La tua mano è il mio sostegno – 19 marzo – Sussidio per la preghiera personale e familiare

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

Giovedì 19 marzo 2020  – Solennità di S. Giuseppe

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 

Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?

In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Pietà di noi, o Signore. Contro di te abbiamo peccato.

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

 Sal  22

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 1,16.18-21.24)

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

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Qualunque cosa accada

Siamo soliti accostare la figura di Giuseppe secondo certi stereotipi che finiscono per consegnarci un uomo tanto diverso e tanto lontano da noi. Se, invece, lasciamo parlare quel poco che i Vangeli attestano di lui, ci si accorge che non è né diverso né lontano da noi. Ho provato, così, a intrufolarmi nella casa e nel cuore di Giuseppe alle prese con la sua ragazza, Maria, e con quanto ella portava con sé.

La prima cosa che ho scoperto – cosa che mi ha molto riconciliato con la mia vicenda personale – è che nessuna nostra storia si gioca solo tra noi. A volte ci sembra che tutto sia racchiuso e stabilito in quello che riusciamo a pensare, a dire, a fare. E, invece, proprio la storia di Giuseppe e Maria, ci narra di un legame tra terra e cielo. Sì, certo, forse a noi non è capitato di percepire la presenza di un angelo in sogno, ma quante volte abbiamo sentito affiorare dentro un pensiero, una parola, un sentimento che veniva da altrove? Qualcosa o qualcuno che ci ha ricordato che non tutto si gioca sul piano orizzontale delle vicende: c’è altro.

La seconda cosa che ho notato è il fatto che Gesù sia nato in un contesto per nulla fiabesco, fatto addirittura di toni violenti e drammatici, proprio come è fatta la nostra vita, di momenti in cui ci sembra toccare il cielo con un dito e di altri in cui ci sembra sprofondare nell’abisso più oscuro. La vita, qualunque versante mostri a noi, è sempre un dono, una grazia, persino nei momenti che meno sembrano essere fecondi. Come devono essere stati i pensieri di Giuseppe e di Maria nei giorni in cui Dio sceglieva di fare sua la nostra condizione? Forse non diversi dai nostri pensieri quando facciamo di tutto per non smarrire la nostra fede mentre eventi sempre più grandi ci incalzano a lasciare postazioni ben consolidate. Giuseppe e Maria – mi si perdoni l’immagine un po’ irriverente, forse, – incrociano un Dio dietro l’angolo proprio perché hanno scelto di lasciar parlare la vita in tutte le sue sfaccettature. Tutte le volte che faticano a tenere insieme quanto l’angelo dice loro e quanto si trovano a vivere di fatto, eccolo che Dio spunta di nuovo. La storia di Giuseppe e Maria narra appunto di un Dio nascosto nelle nostre vicende, silenzioso, forse, ma non per questo assente: a lui stanno a cuore i nostri turbamenti, la nostra incapacità a dormire sonni tranquilli quando siamo alle prese con decisioni che potrebbero compromettere la nostra e l’altrui esistenza, le nostre fughe scelte o subite.

Una terza cosa che ho potuto raccogliere dalla vicenda di Giuseppe e di Maria è il fatto che per contare agli occhi di Dio non è necessario vantare un pedigree genealogico di chissà quale portata. Gesù si è inserito in una storia comunissima fatta di gente che non ha lasciato chissà quali memorie del suo passaggio sulla storia e, tuttavia, è stata annoverata nella genealogia del Messia. E come se non bastasse, alle sue spalle c’è tanta gente discutibile che ha fatto esperienza della propria responsabilità nell’operare il male. Quando si dice: da gente così cosa vorresti aspettarti!? Neanche Dio ha avuto bisogno di strappare pagine del suo passato: lo ha assunto così com’era, dandogli uno sbocco nuovo. Forse possiamo capire da chi ha maturato Gesù l’immagine del buon grano e della zizzania chiedendoci di tenerle insieme fino alla fine senza lasciarci attraversare dalla smania di un puritanesimo fine a se stesso. È vero: anche il Figlio di Dio ha dovuto accettare la sua storia e la sua famiglia!

Una quarta cosa che ho riscontrato è il fatto che anche il progetto di Giuseppe e di Maria ha dovuto misurarsi con ciò che la vita chiedeva loro e che è possibile amare anche quando si è rinunciato a generare. Giuseppe avrebbe avuto tutti i motivi per rimandare a casa la sua fidanzata e nessuno avrebbe potuto dargli torto: chi di noi non avrebbe avuto nessun tentennamento nel decidere cosa fare quando c’è da mettere a tacere la rabbia e salvare almeno l’onore? Non così Giuseppe. Ha vissuto fino in fondo quello che è proprio dell’innamoramento: la logica del “non io, ma tu”. Chi è innamorato ha un solo chiodo fisso: l’altra persona, il resto è secondario. Giuseppe e Maria si erano promessi amore eterno: la situazione in cui si era venuta a trovare la sua ragazza era il primo test di quell’amore. E proprio in un frangente come questo, Giuseppe continua a ripetere: “Sono con te, qualunque cosa accada”.

Giuseppe resta per noi il segno di un amore che non viene meno, qualunque cosa accada. Avrebbe potuto scegliere una soluzione legale (la legge, infatti, aveva già previsto cosa fare in un caso come il suo): egli, invece, sceglie di andare oltre la legge. E, oltre la legge, c’è l’amore.

(don Antonio Savone)

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PREGHIERA NEL TEMPO DELLA PROVA

Signore, Padre Santo,

tu che nulla disprezzi di quanto hai creato

e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,

guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.

Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.

Perdona la nostra incapacità a far memoria

di quanto hai operato per noi.

Allontana da noi ogni male.

Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?

In ogni contrarietà noi siamo più che vincitori

in virtù di colui che ci ha amati.

Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo

è l’amore che condivide il dolore.

Benedici gli sforzi di quanti si adoperano

per la nostra incolumità:

illumina i ricercatori,

dà forza a quanti si prendono cura dei malati,

concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.

Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,

allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.

Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,

possiamo passare in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.

Intercedano per noi Maria nostra Madre

e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza

che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.

Amen.

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ORAZIONE A SAN GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe,
stretti dalla tribolazione ricorriamo,
e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio
dopo quello della tua santissima Sposa.
Deh! per quel sacro vincolo di carità,
che ti strinse all’immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo,
con occhio benigno la cara eredità,
che Gesù Cristo acquistò col suo sangue,
e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode
della Divina Famiglia,
l’eletta prole di Gesù Cristo;
cessa da noi, o Padre amantissimo,
cotesta peste di errori e di vizi,
che ammorba il mondo;
ci assisti propizio dal Cielo in questa lotta
contro il potere delle tenebre,
o nostro fortissimo Protettore;
e come un tempo salvasti dalla morte
la minacciata vita del pargoletto Gesù,
così ora difendi la Santa Chiesa di Dio
dalle ostili insidie e da ogni avversità;
e stendi ognora sopra ciascuno di noi
il tuo patrocinio, acciocchè a tuo esempio,
e mercè il tuo soccorso,
possiamo virtuosamente vivere,
piamente morire,
e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
E così sia.
(Leone XIII)