La tua mano è il mio sostegno – 31 marzo – Sussidio per la preghiera personale e comunitaria

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Martedì 31  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

Sal  101

Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell’angoscia.
Tendi verso di me l’orecchio,
quando t’invoco, presto, rispondimi!

Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».

___________

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

___________

La cura per la nausea

Strano il rapporto tra aspettative umane e dono di Dio. Sempre impari l’offerta anche se generosa e puntuale. Era accaduto già per la manna, considerata un cibo tanto leggero di cui ben presto gli israeliti ebbero addirittura nausea. Accadde lo stesso per Gesù: i suoi interlocutori pretendono di sapere da dove egli venga. Troppo dimesso per accampare titoli da equipararlo al Figlio di Dio. Accade a noi: imparare a nutrire le nostre relazioni in modo quotidiano e continuo, è un esercizio troppo impegnativo. Preferiremmo abbuffarci saltando il rispetto dei tempi necessari all’assimilazione e alla metabolizzazione. Per questo, finiamo per stancarci nauseati: dietro l’angolo il fascino di altri miraggi o la nostalgia di esperienza passate. Fatichiamo a stare a contatto con il qui e ora della vita che ci chiede di riconoscere il modo nuovo attraverso cui si sta prendendo cura di noi.

A salvarci, il passaggio da quella forma di violenza e di aggressione che è la mormorazione, alla fiducia che è capace di nutrirsi di segni poveri ma nondimeno fecondi. Non è forse così all’interno di una relazione? Che cosa accadrebbe se questa dovesse fondarsi sempre su manifestazioni straordinarie e non sulla forza delle piccole cose?

Gli ebrei nel deserto, i farisei ancora, noi di nuovo, siamo chiamati alla cura dello sguardo che rischia di essere distolto dal reale come accade solo perché annoiato. Può accadere, infatti, e accade di ritrovarsi continuamente di fronte all’opera stessa di Dio e, tuttavia, non riconoscerla solo perché annoiati del modo troppo dimesso attraverso cui Egli si manifesta. Il cibo semplice della quotidianità, infatti, finisce per stancare: eppure, quella è la via mediante la quale Dio ci nutre. Finché non impariamo a distogliere lo sguardo da noi stessi, non c’è nulla che possa alimentare a sufficienza la nostra vita, tutto è sempre inadeguato.

“Tu, chi sei?”.

È la domanda che sorge spontanea sulle nostre labbra quando la delusione affiora nei nostri rapporti e la presenza dell’altro è più motivo di domande che di risposte. È la domanda che emerge quando la fatica dello stare di fronte all’altro si fa più esasperante. Tale domanda porta con sé il bisogno di una risposta che elimini la fatica, ma si tratta solo di un pensiero magico: l’impasse, infatti, non si supera con una risposta convincente da parte dell’altro ma con l’accettazione di un viaggio nelle profondità del nostro cuore dove riconoscere le radici della nostra delusione e del nostro disagio. Paradossalmente, in questi casi, solo il peggio aiuta a ridimensionare la nostra pretesa e a stare a contatto con il reale nel modo giusto: per gli ebrei il peggio furono i serpenti, per i farisei la crocifissione del Figlio di Dio.

(don Antonio Savone)

__________

Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.