La tua mano è il mio sostegno – 30 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familaire

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Lunedì 30  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

 Sal  22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Dal vangelo secondo Giovanni Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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Neanche io…

Aveva rubato amore: ecco il motivo per cui quella donna era meritevole di lapidazione. Colpevole di questo furto, guarda caso, era solo la donna, non l’uomo che pure era stato con lei. In un contesto in cui era il clan familiare a imporre l’amore della vita e per la vita, quella donna aveva scelto lei l’amore, un amore certo non legale, e si era ritrovata a vivere l’avventura di un cuore concesso a una notte di passione.

Questo furto d’amore aveva fatto scattare una perversa coalizione tra coloro che si ritenevano essere i detentori assoluti della religione, del diritto e della morale, incapaci di trovare altre vie di uscita se non quella di coprire di pietre la vita e il peccato. Per loro (solo per loro?) non c’è altra possibilità: non sanno, infatti, cosa voglia dire anzitutto misurarsi con se stessi. Il mestiere più praticato da loro è quello di cogliere qualcuno in fallo, trovare pretesti per mettere in difficoltà. La stessa donna nelle loro mani finisce per diventare un motivo per attestare una buona volta che Gesù è persona inaffidabile.

Certo, la donna non può nascondersi di fronte al proprio peccato: sulla sua colpevolezza non c’è alcun dubbio. Quella donna ha sbagliato. Dovesse anche evitare la morte, il suo peccato resterà a tutti noto perché c’è gente che l’ha vista e l’ha colta in flagrante.

Di fronte a una simile situazione Gesù non trova di meglio che chinarsi e scrivere. Cosa sta facendo? Sta provando a far distogliere lo sguardo degli uomini dalla donna per fissarlo su di lui. Quello di Gesù è un vero e proprio gesto pedagogico. Quel suo stare chinato e quel suo scrivere, infatti, hanno finito per trasferire su di sé la loro rabbia. Solo a questo punto pronuncia quelle parole che più di altre saranno impresse nella memoria di ognuno di noi: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra. E poi riprende a scrivere. Ecco la sentenza di giudizio: prova a guardarti dentro. Tu.

Impara anzitutto a guardare altro: quegli uomini avrebbero dovuto imparare a guardare lui che stava prendendo su di sé tanto il peccato della donna quanto il loro. Non c’è percorso di purificazione e di conversione che non parta dalla guarigione dello sguardo.

Circoscrivere l’orizzonte della legge ad un unico peccato, quello di chi non può difendersi, è un mestiere che non conosce mai disoccupazione.

Alla donna non chiede se è pentita, non chiede nessuna assicurazione o promessa circa il futuro. Avrebbe potuto chiederle quello che voleva, in fondo la donna gli è debitrice della vita. Non lo fa. Il perdono che le concede non è commisurato né al pentimento della donna né alla sua capacità di cambiamento. È scandalosamente gratuito. Lo scandalo del vangelo, tolto il quale non resta possibilità alcuna per noi di un percorso di sequela. Perché mai? “Perché la libertà di una parola che ti guarisce vale più della legge che – a ragione – ti vuole condannare, perché là dove non può arrivare la paura della sanzione o della condanna, arriva la forza della compassione”.

Di fronte a quella donna Gesù, a differenza di tutti gli altri non si chiede: qual è la giusta punizione per un simile reato, ma qual è il percorso più giusto perché questa donna possa ritrovare se stessa. Preoccupazione di Gesù non è il pronunciamento di un verdetto ma l’incontro con una persona. È questa la cosa nuova che fa Dio e su cui siamo chiamati a puntare lo sguardo. Questo fa il Dio che apre strade nel deserto, là dove, cioè, sembrerebbe impraticabile trovare una via d’uscita.

E così nel momento apparentemente meno opportuno, quando cioè il mio peccato è sotto gli occhi di tutti e io sono soltanto un oggetto alla mercé di chiunque, proprio allora mi viene accordata fiducia. Fiducia offerta quando sono consapevole di non meritarla perché tutti sono a conoscenza del mio fallimento. Quando l’unica cosa che potrei sperare è quella di trovare uno sguardo non troppo severo, mi viene dato molto di più: il dono inatteso di ricominciare.

Quando uno si sente amato così si ritrova con le ali ai piedi. Già. Perché “vergini di amore e di vita” non si nasce ma si diventa. E questo è vero per la donna come per i suoi accusatori.

Va’ e non peccare più: non smarrire, cioè, la tua bellezza; ridai dignità alla tua vita. Tu non sei fatta per furti d’amore: sei fatta per molto di più.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.