La tua mano è il mio sostegno – 22 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Domenica 22  marzo 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Teniamo chiusi i nostri occhi qualche istante. Tante volte l’oscurità ci confonde e ci spaventa, così come la malattia e la fragilità, oggi, impediscono a tanti di vedere le cose nella luce della speranza. Affidiamoci insieme al Signore che ci vuole bene e guida, affinché contempliamo la realtà con occhi rinnovati:

“Conducimi tu, luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura la casa è lontana, conducimi tu, luce gentile. Tu guida i miei passi, luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile. Non sempre fu così, te non pregai perché tu mi guidassi e conducessi, da me la mia strada io volli vedere, adesso tu mi guidi, luce gentile. Io volli certezze: dimentica quei giorni, purché l’amore tuo non mi abbandoni, finché la notte passi tu mi guiderai sicuramente a te, luce gentile. Amen”

(Newman)

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Ascoltiamo la parola del Signore dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

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Di fronte alla luce…

Il brano evangelico di questa domenica ci consegna in contemporanea una storia di luce e una storia di ombre. Storia di luce, quella del cieco dalla nascita, che approda appunto da un buio durato tutta la vita alla luce. Storia di buio, quella dei farisei, sempre più inghiottiti dalla tenebra, sempre più ciechi. Storia di contrasti, appunto, contrasti insanabili.

Nel dipanarsi di questi contrasti troviamo un Gesù relegato all’inizio e alla fine. E il cieco da solo a sostenere la contrapposizione.

Ma in questo procedere della storia verso il buio o verso la luce, troviamo un Gesù dagli occhi aperti: “passando vide un uomo cieco dalla nascita”. Questo lungo episodio non annovera un grido di implorazione del cieco: sembrerebbe quasi non ne abbia più la forza. La speranza per lui e per noi sono quegli occhi aperti di Gesù, il quale si ferma a guardarci. La speranza non sono le discussioni, neppure quelle religiose. La speranza è uno che ti guarda.

Ora, il cammino verso la luce si fa strada lentamente. È un cammino graduale. Una gradualità che va rispettata e accolta anche nel nostro itinerario di fede. Non tutto ci è chiaro sin dall’inizio: riconosciamo l’incapacità a scorgere e custodire i germogli, a prestare attenzione ai percorsi segreti della luce, in noi ma anche attorno a noi. Custodire i germogli, prendersene cura, accompagnarli.

Il vangelo registra in un solo capitolo quello che a volte nella nostra vita richiede l’intero arco dell’esistenza: “Quell’uomo che si chiama Gesù”, dice il cieco; poi: “è un profeta”; poi: “è da Dio”; infine: “credo, Signore”.

Quante volte qualcuno vede in Gesù solo un grande uomo e magari abbiamo la pretesa che arrivi a riconoscere in lui Dio, il Signore. Non bruciare le tappe, non calpestare i germogli! Fa’ in modo che si dilatino, che abbiano vita, calore.

Storia di luce, quella del cieco.

Che cosa accade in quel cieco dalla nascita? L’incontro con Gesù provoca una trasformazione graduale ma non per questo incompleta.

Anzitutto, è un uomo libero, parla con franchezza, riesce a tenere testa a chi avrebbe preferito fosse rimasto nella condizione di mendicità. Non teme la sua ombra.

È poi un uomo che rifiuta gli stereotipi: c’è in lui una adesione al reale che gli permette di badare ai fatti non alle parole. Non ha paraocchi.

È infine un uomo che non ha paura, può anche sopportare la solitudine, l’esclusione, pur di non spegnere la luce che gli si è accesa dentro. Un uomo che ha una sua identità e perciò non dipendente dal gruppo, neppure dal gruppo religioso.

Storia di buio, quella dei farisei.

Uomini sulle cui labbra ricorre di continuo il termine peccato, quasi una sorta di ossessione. Una religione, la loro, ridotta a questioni di peccato. Anche i discepoli erano ossessionati da tale questione. Quando infatti vedono il cieco non riescono a fare di più se non discutere sul peccato: “Chi ha peccato…?”. Il peccato come categoria unica a partire dalla quale interpretare la realtà e come categoria decisiva per la fede.

E Gesù interviene senza mezzi termini: non impoverite la fede riducendola ad una questione di peccati. La fede è compiere l’opera di Dio. Cosa che a quei farisei non interessa: addirittura la negano. Più che alle sorprese di Dio loro sono interessati alle classificazioni circa il peccato. Questi uomini sono legati ai loro libri, ai loro schemi, alla loro presunzione di sapere tutto, di vedere tutto e perciò di farsi legge per gli altri.

A che cosa assomiglia il nostro cammino? A un lento procedere verso la luce o al rigido convincimento di vedere già tutto chiaro?

(don Antonio Savone)

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Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Padre nostro…

Preghiera nel tempo della prova

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria

di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni contrarietà noi siamo più che vincitori

in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo

è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano

per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori,

dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi

gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

possiamo passare in mezzo ai fratelli

sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.

 

Benediciamo il Signore

Rendiamo grazie a Dio