La tua mano è il mio sostegno – 22 aprile – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

22 aprile 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

O Padre, che nella Pasqua del tuo Figlio
hai ristabilito l’uomo nella dignità perduta
e gli hai dato la speranza della risurrezione,
fa’ che accogliamo e viviamo nell’amore
il mistero celebrato ogni anno nella fede.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 33

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Dio-amore-mondo

Ancora il dialogo nella notte di Nicodemo. Quel dialogo tocca stavolta il tema della vita eterna. Che cosa intendeva Gesù con questa espressione? Non tanto una vita dilatata nel tempo quanto una vita qualitativamente diversa, vale a dire una vita trasfigurata da una bellezza che le può venire solo da Dio.

L’uomo, lasciato a se stesso, non ha la possibilità di appagare questo anelito e d’altra parte tutti i suoi desideri, persino i suoi errori, esprimono questa sua interna tensione verso il superamento dell’esistente per la conquista di una condizione inedita che attinga alla dimensione del divino.

Ora, se l’uomo non può farcela da solo, deve per questo abbandonare la speranza di poter raggiungere questa condizione?

È qui che si colloca la risposta di Gesù. Se l’uomo non può salire a Dio, c’è un Dio che discende verso l’uomo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. Dio è costituito proprio da questo movimento discendente: c’è una condiscendenza di Dio verso l’umanità. Perché questo movimento? Il motivo è affidato a delle parole semplici ma anche straordinariamente luminose: Dio ha tanto amato il mondo… Per amoreè proprio dell’amore abbracciare la condizione dell’amato permettendogli di accedere a uno stadio diverso di comprensione di sé, della vita, del mondo, dal basso, per un processo lento e graduale. Non per salti né per costrizioni.

Dio, amore, mondo: sono tre parole che prima di Gesù sembrava impossibile tenere insieme. Com’è possibile che Dio possa amare anche quelli che lo ignorano o che addirittura lo negano? Tra le due parole che sembravano inconciliabili, Dio e mondo, c’è una terza parola, amare, che supera le distanze e stabilisce un rapporto.

Noi sappiamo che Dio aveva già stabilito un rapporto particolare con un popolo. Qui però, nelle parole di Gesù a Nicodemo, non c’è di mezzo solo un popolo, ma tutta l’umanità: Dio ha tanto amato il mondo…

Ed è significativo anche il chiunque che ricorre nel brano evangelico come destinatario di questa salvezza offerta.

Chiunque rappresenta la famiglia umana. Dio è il Dio di tutti, senza distinzioni ed esclusioni.

E questo incontro tra Dio e il mondo avviene nella croce, avviene, cioè, in tutti quegli elementi di scarto che compongono l’umana esistenza. La croce è il luogo della riconciliazione. La ferita è chiamata a diventare feritoia. E la croce è il segno permanente che ci dà la certezza che Dio non vuole la nostra condanna, ma la nostra liberazione.

Non c’è peccato, per quanto grande, che sia più grande dell’amore di Dio. Non c’è delitto che non possa essere perdonato. Quella croce ci attesta che l’amore è più forte di ogni colpa.

Qui mi pare ci sia chiesto un cambio di prospettiva, un cambio di sguardo sul mondo. Il mondo, il nostro, è una realtà per la quale il Signore non cessa di sperare. C’è come una ostinazione di Dio nel portare avanti il suo progetto di salvezza e di amore nonostante le nostre resistenze. È un Dio che non ci chiede di temere il suo giudizio ma di credere al suo amore.

Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Gesù narra di un Dio non immobile, non chiuso in se stesso o nella sua perfezione. Per Gesù Dio non è mai il Totalmente Altro. Lo racconta come un Dio abitato da una passione: quella di stabilire una comunione, entrare in relazione. Un Dio che si compiace di abitare tra i figli dell’uomo. Un Dio che non si rivela nei panni di un monarca autosufficiente, ma come dono, accoglienza, amore. Un Dio che vive di relazione e si nutre di relazione. Tanto vive di relazione che arriva ad annoverare nella sua identità l’altro con cui si rapporta: il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe… di Antonio. Il suo è un nome di relazione. E quel nome è: «Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà».

Colui che da sempre abbiamo imparato a conoscere come l’Onnipotente, in Gesù si rivela come il Dio che si china a parlare con gli uomi­ni.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.