La tua mano è il mio sostegno – 23 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Lunedì 23  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

 Sal  22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 4,43-54

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

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La fede che ti mette per strada

Ci sono situazioni che, più di altre, misurano la forza dei nostri legami e la consistenza della nostra fede. La malattia di un figlio, come attesta il vangelo, è una di queste.

Quel padre era ricorso a Gesù sull’orlo della disperazione. Ne aveva invocato la presenza in casa, convinto com’era che, se qualcosa di nuovo potesse accadere nella vita del figlio, questo dovesse passare esclusivamente attraverso il contatto fisico, mediante un gesto. E invece scopre che la novità della vita è generata non dal dispiegamento di mezzi e di energie ma dal credito accordato a una parola. Una parola, quanto basta a metterti in cammino: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”. Ma quell’uomo è un pagano, il quale crede pur senza aver visto ciò che pure ha invocato: a suo tempo vedrà con gli occhi ciò che con il cuore ha osato credere. Non resta deluso del fatto che il maestro non abbia soddisfatto la sua aspettativa di scendere a casa. Quando l’evidenza (cioè la malattia del figlio e il taumaturgo che non asseconda la sua richiesta) vorrebbe costringerlo alla resa, proprio allora quell’uomo riesce a compiere il salto che va oltre il dato di realtà. Scopre che a nulla servirebbe un contatto fisico se prima il cuore non si è lasciato toccare da una parola che chiede ospitalità. Quel contatto finirebbe per essere magia.

In qualche modo, la sua fede riconosce che quella discesa è già avvenuta nel mistero dell’Incarnazione. Lì Dio si è fatto accanto ad ogni uomo che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte.

Credere, ossia lasciarsi mettere in cammino, forte soltanto della fiducia nella parola di Colui che ha parlato.

Credere, ossia lasciarsi muovere dall’amore. Per amore del figlio aveva accettato di disturbare il Maestro e per amore di quel figlio osa credere in una guarigione a distanza.

Credere, ossia passare dalla fede nei segni esteriori alla fede nel Segno per eccellenza che è il Figlio di Dio.

Quel padre riconosce che il compimento di quanto il Maestro ha proferito è consegnato alla sua docilità che deve misurarsi con il peso della distanza e con quello di una assenza.

Credere, ossia passare dalla delusione all’affidamento.

Dio ama chi si lascia mettere in cammino dalla vita e percorre i passi con la sua Parola nella bisaccia. Su questo cammino, Egli stesso è il compagno di viaggio e la strada da percorrere.

Dio ama chi si fa custode e facilitatore dell’esistenza altrui.

Dio ama chi smette i panni del suo ruolo e diventa un povero che non ha paura di tendere la mano per chiedere aiuto.

Dio ama chi è capace di affrontare i passi decisi e non affrettati delle speranze più difficili.

(don Antonio Savone)

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Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni contrarietà noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori,

dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

possiamo passare in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.