In principio l’ascolto – Martedì XXV del T.O.

ascoltareQuando nel nostro cuore si apre un credito di fiducia alla Parola del Signore, accade che il nostro legame con lui superi di gran lunga quello che potrebbero vantare persino sua madre e i suoi parenti. Familiari di Dio, infatti, si diventa grazie alla fede. E la fede è la virtù che ci permette di attraversare le notti della nostra storia, consapevoli che Egli è con noi. Non ci sono altri diritti di precedenza da poter accampare o vantare. Si condivide qualcosa con lui se si sceglie di non smettere mai la disponibilità ad ascoltarne la Parola.

Gesù aveva appena narrato la parabola del seme sparso in ogni dove: quel seme non viene tenuto al riparo da possibili contaminazioni e tantomeno è messo da parte in attesa di un terreno in grado di farlo fruttare.

A fare da impedimento ai parenti di Gesù quel giorno era la folla. Gesù, tuttavia, non la vede come un impedimento: la legge, invece, come il luogo all’interno del quale continuare a stare senza mai perdere quel filo diretto che è la capacità di saper discernere la sua voce tra altre, senza perdere il senso della propria consanguineità con il Signore grazie alla fede. Ma questo non accade mai in una realtà rarefatta o misticheggiante.

Non poche volte sogniamo una vita cristiana “al riparo”, “esentata”. Non poche volte ci attraversa la tentazione di volerci distinguere dalla folla. Dimentichiamo sovente, infatti, che questa differenza non passa attraverso un mettersi da parte, ma mediante un far risplendere ciò che di più vero abbiamo gustato del Signore e del suo Vangelo. Dentro la realtà di tutti, senza corsie preferenziali.

Perché è così importante ripartire dall’ascolto? Perché, come all’origine di ogni vita c’è un seme nel quale è contenuto il codice genetico di un’esistenza, così per la vita cristiana. La Parola di Dio è quel patrimonio di informazioni, il codice genetico che ci fa vivere secondo un certo stile. E qual è questo codice genetico? È Gesù Cristo: attraverso di lui conosciamo l’amore di Dio per noi. Questo annuncio entra nella nostra vita e la rinnova, le dà un nuovo orientamento.

La Parola di Dio è germe capace di dare vita a un’esistenza nuova, altra rispetto a quella del mondo. Se il mondo ci invita a un’esistenza in cui la difesa di noi è il principio supremo, la Parola di Dio inserisce un altro criterio, secondo cui il principio supremo è l’amore, il dono di sé, il servizio disinteressato.

Ecco perché non c’è liturgia senza Parola di Dio. Ecco l’importanza della Parola nelle nostre famiglie: negli snodi della nostra esistenza sottomettersi alla Parola perché illumini, giudichi, consoli, diriga e stimoli ad una coerenza sempre più piena.

È la Parola di Dio il collante di tutte le esperienze diverse che compongono le nostre giornate, dal lavoro all’amicizia, dallo studio al riposo.

“Non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente il dovere risultante dalle circostanze in cui mi trovo, come tua volontà. Fare presto. Fare tutto. Fare bene. Fare lietamente: ciò che ora tu vuoi da me, anche se supera immensamente le mie forze e se mi chiede la vita…” (Paolo VI, Pensiero alla morte).

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