La tua mano è il mio sostegno – 25 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Mercoledì 25  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

 Sal  22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

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Un grembo per l’impossibile

Celebrazione della speranza quella odierna.

Torna ogni anno questa festa a ricordarci che quando Dio ha a che fare con l’uomo non elabora teorie né consegna dottrine ma suscita eventi che interpellano la libertà degli interlocutori e coinvolge persone che siano segno del suo impenitente desiderio di ristabilire alleanza con l’umanità. Dio vuole legarsi all’uomo tanto da offrire un segno che pure non è richiesto: un bambino. È lui a prendere l’iniziativa anche se Acaz di turno dietro una mancanza di fede preferirà non legarsi a Dio, perseguendo la propria strada. Acaz sa che chiedere a Dio un segno significherebbe compromettersi.

E per tutta risposta Dio perde la pazienza: non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? E quando perde la pazienza Dio ritesse legami.Ecco il vangelo: anche di fronte all’ostinata incredulità dell’uomo Dio non cessa di suscitare vita. Dio non abbandona l’umanità all’esperienza della tenebra. Ad una umanità indebolita dal peccato e smarrita dal dubbio, Dio invia Gabriele, fortezza di Dio. Dà speranza sapere che anche le nostre fragilità stanno a cuore a Dio e sono costantemente sorrette dalla sua forza.

E oggi celebriamo appunto un evento: Dio sceglie di venire ad abitare in un cuore e in una casa, il cuore e la casa di Maria. Ma Maria non abita una terra ortodossa, abita, piuttosto una terra di confine qual era la Galilea. A Dio sta a cuore ogni nostra marginalità se è vero che i passi della salvezza hanno inizio in Galilea e termineranno in Galilea, là dove il Risorto darà appuntamento ai discepoli.

Il tutto in una condizione di impossibilità: Dio fa grazia ad una coppia a tutta prima infeconda.

A una vergine, dice il vangelo, viene fatta questa proposta. Cosa può voler dire per noi? Non perché gli interessi la nostra fisicità intatta, ma la freschezza del cuore. Verginità come capacità di accettare di vederci per quello che siamo. È il coraggio e l’umiltà di toglierci le maschere, di accettare ogni nostro aspetto per esprimere disponibilità nei confronti del nuovo, dell’inedito, il non essere schiavi del già visto.

Questa capacità di apertura interiore che diventa libera accoglienza, è la condizione perché possa avvenire l’incarnazione del divino nell’umano ancora ora, ancora qui.

A Maria l’angelo annuncia: il Signore è con te. Nessuno di noi è solo. Nessuno è abbandonato ad un destino cieco e insensato. È a noi che viene ripetuto: il Signore cammina al tuo fianco anche in questo frangente in cui forse sperimenti tutta la tua personale infecondità.

La storia, anche la tua, non è vuota ma è riempita di compagnia divina: i tuoi giorni non sono mai giorni di solitudine ma sempre giorni accompagnati. Qualcuno condivide con te il pane della gioia come il pane dell’afflizione. A ciascuno Dio ripete: io ci sono, ci sono per te.

Non temere… Come si fa a non aver paura? Puoi non aver paura perché Dio è colui che abbassa i cieli e discende: nulla è più irraggiungibile. Dio stesso si è abbassato per raggiungerti. Non è più in alto. Forse qualcosa della tua vita già comincia ad assomigliargli. Prova a scrutarne i segni del suo apparire. Forse qualcosa anche dentro di te già indica il rigonfiamento della sua presenza proprio come quello di una donna in attesa che a suo tempo partorirà.

Nulla è impossibile a Dio. E l’impossibile – lo sappiamo – si è già realizzato. E si è realizzato perché una ragazza ha offerto se stessa, ha offerto il suo grembo. Da quel giorno l’impossibile è divenuto la via ordinaria dell’umanità.

Scopriamo così che si è credenti solo se accettiamo di tentare le cose impossibili. Non c’è altra strada se vogliamo che il Cristo entri ancora nella nostra storia personale e sociale come segno di una presenza divina che altrimenti rischia di rimanerci nascosta.

Maria non sa ancora come accadrà quello che l’angelo le ha annunciato; nondimeno, però, pur senza sapere come è possibile, sa che è possibile. Per questo si farà discepola della vita che diventerà per lei il luogo e il tramite mediante il quale il Signore le offrirà indicazioni. Prima ancora che il suo corpo è la sua obbedienza ad offrire un grembo a ciò che il Signore vorrà compiere in lei e attraverso di lei.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria

di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni contrarietà noi siamo più che vincitori

in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo

è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano

per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori,

dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi

gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

possiamo passare in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.