La tua mano è il mio sostegno – 28 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Sabato 28  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

 Sal  22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 7,40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

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Lo scandalo non rimosso

Il brano evangelico ci consegna ancora una volta Gesù come segno di contraddizione. Di fronte a lui non ci sono reazioni univoche. Riscontriamo quelle positive della folla e quelle negative dei capi e, infine, la difesa da parte di Nicodemo.

È una pagina che ci consegna senz’altro delle letture riduttive di Gesù.

Ora, il cammino verso la fede si fa strada lentamente. È un cammino graduale. Una gradualità che va rispettata e accolta anche nel nostro itinerario di fede. Non tutto ci è chiaro sin dall’inizio: è un profeta… è il Cristo… Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo…

Dobbiamo confessare che l’arte di scorgere e custodire i germogli non sempre ci appartiene, l’attenzione ai percorsi segreti della luce, in noi come attorno a noi, è merce rara. Resta una sfida aperta la capacità di custodire i germogli, prendersene cura, accompagnarli. È sempre da apprendere lo stile di non bruciare le tappe e di non calpestare i germogli! Che cos’è l’educazione se non l’arte di riconoscere, custodire e alimentare i germogli?

Alla gente del vangelo come a noi del resto, manca un profondo sguardo di fede e perciò si limita a leggere il riscontrabile.

“Il Cristo viene forse dalla Galilea?”. Gesù è davvero pietra di scandalo. In Gesù c’è una umanità come la nostra, che ben conosciamo. Ma nella sua umanità il Padre ha scelto di rivelare la sua gloria. La sua umanità è rimando al mistero nascosto di Dio che può capire solo chi accoglie la sua persona. Che cos’è che di lui ci scandalizza? Il fatto che Dio sia un uomo concreto, ben definito. Ci convincerebbe di più un essere divino che sia una sorta di uomo universale, non legato al contingente, un po’ evanescente.

Che cosa accade quando Gesù non è riconosciuto e quindi non accolto? I giorni scorsi, il vangelo ci ha detto: “voi non avete in voi la parola del Padre”. Noi siamo figli della religione dell’ascolto, non anzitutto dell’amore. L’amore, secondo i rabbini, è figlio dell’ascolto. “Amerai il Signore tuo Dio se ascolti”. Da qui la necessità di uno studio costante, orante, assiduo delle Scritture per imparare ad ascoltare Dio evitando ogni costruzione di “vitelli d’oro”, evitando cioè ogni prematura conclusione su colui che è l’Altro per eccellenza. La costruzione del vitello d’oro ha questo di assurdo agli occhi del profeta: voler racchiudere il mistero di Dio prematuramente. E questo accade ogni volta che non ci si pone in ascolto. Non accade forse così anche nelle nostre relazioni? Il non ascolto dell’altro porta sempre a conclusioni affrettate.

Non è affatto detto che Dio debba essere forte come un toro, anche se ci ha liberati: non potrebbe avere la debolezza dell’agnello? Solo se non chiudiamo le nostre riflessioni premature sulla realtà, possiamo imparare veramente ad ascoltare Dio, i fratelli e la vita. Nel vangelo di Lc troviamo la figura di Maria che conservava “queste cose” nel suo cuore, custodiva, cioè, nel suo cuore gli opposti: la capacità di una visione sempre aperta della realtà, uno sforzo assiduo di studiare seriamente le Scritture e la vita con cuore e mente aperta per imparare ad ascoltare.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.