Passi, mani e cuore – Venerdì XXIV del T.O.

Pochissime battute restituiscono il senso di un’esistenza – quella di Gesù, degli apostoli e delle donne – e il profumo di uno stile. Pochi versetti lasciano trasparire cosa abbia voluto significare l’essere al mondo per il Figlio di Dio e per chi lo accompagnava.

Non c’era ambito che Gesù non toccasse con la sua presenza mentre “se ne andava per città e villaggi”. E questo non come un battitore solitario se è vero che aveva voluto annoverare tra i suoi collaboratori un gruppo di uomini che esercitava insieme a lui il sacerdozio dell’annuncio e un gruppo di donne che esercitava il sacerdozio della carità. Mai accaduto prima che un uomo annoverasse nel suo gruppo la presenza femminile. Uno spaccato di Chiesa, quello riportato a noi dall’evangelista Lc.

La presenza delle donne era memoria dello stile di condivisione che deve attraversare il clima di una comunità cristiana. Ma il loro modo di agire traduce in che modo esse concepissero la vita: “li servivano con i loro beni”. Presenza, quella delle donne, non preoccupata di accumulare per sé ma capace di cura reciproca. È proprio lo stile delle donne a restituire cosa possa essere la vita cristiana: le cose che condividono sono il segno concreto di una vita non trattenuta per sé e di una strada percorsa insieme. È in questo modo che si annuncia il vangelo. Proprio le donne rammentano come sia possibile arrivare a non tradire e a non rinnegare il Signore (cosa che accadrà al gruppo maschile) nella misura in cui l’andare abbia per radici l’ascolto della sua parola e l’amore per il Maestro. Agli uomini mancheranno proprio l’ascolto e l’amore quando non saranno in grado di reggere all’urto dell’apparente sconfitta subita dal Signore. Esse no, resteranno nel momento della crocifissione, si occuperanno della sepoltura e perciò saranno le prime a sentire il profumo della risurrezione.

Esse, ancora, ricordano che non è una chiamata a garantire la perseveranza nella sequela, ma la memoria grata di una guarigione ottenuta. Il Signore le aveva guarite – ed esse avevano acconsentito – liberandole dai mali più radicali che sempre minacciano l’esistenza di ogni uomo, la paura e l’egoismo.

Proprio le donne ricordano che se l’annuncio del vangelo vuole raggiungere l’uomo in profondità, non può e non deve mai mancare l’attenzione, la tenerezza e il di più dell’amore.

Proprio le donne ricordano che non si gusta appieno la risurrezione quando non abbiamo accettato di assumere della vita anche il dramma del dolore e della morte.

Proprio le donne ricordano che non c’è annuncio del vangelo là dove questo non è accompagnato da un amore tradotto come disponibilità a camminare con attenzione e cura.

Proprio le donne ricordano ancora che non basta essere annoverati nel gruppo dei seguaci di Gesù se non si è disposti a restare con lui nel momento in cui egli non confermerà le nostre aspettative.

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