda che Gesù pone si colloca nell’ordine dell’ascolto di ciò che sta a cuore ai suoi interlocutori. Non fa discorsi ma li lascia parlare. Fossimo stati al suo posto, sapendo come erano andate realmente le cose, non avremmo esitato a mettere i puntini sulle i. Nulla di tutto ciò. La domanda, anzitutto. Ci sono momenti, infatti, in cui più che di una risposta abbiamo bisogno di qualcuno che sia in grado di portare il nostro peso, di compartire il nostro dolore.

E, così, proprio l’interesse verso di loro, comincia a far ardere il cuore. Parla in modo da accendere qualcosa che suona come un diverso modo di leggere le cose. Il maestro è colui che sa far ardere ancora la brace accesa sotto la cenere che vi si è depositata sopra. La pena che portano nel cuore non ha ancora spento del tutto il lucignolo fumigante della fede. Lo si coglie dalla descrizione così dettagliata di come erano andate le cose. Gesù, d’altronde, percepisce che i due, come tutti quanti noi, non hanno bisogno di condanna ma di attenzione, non di una sentenza, ma di una compagnia, non di prescrizione ma di conforto, non di una parola urlata ma di quella sussurrata sul cuore: avevano bisogno della carezza non del bastone. Sono solo un po’ lenti nel dare fiducia, ma questa non è affatto spenta dentro di loro come dentro di noi. La grazia, quella sera, la grazia nelle nostre sere è trovare qualcuno che non spenga ma faccia sì che la fiamma smorta riprenda vigore.

Aveva fatto capire che l’esperienza del Golgota non era anzitutto da leggersi come un fallimento ma come uno svelamento: lì era stato rivelato il modo in cui ogni uomo è caro a Dio. La croce rivela sempre chi è Dio e chi è l’uomo. È la prova a misurare ciò che ognuno porta nel suo cuore (cfr. Dt 8,2).

Un po’ sbrigativamente parliamo di risurrezione ma dimentichiamo che si tratta di una Pasqua, di una lacerazione, di qualcosa che si rompe, si spezza, si apre perché altro accada

Nessuna richiesta nelle parole di Gesù. Ed è qui che sorge spontaneo il moto del cuore: “Fermati, resta con noi perché si fa sera”. Sembra un gesto di attenzione per lui che da solo vorrebbe proseguire nella notte ma in realtà stanno confessando tutt’altro: “Una presenza come la tua è quella che ci vuole quando il sole cala prima ancora che sulle nostre giornate, nei nostri cuori”. Non poteva non essere così: il suo non era un parlare vuoto ma quello che mentre dice scalda, mentre articola suoni non accarezza le orecchie soltanto ma fa ardere il cuore.

Non fecero in tempo ad aprire gli occhi mentre lo riconoscevano nel segno suo più tipico, quello dello spezzare, che egli era già scomparso.

La fortuna dei due di Emmaus è stata proprio l’essersi lasciati interrogare da uno sconosciuto senza chiudersi a riccio nella loro delusione. Sciocchi ma non così da rifiutare un dialogo; tardi di cuore ma non al punto da rimanere seduti ai bordi della strada.

(don Antonio Savone)

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Professione di fede

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Invocazioni

Al Signore, che è presente e operante in ogni vicenda della vita, rivolgiamo le nostre preghiere e insieme chiediamo:

Guidaci, Signore, con la tua Parola.

Ti preghiamo per il nostro papa Francesco, il nostro vescovo N. e tutti i nostri sacerdoti che annunciano con gioia il tuo Vangelo.

Ti preghiamo per i capi dei governi, chiamati a prendere decisioni importanti per il bene di tutti.

Ti preghiamo per gli uomini e le donne delusi e affaticati a causa dell’epidemia.

Ti preghiamo per i giovani che faticano a guardare con fiducia al proprio futuro. Guidaci, Signore, con la tua Parola.

Ti preghiamo per tutti i nostri defunti.

Riconosci, o Padre, nella nostra, la voce del tuo Figlio Gesù che ti invoca e dice:

Padre nostro, che sei nei cieli…

Signore, che in questo giorno memoriale della tua Pasqua ci hai raccolti nel tuo Nome, donaci il tuo Spirito, perché la tua Parola che ha fatto ardere il nostro cuore, accresca la nostra fede per riconoscerti come l’unico Signore della nostra vita e ci faccia desiderare sempre più di partecipare al tuo banchetto eucaristico e di testimoniarti nella gioia. Tu sei Dio e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.