Accanto – Battesimo del Signore

battesimo-di-cristo-giotto-4Quando l’apostolo Paolo dovrà spiegare che la vita cristiana è avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, subito annoterà quale fu il sentire di Cristo dicendo: “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso” (Fil 2,6-8).

Cosa accadde quel giorno al Giordano se non uno spogliare se stesso?

Egli il Figlio di Dio in fila con tutti gli altri, con l’acqua del Giordano che gli lambisce il corpo, il capo chino davanti al Battista. Davvero singolare il modo in cui Dio entra nella storia: dapprima trent’anni trascorsi nella trama tanto feriale quanto dimessa di Nazaret in una casa come tutte e a bottega come tanti suoi coetanei, poi il Giordano, luogo in cui tutti i peccatori si sono dati convegno, il puro in fila con gli impuri. Proprio così lo stile di Dio, entra sempre da posizioni di svantaggio, da ciò che scarteresti, dall’irrilevante: i germogli della speranza, infatti, maturano solo là dove si è toccato il fondo dell’abiezione, dove il confine tra le due è labile.  Affatto scontato o, meglio, forse proprio questo è ciò che più lo accredita come Dio, per il fatto che entri nella vicenda degli uomini dal basso. Non a caso, i primi a risuonare al suo annuncio saranno quelli che o per condizione sociale o per situazione morale patiscono sulla loro pelle il marchio della marginalità.

A trent’anni, il Figlio di Dio decide di entrare nella storia non evitandola ma assumendola e attraversandola in tutti i suoi aspetti di luce e di ombra. Ma perché cominciare proprio dal luogo in cui gli uomini confessano i loro peccati? Per comprendere di persona mediante quale canale la colpa è entrata nel cuore dell’uomo facendolo allontanare da Dio. Per questo non potrà non avere gesti e parole di misericordia, perché sa che siamo soltanto dei poveri uomini.

A ragione la lettera agli Ebrei dirà: “non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi” (Eb 4,15).

Più tardi sarà lo stesso per l’esperienza della sofferenza che egli vivrà nella sua forma più estrema per comprendere quale abisso di abbandono può sperimentare l’uomo e tuttavia quale fiducia può ancora coltivare proprio mentre tutto porterebbe a spegnere la speranza: “perché mi hai abbandonato?… nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Sarà così per la morte che assumerà come il maledetto da Dio per comprendere quale strappo essa significa per chi ha costruito affetti e legami (tra tutti quello con la Madre) e, tuttavia, senza mai dimenticare che essa non è uno sprofondare nell’abisso ma nelle braccia di Dio da cui nulla potrà separarci.

Perché tutto ciò? Perché Dio sa che non si può discettare di ciò che non hai toccato con mano e vissuto sulla tua pelle. Forse radica qui tutto il nostro fallimento educativo: dal parlare di realtà che noi non tocchiamo neppure con un dito.

Verrebbe da dire che non può essere Dio uno così. Che razza di Dio è uno che non sceglie la via del magico, del sensazionale? Per questo dovrà intervenire la voce del Padre che dal cielo, contemplando l’umanità del Figlio esclama stupito: “Bravo, figlio mio! Continua così: hai la mia approvazione”.

Giovanni intuisce che in quel venire del Figlio di Dio c’è molto di più che un gesto rituale. Per questo quasi recalcitra volendosi sottrarre a una simile impasse. Com’era possibile che Dio iniziasse proprio in quel modo, in quella ressa di furfanti? Non posso, ripete Giovanni. Non può iniziare così un’esperienza di liberazione? Che fine ha fatto il Messia che geli aveva annunciato, quello che finalmente avrebbe distinto il bene dal male, quello che avrebbe passato al vaglio ogni cosa? S’attendeva un uomo forte e invece arriva uno umile, modesto. No, non è possibile. È tuo il compito di purificare e non viceversa. Giovanni vorrebbe sprofondare.

Attraverso quel segno Gesù gli sta chiedendo di essere immerso nella comune vicenda di ogni uomo senza prendere nessuna scorciatoia, fino in fondo e ad ogni costo. Quando Dio inizia lo fa sempre stando accanto mai dall’alto.

Là dove Giovanni vedeva solo castigo, il Figlio di Dio vede nuove possibilità, là dove Giovanni vede una catastrofe imminente, il Figlio di Dio intravede i germogli di un nuovo inizio. Ciò che per il primo è solo un gelido inverno, per il secondo è già primizia di nuove messi.

Quanto sarà costato a Giovanni dover obbedire non tanto per prendere un pugno d’acqua quanto per entrare in un diverso modo di guardare la stessa realtà. Mai battesimo fu più difficile e più compromettente. Come se non bastasse, a raggelare Giovanni fu la voce dal cielo a conferma di quanto stava accadendo.

Penso così al mio recalcitrare tutte le volte in cui Dio mi educa a un diverso modo di leggere le cose. E penso poi a tutte le volte in cui, provando a fare miei i sentimenti del Figlio, risuona la voce dal cielo: “che gioia avere un figlio così”. Non sarà che se il cielo talvolta resta muto è perché sono pochi i figli che assumono lo stile del Figlio? Da non dimenticare però che il regalo di battesimo che si riceve tutte le volte che si sceglie lo stile del Figlio non è chissà quale oggetto prezioso ma il deserto della tentazione.

 

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