Neanche io – Lunedì V di Quaresima

Aveva rubato amore: ecco il motivo per cui quella donna era meritevole di lapidazione. Colpevole di questo furto, guarda caso, era solo la donna, non l’uomo che pure era stato con lei. In un contesto in cui era il clan familiare a imporre l’amore della vita e per la vita, quella donna aveva scelto lei l’amore, un amore certo non legale, e si era ritrovata a vivere l’avventura di un cuore concesso a una notte di passione.

Questo furto d’amore aveva fatto scattare una perversa coalizione tra coloro che si ritenevano essere i detentori assoluti della religione, del diritto e della morale, incapaci di trovare altre vie di uscita se non quella di coprire di pietre la vita e il peccato. Per loro (solo per loro?) non c’è altra possibilità: non sanno, infatti, cosa voglia dire anzitutto misurarsi con se stessi. Il mestiere più praticato da loro è quello di cogliere qualcuno in fallo, trovare pretesti per mettere in difficoltà. La stessa donna nelle loro mani finisce per diventare un motivo per attestare una buona volta che Gesù è persona inaffidabile.

Certo, la donna non può nascondersi di fronte al proprio peccato: sulla sua colpevolezza non c’è alcun dubbio. Quella donna ha sbagliato. Dovesse anche evitare la morte, il suo peccato resterà a tutti noto perché c’è gente che l’ha vista e l’ha colta in flagrante.

Di fronte a una simile situazione Gesù non trova di meglio che chinarsi e scrivere. Cosa sta facendo? Sta provando a far distogliere lo sguardo degli uomini dalla donna per fissarlo su di lui. Quello di Gesù è un vero e proprio gesto pedagogico. Quel suo stare chinato e quel suo scrivere, infatti, hanno finito per trasferire su di sé la loro rabbia. Solo a questo punto pronuncia quelle parole che più di altre saranno impresse nella memoria di ognuno di noi: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra. E poi riprende a scrivere. Ecco la sentenza di giudizio: prova a guardarti dentro. Tu.

Impara anzitutto a guardare altro: quegli uomini avrebbero dovuto imparare a guardare lui che stava prendendo su di sé tanto il peccato della donna quanto il loro. Non c’è percorso di purificazione e di conversione che non parta dalla guarigione dello sguardo.

Circoscrivere l’orizzonte della legge ad un unico peccato, quello di chi non può difendersi, è un mestiere che non conosce mai disoccupazione.

Alla donna non chiede se è pentita, non chiede nessuna assicurazione o promessa circa il futuro. Avrebbe potuto chiederle quello che voleva, in fondo la donna gli è debitrice della vita. Non lo fa. Il perdono che le concede non è commisurato né al pentimento della donna né alla sua capacità di cambiamento. È scandalosamente gratuito. Lo scandalo del vangelo, tolto il quale non resta possibilità alcuna per noi di un percorso di sequela. Perché mai? “Perché la libertà di una parola che ti guarisce vale più della legge che – a ragione – ti vuole condannare, perché là dove non può arrivare la paura della sanzione o della condanna, arriva la forza della compassione”.

Di fronte a quella donna Gesù, a differenza di tutti gli altri non si chiede: qual è la giusta punizione per un simile reato, ma qual è il percorso più giusto perché questa donna possa ritrovare se stessa. Preoccupazione di Gesù non è il pronunciamento di un verdetto ma l’incontro con una persona. È questa la cosa nuova che fa Dio e su cui siamo chiamati a puntare lo sguardo. Questo fa il Dio che apre strade nel deserto, là dove, cioè, sembrerebbe impraticabile trovare una via d’uscita.

E così nel momento apparentemente meno opportuno, quando cioè il mio peccato è sotto gli occhi di tutti e io sono soltanto un oggetto alla mercé di chiunque, proprio allora mi viene accordata fiducia. Fiducia offerta quando sono consapevole di non meritarla perché tutti sono a conoscenza del mio fallimento. Quando l’unica cosa che potrei sperare è quella di trovare uno sguardo non troppo severo, mi viene dato molto di più: il dono inatteso di ricominciare.

Quando uno si sente amato così si ritrova con le ali ai piedi. Già. Perché “vergini di amore e di vita” non si nasce ma si diventa. E questo è vero per la donna come per i suoi accusatori.

Va’ e non peccare più: non smarrire, cioè, la tua bellezza; ridai dignità alla tua vita. Tu non sei fatta per furti d’amore: sei fatta per molto di più.