Via Crucis – Per amore…

VIA CRUCIS

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Il Signore sia con voi – E con il tuo Spirito.

Fratelli, disponiamoci a meditare la passione del Signore Gesù perché il nostro cuore di pietra possa essere trasformato in cuore di carne. Lo Spirito Santo che è nei nostri cuori, ci faccia sentire la carità di quella passione attraverso la quale il Signore Gesù ha attestato quanto ciascuno di noi è prezioso davanti a Dio nostro Padre. Questo cammino con Gesù sia occasione di stupore per tanto amore e decisione di rimuovere dalla nostra vita ogni situazione di peccato.

PRIMA STAZIONE – Gesù è condannato a morte

È l’ora delle tenebre. Ecco l’Avversario. Lo avevi vinto, nel deserto, lo avevi cacciato dal cuore degli uomini mentre annunciavi la Parola. Ora torna, come promesso, per farti credere che è tutto inutile. Inutile: non vedi che tutti dormono? Inutile: non senti i passi di chi ti ha tradito? Inutile: a chi importa il tuo sacrificio? Ma un angelo viene a consolarti: cosa ti avrà detto? Ti avrà mostrato, lungo la storia, gli uomini e le donne che ancora ti amano. No, Signore, il tuo sacrificio non è stato inutile: io sono qui.

SECONDA STAZIONE – Gesù è caricato della croce

Tra tutti, l’hanno gettata sulle tue spalle. Non hai ceduto sotto il suo peso e non l’hai lasciata cadere. Noi… siamo diventati la croce di Dio! Noi stoltamente ribelli, noi, con i nostri assurdi peccati, abbiamo costruito la croce della nostra inquietudine e della nostra infelicità: abbiamo costruito la nostra punizione. Ma tu, Signore, prendi la croce sulle tue spalle, la nostra croce, e ci sfidi con la potenza del tuo amore. Dio prende la croce! Mistero insondabile di bontà! Mistero di umiltà che ci fa vergognare di essere ancora orgogliosi!

TERZA STAZIONE – Gesù cade per la prima volta

Secondo il nostro modo di pensare, Dio non può cadere… e invece cade. Perché? Non può essere un segno di debolezza, ma soltanto un segno d’amore: un messaggio d’amore per noi. Cadendo sotto il peso della croce, Gesù, ci ricordi che il peccato pesa, il peccato abbassa e distrugge, il peccato punisce e fa male: per questo il peccato è male!  Ma tu ci ami e vuoi il nostro bene; e l’amore ti spinge a gridare ai sordi, a noi che non vogliamo sentire: “Uscite dal peccato, perché vi fa male. Vi toglie la pace e la gioia; vi stacca dalla vita e fa seccare dentro di voi la sorgente della libertà e della dignità”.

QUARTA STAZIONE – Gesù incontra sua Madre

L’hai incontrata per la strada. Tu, il Figlio dell’Uomo. Lei, la Madre dell’amore. E hai pensato alle nostre strade e ai nostri incontri. Signore Gesù, abbiamo tutti bisogno della Madre! Abbiamo bisogno di un amore che sia vero e fedele. Abbiamo bisogno di un amore che non vacilli mai, un amore che sia rifugio sicuro per il tempo della paura, del dolore e della prova. Signore Gesù, abbiamo bisogno di donne, di spose, di madri che restituiscano agli uomini il volto bello dell’umanità. Signore Gesù, abbiamo bisogno di Maria: la donna, la sposa, la madre che non deforma e non rinnega mai l’amore!

QUINTA STAZIONE – Il Cireneo aiuta a portare la croce

Lo ha fatto obbligato, forse, anche di mala voglia. Nessuno ha voluto aiutarlo volontariamente, nessuno. Hanno dovuto ingaggiare uno straniero. Tu cadi, sfinito dal dolore e dall’angoscia. Il legno è troppo pesante. Anche tu, come noi, sai cosa vuol dire non farcela più. Un uomo, uno sconosciuto, è costretto ad aiutarti. Non hai voluto il gesto generoso dell’amico che ti soccorra, ma l’aiuto forzato e impaurito dello sconosciuto. Eppure, ci ricorda Paolo, nella prima comunità troviamo proprio i figli di quello sconosciuto, Alessandro e Rufo. Quel gesto subìto diverrà comunque sorgente di luce per Simone e la sua famiglia.

SESTA STAZIONE – La Veronica terge il volto di Gesù

Nessuno osava fare qualcosa, fino a che non si è fatta largo tra la folla una donna, una coraggiosa. E tutti ridevano di lei, la spingevano, la schiacciavano. Però nel suo panno è rimasto il miracolo. Esattamente nello stesso modo, oggi, la paura ci domina: questa immensa paura del mondo, del suo giudizio e della sua condanna. Signore Gesù, tu che sei il più bello tra i figli dell’uomo e sei apparso sfigurato dal dolore, imprimi il tuo volto adorabile non su candido lino come per la Veronica, ma nell’intimo del nostro cuore.

SETTIMA STAZIONE – Gesù cade per la seconda volta

Sopraffatto dalla stanchezza cade una seconda volta diventando così motivo di scherno e di compatimento. La salita al Calvario è dura, mortificante. Pieno di piaghe e di ferite Gesù sembra morire lungo la strada. Lui il Verbo di Dio disceso sulla terra per diventare uomo nel seno di una donna, sperimenta un’ulteriore discesa: cade e sembra non riuscire più a rialzarsi. È sfinito, prostrato sotto i colpi del nostro allontanamento da Dio. Questo allontanamento deve viverlo fino in fondo.

