Quest’uomo tanto diverso

Era davvero soltanto uno dei poveri cristi che sono sulla terra quell’uomo che spira dopo aver emesso un forte grido? Ho provato a chiederlo ad alcuni dei personaggi che fanno la loro comparsa mentre si consuma per Gesù una fine ignominiosa, quella inferta a un malfattore.

L’ho chiesto alla moglie di Pilato. Me la immagino: aveva fatto un brutto sogno. Meglio non avere a che fare con quel giusto. Cosa si saranno detti lei e suo marito quella sera? Il volto di quel giusto non lo dimenticherà così facilmente: non era uno dei tanti che suo marito faceva appendere a una croce come monito per chiunque avesse osato opporsi al potere Roma. Quell’uomo era diverso. Pilato! Non puoi negare di esserne stato colpito anche tu. La condanna di Gesù è stata compiuta più per il tuo disinteresse che per la tua autorità. Se solo avessimo un po’ più a cuore chi e ciò che la vita fa in modo che abbia a che fare con le nostre esistenze! Ti sei ritrovato con mani lavate e con bocca impura: hai proferito la condanna di Gesù con le stesse labbra con cui poco prima lo avevi riconosciuto innocente quando gridavi: ma che male ha fatto? La ragione di Stato, gli interessi da tutelare, gli equilibri politici e altre infamie avvolte di nobili ragioni hanno nella storia allungato all’infinito la fila delle vittime innocenti umiliate e uccise.

Claudia (questo il nome che la tradizione darà alla moglie di Pilato, poi convertitasi) avrà visto il volto cereo di suo marito dopo che quell’uomo era stato portato via. Avrà visto senz’altro suo marito pensare che forse sua moglie aveva ragione nel dirgli di lasciarlo andare. Oh sì! Avrà visto certamente suo marito continuare a ripete: la verità… cos’è la verità?

Pilato, devi ammetterlo. Con pochissime parole quell’uomo ha smontato tutto un mondo, tutto un modo di vedere le cose. Non sei stato padrone della vita di quell’uomo neppure per un momento. Te l’ha detto chiaramente: tu non avresti alcun potere su di me se…

Ora non c’è più: è morto. Il suo corpo riposa quieto estraneo al tormento che invece ti rode dentro. A roderti dentro è il dubbio: davvero non avrei potuto far nulla per cambiare le cose? Ma devo ammetterlo: avrei dovuto essere più insistente, più risoluta. Che cosa sarebbe se le donne e i loro sogni di pace fossero ascoltati?

Ho provato poi a interrogare il centurione. Anch’egli, quella sera, avrà pensato: non era mai accaduto che un condannato a morte mi segnasse così. Eppure ne ho visti. Certo: non è il primo che mi dà la netta sensazione di essere innocente. Ma quest’uomo era diverso, tanto diverso!

Com’è possibile che un uomo muoia con un tale spirito di abbandono? Come può usare parole di perdono per quegli avvoltoi che gli giravano attorno famelici? Non una bestemmia. Non un urlo di rabbia. Quasi avesse scelto lui di morire così: maledetto da Dio, abbandonato da tutti e sulle labbra parole di scusa: non sanno quello che fanno!

A pensarci ho i brividi: ha chiesto perdono al suo Dio anche per me, vale a dire per uno che poche ore prima si era divertito a sputargli in faccia, a disfargli il muso con pugni, a smembrare il suo corpo con la frusta. Sì, proprio per me che sghignazzavo a sentire gli insulti dei soldati e dei passanti. Io che avevo le lacrime agli occhi tanto ero divertito.

Quanto sono diverse, ora, le mie lacrime! Come può un uomo non piangere dopo aver visto un altro uomo morire così? Ricordo bene il terremoto accaduto alla sua morte: sento ancora il terreno che si muove sotto i miei piedi: come se da un momento all’altro la terra si aprisse per inghiottirci tutti. Veramente quell’uomo era il figlio di Dio! Come potrei vivere d’ora in poi come se nulla fosse accaduto?

Ho poi chiesto a Pietro. E me lo immagino che mi ripeta: come vorrei ricominciare tutto daccapo! Chiudere gli occhi e riportarmi indietro di almeno dieci giorni. Se solo mi avesse detto più chiaramente come sarebbero andate le cose! Non è vero che l’ho abbandonato. Io non sono scappato come tutti gli altri. Da lontano provavo a capire cosa gli stessero facendo. D’altronde ero solo: cosa avrei potuto fare? Non avevo neanche un bastone con me. Per giunta sono stato anche riconosciuto: se non avessi negato avrebbero rinchiuso anche me con lui. Cos’avrei potuto fare per lui nel chiuso di una prigione?

Quegli occhi! I suoi occhi! A tutta prima mi sembravano occhi di delusione e di amarezza per quella solitudine in cui lo avevo cacciato. E, invece, ho scoperto essere occhi di amore, di misericordia. Me li rivedo ancora mentre mi fissano. È solo la memoria di quegli occhi di perdono che mi fa superare ciò che ogni mattina, al canto del gallo mi ripeto: vigliacco. Questo mi urlava il mio cuore quel giorno, questo mi urla dentro ogni giorno. Sono un vigliacco. Ma sono un vigliacco a cui il Signore ha dato la possibilità di essere ricreato col suo perdono. Non già perché finalmente io abbia imparato la lezione.