La tua mano è il mio sostegno – 21 aprile – Preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

21 aprile 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Ed è apparso ai discepoli, alleluia.

Preghiamo

Concedi al tuo popolo, Dio misericordioso,
di proclamare la potenza del Signore risorto,
perché in lui, sacramento universale di salvezza,
manifesti al mondo la pienezza della vita nuova.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 92

Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.

È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (3,7-15)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

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Un cristianesimo che discende

Messaggio a lungo travisato, quello della Croce. Di che cosa è segno la croce? A quale realtà rimanda? È, quello della croce, un messaggio di forza, di prevaricazione, di dominio? O non piuttosto il segno permanente di un Dio che continua a “svuotarsi”, a spogliarsi di tutte le sue prerogative – persino quelle di una divinità dispotica – per condividere la sorte dei crocifissi della terra?

Senza privilegi: così il Dio svelato dal segno della croce.

Il travisamento di quel segno è mai superato se vogliamo difendere a spada tratta quel simbolo nei luoghi pubblici come distintivo di identità contro qualcuno: lo si trasformerebbe nel suo contrario, in elemento di prevaricazione. Non è certo riempiendo il mondo di croci che una fede è salvaguardata. Quando quel segno, infatti, non dice uno stile di vita, un mondo ricolmo di croci finisce solo per essere grottesco.

Nessuno è mai salito al cielo… Tante le tradizioni religiose che parlano di un personaggio che riesce finalmente a carpire il segreto di Dio salendo al cielo. Quanto cristianesimo propagandato all’insegna di un Dio da raggiungere, un premio da conquistare, un perenne superare se stessi. Non così, dice Gesù: non occorre qualcuno che per grazia speciale salga al cielo perché Dio stesso ha scelto di condividere con l’uomo quello che gli è proprio.

Dio parla la mia lingua, dal basso, da uomo. Dio “si” dice con le mie parole, addirittura con la parola più bassa della terra che è la morte. Persino la morte, assunta da Dio, diventa significativa. Non irrilevante, dunque, il mio linguaggio, quello che più mi appartiene e più mi esprime se Dio stesso ha scelto di farlo suo.

Quando Dio parla sceglie una realtà da cui, fino a Cristo, non si poteva che allontanare lo sguardo, inorriditi. Sceglie come linguaggio per dirsi proprio l’umanamente irrilevante e inaccettabile. Scelta irreversibile e permanente. Ancora oggi. Ancora così. L’umanamente inaccettabile preso a prestito da Dio. E qui noi, allora, a farci osservatori attenti perché non distogliamo lo sguardo da ciò che non riusciamo a tenere in nessuna categoria di pensiero ragionevole. Il non senso può essere abitato da un diverso modo di starci: per passione d’amore. Dio ha tanto amato il mondo… che quello che era uno strumento di morte è divenuto albero di vita.

Il vangelo di cui siamo portatori, la lieta notizia di cui siamo debitori nei confronti del mondo è il riscatto dell’umanamente insignificante, dell’umanamente insopportabile (il popolo non sopportò il viaggio, così il Libro dei Numeri).

Il serpente da cui viene la morte è lo stesso da cui verrà la vita, il legno della condanna è lo stesso da cui verrà la salvezza. Una sorta di coincidentia oppositorum.Le cose possono essere viste da un altro punto di vista: è proprio quello che Gesù insegna al maestro Nicodemo.

Ecco perciò l’invito ad oltrepassare l’apparenza del segno e a far fiorire tutto ciò che porta i segni della devastazione. Siamo noi che restituiamo senso nuovo alla vita e alla morte. Come il Signore Gesù. Chiamati perciò a riscattare tutto ciò che immediatamente sembrerebbe portare tracce di fallimento. Dirà Paolo che Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono… (1Cor 1,26ss.).

Se qualcosa vogliamo apprendere di Dio dobbiamo farlo ai piedi della croce, proprio come la madre e il discepolo amato. La croce narra un Dio che è disceso dal cielo, segno di un cristianesimo che discende, si immerge, si immedesima, compartecipa. Ogni altro modo di parlare di Dio che non si riconduca al suo discendere fin nell’abisso della morte è semplicemente inautentico.

“La vita cristiana è tutta una esegesi della kenosi (abbassamento, svuotamento) di Cristo” (Isacco Siro). La vita cristiana, la mia vita dunque, narrazione di un Dio che si svuota. Consapevoli che la vita si guadagna donandola, si ottiene spendendola, si conquista affidandola.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.

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Regina Coeli

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.

Amen.