Il rifiuto e il lamento – Giovedì XXX del T.O.

muro-del-piantoL’intenzione sembrava buona: i farisei, preoccupati della sorte di Gesù, lo avevano messo in guardia da Erode e perciò lo avevano invitato ad allontanarsi da Gerusalemme. Era davvero questa la motivazione della loro premura o non c’era, forse, il desiderio di sbarazzarsi di un uomo scomodo? In fondo era persona non gradita: quell’uomo destabilizzava i loro assetti e mandava all’aria le loro sicurezze illusorie.

Ancora oggi, il Padre continua a farci dono del suo Figlio perché possiamo comprendere quanto ciascuno valga agli occhi di Dio. Dio continua a stare in mezzo a noi con il gesto di tenerezza della chioccia che mette al riparo i suoi piccoli. Fino alla fine, anche quando qualcuno sta di fronte a lui con la bocca famelica della volpe, Dio resta con la mitezza della chioccia che mette in salvo. Ma perché continuiamo a fuggire e a sbarazzarci del dono di Dio? Tutte le volte che ciò accade, la tristezza attraversa il cuore di Dio e si riapre la ferita del rifiuto, della non accoglienza.

E, tuttavia, nulla può arrestare il Signore nell’intento di proseguire il proprio cammino. Li scandalizzava l’immagine di un Dio che amorevolmente si prende cura di ogni uomo, ma non c’è intimidazione che possa bloccare il Signore tanto da impedirgli di restare fedele alla sua missione. Nulla può frenare o intaccare la consapevolezza che a Dio stia a cuore la sorte di ogni uomo, neppure il rischio di rimetterci la vita, come di fatto accadrà di lì a poco.

Certo, addolora doversi misurare con l’insensibilità e l’incredulità di coloro ai quali sei stato inviato, ma pure con la pena nel cuore, il Signore non viene meno alla parola data perché non può rinnegare se stesso.

Quanto avremmo bisogno di sentir risuonare il nostro nome al posto di quello di Gerusalemme e rileggere tutte le volte in cui Dio ha provato a creare unità dentro di noi e noi abbiamo opposto resistenza! Preferiamo la dispersione all’unità!

Un giorno, quando il suo cammino verso la croce incrocerà un gruppo di donne in pianto, Gesù chiederà loro di indirizzare diversamente le loro lacrime: “Piangete su voi stesse e sui vostri figli” (Lc 23,28). Perché mai? Perché in ciascuno di noi c’è qualcosa che sembra ottenebrare i nostri occhi impedendoci di riconoscere tutte le volte in cui Dio ci visita. Accadde alla generazione di Gesù, accade ad ogni generazione.

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