Non soltanto per te – V del T.O.

1-sale-luce_30aArdito l’accostamento operato da Gesù: come si fa ad equiparare al sale della terra e alla luce del mondo, uno sparuto gruppo di uomini che si sono lasciati attrarre da un Rabbi di Galilea? Se non ardito quantomeno eccessivo. Eppure osa: Gesù, infatti, osa credere che chi ha agganciato la sua esistenza a quella del Figlio di Dio faccia la differenza nel suo contesto più immediato anzitutto (terra era riferita a Israele) dando sapore all’interno della sua comunità restando fedele all’alleanza con Dio e con i fratelli (si parlava di alleanza di sale) e proprio per questo possa essere luce per tutti.

Che cos’è una pietanza senza il sale? Qualcosa che ingurgiti ma che non gusti, non assapori.

Che cos’è un bel dipinto o un paesaggio senza la luce? Solo un piano informe, ossia qualcosa di indistinto.

Ebbene, il cristiano è proprio così: uno che “condito con la vita nuova che viene da Cristo” (Giovanni Paolo II), immette un sapore nuovo in chi ha perso il gusto del vivere e perciò non si attende più nulla. Il cristiano è uno che avendo accolto nella sua vita la luce vera che è Cristo, fa luce in quei contesti in cui ipocrisia e menzogna vorrebbero avere la meglio. Il cristiano è uno che se c’è, non permette la ricerca del proprio interesse, non passa sopra l’altro, non è abitato dal desiderio di afferrare ogni cosa e non ignora il grido di aiuto di chi è nel bisogno. C’è luce, infatti, quando ci si apre a gesti di condivisione, quando si pronunciano parole di perdono, quando la riconciliazione è perseguita con impegno.

Comprendiamo, perciò, quello che amava dire di sé Simone Weil, filosofa e mistica francese: “La mia vocazione è di essere cristiana fuori dalla Chiesa”. Mi ritornano alla mente le parole del padre del ragazzo ucciso a Vasto: “Bisogna perdonare e pregare tanto”. Ecco il sale, ecco la luce. Di certo, ad esempio, non è né sale né luce chi ha imbrattato i muri di Roma con il manifesto contro il papa. Denigrare lo chiami differenza cristiana?

Ben poca cosa è il sale (esso, infatti, non è né il cibo né il cuoco), ma senza, le cose non hanno il loro gusto specifico.

Ben poca cosa è una luce (essa non è né il paesaggio né l’occhio che osserva), ma senza, non riusciresti a distinguere i contorni e ad ammirare la bellezza delle cose.

Il sale non si impone ma si espande, la luce non calca ma evidenzia con discrezione.

Da che cosa riconosceresti che uno è cristiano? Da un segno esterno esibito? Dalla sua costanza nella preghiera e dalla sua abitudine di non disertare la celebrazione domenicale? Lo riconosci dal fatto che dove c’è un cristiano non ci sono più persone da odiare e altre da amare, persone da salutare e altre da escludere, persone da frequentare e altre da evitare. Lo riconosci se c’è comprensione pur sapendo di pensarla diversamente, c’è rispetto pur nella consapevolezza di appartenere a culture differenti, c’è la disponibilità a parlare con tutti e a lavorare congiuntamente.

Per essere sale è necessario sciogliersi, perdere se stesso. A contatto con le pietanze, non lo trovi più ma se c’è lo senti, così come ti accorgi se manca. Un cristiano se c’è lo senti e ti accorgi se manca.

Dio continua l’opera della sua creazione, continua a impastare questo mondo servendosi del sale che è ciascuno di noi, ossia prendendo a prestito i miei doni, la mia competenza, il mio ingegno, le mie risorse. Dio ha fiducia in me mentre mi affida il compito di esaltare il gusto di ciò con cui entro in contatto e di conservare preservando. Cosa potrà mettere al mio posto se io perdo il sapore? Con che cosa potrà illuminare l’esistenza di tante persone, se io mi spengo?

A chi di noi è alla ricerca della propria identità, viene incontro il Signore proprio con queste due affermazioni: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. Gesù non annuncia un imperativo etico ma una identità già in atto perché ricevuta in dono con il Battesimo e che diviene operante per mezzo della fede.

Che strano! A vote viviamo come una fatica, un ostacolo di cui faremmo volentieri a meno il doverci misurare con una realtà che è diversa da noi. Eppure, sembra dire Gesù, il rapporto con questa terra con la sua cultura e con questo mondo con la sua mentalità, non è affatto accessorio: esso, infatti, è proprio ciò che più e meglio di ogni altra cosa permette di comprende se siamo insipidi o saporiti, se siamo luce che illumina o luce velata.

Era una sera di luglio del 2001. A Loreto, in mezzo a un pellegrinaggio di malati adulti, il Card. Comastri scorge una culla. Stupito della presenza di un bambino in mezzo ad adulti, si avvicina per vedere e nella culla scorge un’adulta. “Come ti chiami”, chiese il Cardinale. “Maria Respigo, ho 38 anni e sono alta 58 cm”, rispose la donna. “Ho un regalo per lei, Eminenza, metta la mano sotto al cuscino, però faccia piano perché c’è il diario della mia vita”.

Il Cardinale mise la mano e trovò tanti fogli quanti erano gli anni della vita della donna. Su ciascun foglio c’era scritto: “Maria Respigo, felice di vivere”.

“Maria puoi dire a tutti perché sei felice di vivere?“, le chiese il Cardinale.

“Certamente. La mia vita è stata tutta un abbandono, quando sono nata mio padre mi ha guardata e poi è scappato, perché ero un mostriciattolo; mia madre è morta quando avevo cinque anni e anche lei mi ha lasciata sola. Sono finita al Don Gnocchi di Pavia. Ero tanto triste i primi anni, finché non capii il vero senso della mia vita. Anche io avevo un messaggio, anche io avevo una vocazione”.

“Qual è la tua vocazione, Maria?”, le chiese il Cardinale.

Rispose la donna:

“Io esisto per gridare a tutti coloro che hanno la salute che non possono tenerla stretta in mano, perché la salute è un dono e se non lo ridoneranno ad altri esso marcirà nelle loro mani.

Io esisto per gridare a tutti quelli che si annoiano che le ore trascorse nella noia mancano a qualcuno e se non le regaleranno a qualcuno, quelle ore non li renderanno felici ma marciranno nelle loro mani”.

Io esisto per gridare a tutti coloro che la notte vanno da una discoteca all’altra, che quelle notti mancano a qualcuno ed esse non li renderanno felici finché non le regaleranno a coloro a cui appartengono.

Padre, ma non è bella la mia vocazione?”

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