Perdonare… – Lunedì XXXII del T.O.

perdono‘Se si pentirà, perdonagli’…
Viaggio molto faticoso, a volte pressoché impossibile, quello propostoci dalla liturgia…
La meta è la disponibilità a spezzare la catena dell’odio nelle relazioni tra gli uomini mentre il punto di partenza è la guarigione del cuore e la purificazione della memoria. Se, talora, la prospettiva della meta può anche avvincere, dobbiamo confessare di essere incapaci di muovere un passo dal punto di partenza. Nulla di meno spontaneo di un simile spostamento. Al limite saremmo disposti a perdonare qualche volta, a seconda dei casi, se merita… E anche qualora riuscissimo, che fatica a dimenticare il torto ricevuto, il male subito! Che cos’è, infatti, il rancore se non una memoria bloccata?…
Il perdono non è mai un atto formale, un gesto con il quale mettere a tacere la coscienza o evitare i problemi che potrebbero derivare da un’esperienza di conflittualità permanente. Non si tratta neppure di mettere una pietra sopra ciò che può averci ferito e poi fare in modo di non incrociare mai sul nostro percorso certe persone. Il perdono non è mai qualcosa che apprendiamo una volta per tutte. Esso non avviene spontaneamente o magicamente: non basta dire ad un altro: ti perdono!
Di quale perdono si tratta, allora? Si tratta di quel perdono che crede che l’altro possa imprevedibilmente rinascere, riprendere vigore e dare un corso nuovo alla sua esistenza. Questo crede Dio nei confronti di ogni uomo…
Perdonare è accettare il rischio di una pagina nuova rispetto a quella imposta dal passato e dalla memoria.
Che cos’è allora il perdono? Esso non è una norma, una legge, ma una profezia, cioè una parola provocatoria dentro l’arida storia dei rapporti umani guidati dalla regola dello scambio paritario del tanto mi dai tanto ti do. Il perdono non è una sorta di complicità con la propria o con l’altrui infedeltà, ma la consapevolezza che non la durezza ma solo la misericordia è in grado di rialzare chi di per sé è inchiodato al proprio male.
(Antonio Savone)

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