OTTAVA STAZIONE – Gesù incontra le figlie di Gerusalemme

Piangevano e tu hai orientato diversamente le loro lacrime: Non piangete su di me. Volevi qualcosa di più del pianto. Volevi le opere. Hai parlato delle sofferenze future e hai proseguito il tuo cammino.  Quante persone lamentose e soprattutto quanti piagnistei inutili! La tua è una parola dura, un servizio alla verità. Non accetti le false lacrime, vuoi le vere; non ammetti una compassione esteriore, chiedi la sequela totale; non gradisci il lamento, desideri la nostra conversione. Piangiamo su noi e sui nostri figli, se la nostra fede diventa apparenza, abitudine, dovere. Davanti allo spettacolo della croce non servono comparse ma uomini veri. Signore, perdona l’ipocrisia delle mie lacrime.

NONA STAZIONE – Gesù cade per la terza volta

Un’altra volta a terra: hai sofferto nuovamente. Non ne potevi più, però hai resistito. Bisognava arrivare fino alla fine. E ci sei arrivato. Per questo, perdonerai tutti quelli che si sono stancati, tutti quelli che hanno veramente sofferto e hanno portato la croce, ma, alla fine, si sono arresi prima della terza caduta o della terza prova. La tua caduta ci consegna il tuo anelito di voler abbracciare la terra e di entrarvi dentro come il seme di una nuova creazione. La storia degli uomini sta giungendo al compimento: d’ora in poi vi sarà solo il tempo di accogliere Dio o di rifiutare il sacrificio di Gesù. Il tuo Spirito ci renda partecipi del tuo amore e ci aiuti ad accogliere il tuo dono.

DECIMA STAZIONE – Gesù è spogliato delle sue vesti

Ti hanno lasciato senza niente, beato nella tua povertà di sangue e nudità. E tu li hai benedetti e perdonati.  Ora Dio è nudo: ha dato tutto. Le braccia, tese, abbracciano il mondo. Non bastava la scoperta di un Dio dal volto umano, non bastava la dolcezza delle tue parole, non bastava lo stupore dei tuoi gesti. È col sangue che sigilli le tue parole: sappi, o uomo, che sei amato. E così, sospeso fra cielo e terra ti consegni alla nostra indifferenza.

UNDICESIMA STAZIONE – Gesù è crocifisso

Quelle mani che hanno benedetto tutti, ora sono inchiodate alla croce,  quei piedi che hanno tanto camminato per seminare speranza e amore ora sono attaccati al patibolo. Perché, o Signore? Per amore. Perché la passione? Per amore! Perché la croce? Per amore! Perché, o Signore, non sei sceso dalla croce rispondendo alle nostre provocazioni? Non sono sceso dalla croce perché altrimenti avrei consacrato la forza come signora del mondo, mentre è l’amore l’unica forza che può cambiare il mondo. Perché, o Signore, questo pesantissimo prezzo? Per dirvi che Dio è Amore, infinito Amore, Amore onnipotente. Mi crederete?

DODICESIMA STAZIONE – Gesù muore in croce

Hai inclinato il capo, offrendoti al Padre e invocando la morte. Quando hai voluto, quando tutto era compiuto. Un grido che è l’urlo di ogni disperazione. Un grido che ci fa rabbrividire e fermare alle soglie del mistero, come se, per un attimo, il Dio crocifisso si trovasse ad essere incredulo. L’amore ha travolto gli argini, Dio conosce la disperazione e la colma con l’invocazione: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Dio ha dato tutto: il sì è stato detto. A noi, ora, di schierarci. Di cadere in ginocchio, sbigottiti, o, ancora, di versargli addosso l’amaro aceto dell’incredulità.

TREDICESIMA STAZIONE – Gesù è deposto dalla croce

Il tuo cadavere è tra le braccia di tua Madre. Tutto intorno è silenzioso, terribilmente silenzioso e oscuro. L’ultimo gesto di amore: una tomba messa a disposizione da un uomo, Giuseppe d’Arimatea, che l’aveva fatta per sé. La sua influenza nel sinedrio non ti ha salvato; la sua tenerezza e attenzione, ora, ti danno un po’ di riposo. Ma non deve preoccuparsi, Giuseppe. Non lo sa ancora, ma la tomba gli verrà restituita intatta. Quando non abbiamo nulla da darti, quando la nostra vita ci sembra una tomba, facci capire, Signore, che tu accetti e abiti anche le nostre sconfitte, riempiendole di risurrezione.

QUATTORDICESIMA STAZIONE – Gesù è sepolto

La vita talvolta rassomiglia a un lungo e mesto sabato santo. Tutto sembra finito, sembra che trionfi il malvagio, sembra che il male sia più forte del bene. Ma la fede ci fa vedere lontano, ci fa scorgere le luci di un nuovo giorno al di là di questo giorno. La fede ci garantisce che l’ultima parola spetta a Dio: soltanto a Dio! La fede è veramente una piccola lampada, ma è l’unica lampada che rischiara la notte del mondo: e la sua umile luce si fonde con le prime luci del giorno: il giorno di Cristo Risorto La storia allora non finisce nel sepolcro, ma esplode nel sepolcro: così ha promesso Gesù, così è accaduto e accadrà!

Preghiamo.  Scenda, Signore, la tua benedizione su questi tuoi figli che hanno commemorato la morte del tuo Figlio nella speranza di risorgere con lui: venga il perdono e la consolazione; si accresca la fede, si rafforzi la certezza nella redenzione eterna.  Per Cristo nostro Signore.  Amen