Quel Bambino – Novena di Natale (IX giorno)

È Giovanni a prenderci per mano in questa Eucaristia. E lo fa in un modo tanto diverso da come lo ha fatto stanotte l’evangelista Luca. Giovanni non riporta il racconto della nascita di Gesù e, tuttavia, attraverso un linguaggio tutto suo, ci conduce a cogliere il senso di ciò che è accaduto. Stanotte abbiamo sostato davanti al presepio mentre ci facevamo compagni di viaggio di quei pastori ai quali un angelo aveva recato la notizia di una gioia tutta per loro. I nostri occhi si sono posati sul segno dato dall’angelo: un bambino avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia. Ma chi è quel Bambino? Corriamo tutti il rischio, infatti, di fermarci all’atmosfera del presepio e di non cogliere la vera identità di quel segno.

Quel Bambino è il segno dato da Dio per raggiungerci sulla strada della nostra dispersione. Segno povero, certo, ma non per questo meno vero.

Quel Bambino è colui per mezzo del quale è stato fatto tutto ciò che esiste, solo per pura gratuità d’amore. Io sono stato creato a sua immagine e somiglianza. Il mio volto porta i tratti del suo. Egli è colui per mezzo del quale, quando io ero “nessuno”, Dio mi ha raccolto e quando addirittura ero “nulla” Dio mi ha creato.

Quel Bambino racchiude ed esprime una lunga storia d’amore e di alleanza tra Dio e un piccolissimo popolo scelto fra tanti altri, un popolo che con tanta assiduità e cura, Dio accompagna lungo le strade del suo peregrinare. “Sono stato con te dovunque sei andato”, ripeterò un giorno il Signore al re Davide.

Quel Bambino ci ricorda che Dio ha scelto, liberamente e inaspettatamente, di assumere la nostra stessa condizione.

Quel Bambino è il segno della fedeltà di Dio all’uomo di ogni tempo.

Quel Bambino, infatti, ci attesta che nonostante le infedeltà dell’uomo, Dio non si stanca e perciò arriva a compiere ciò che nessuno osava neppure immaginare. Quando tutto avrebbe suggerito una presa di distanza, per tutta risposta, Dio rilancia la sua offerta in maniera inedita. Gioca l’ultima carta: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Quel Bambino ricorda un’esperienza che, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto quando ci siamo innamorati di qualcuno e, forse, siamo stati mollati: le abbiamo provate tutte pur di non perdere colei/colui a cui ci sentivamo legati da affetto sincero.

Quel Bambino è tutto ciò di cui Dio dispone per metterci a parte delle sue intenzioni in maniera definitiva: mai intenzioni di ripicca o di rivalsa, sempre intenzioni declinate secondo il modulo dell’amicizia e della comunione.

Quel Bambino attesta che Dio si è talmente unito alla nostra condizione che non è dato più tornare indietro.

Quel Bambino, se riconosciuto e accolto nella sua vera identità, ha il potere di farci diventare partecipi della sua stessa condizione: a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. Niente di meno!

Vuoi vedere Dio? Contemplalo in quel segno. Vuoi avere accesso a lui? Non c’è altra strada se non attraverso quello che Gesù ha compiuto e ha detto.

Se eviti quel segno povero, il rischio è di andare a tentoni e di sbagliarti su Dio e sull’uomo. Bypassare quel segno espone al rischio di creare un Dio a propria immagine e somiglianza.

Quel Bambino è il tramite mediante il quale la tua esistenza non è un insieme di frammenti scomposti. È lui che permette di gettare luce nuova sui tempi diversi dell’umano esistere: quel Bambino conforta la tua solitudine e alimenta l’esperienza dell’amicizia, dona la possibilità di gustare la gioia vera e di attraversare i momenti di tristezza.

Quel Bambino è colui che ricapitola ogni cosa attorno a un progetto di senso, anche se non poche volte esso sembra essere smarrito.

Quel Bambino è il segno di un amore mai imposto ma sempre offerto. È un segno che si può facilmente rifiutare. E anche qualora ciò accadesse, proprio attraverso quel Bambino scopriresti che Dio è il più geloso garante della tua libertà. A costo di soffrire, a costo di morire. Non s’imporrà mai. Non costringerà mai a fare i conti con la sua presenza.

Quel Bambino ricorda che non diversa è la strada per quanti lo accolgono. Stare sulla soglia e bussare. Questo lo stile del Figlio di Dio. Questo lo stile dei figli di Dio.

Quel Bambino ricorda, infine, che d’ora in avanti nessuno deve più dire: qui finisce la terra e qui comincia il cielo, perché ormai sono abbracciati.

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