Ubi fides ibi libertas – XX domenica del T.O.

Croce“Mi hai sedotto, Signore, ed io mi sono lasciato sedurre”: sono le parole con cui il profeta Geremia rilegge il suo rapporto con il Signore. Sono le parole con cui è possibile rileggere la vita cristiana; sono le uniche che danno senso a quella differenza che i cristiani sono chiamati ad esprimere là dove tutti farebbero in modo diverso; sono le uniche che spiegano il perché tanti, nel corso di questi duemila anni di cristianesimo, hanno preferito versare il loro sangue piuttosto che tradire tale legame.

Solo un innamorato potrebbe ripetere parole simili, solo un innamorato potrebbe accettare di mettersi tutti contro pur di non perdere chi ama.

Solo chi ritiene che aver conosciuto Gesù sia stato il colpo di fortuna più grande che gli sia capitato, può fare sue quelle parole.

Perché fortuna? Perché Gesù Cristo mi ha fatto conoscere il Padre suo. Ha detto che chi vedeva lui vedeva il Padre: non un Dio al quale non interessa nulla del mio mondo e della mia storia ma un Dio pienamente coinvolto nella vicenda di ciascuno di noi.

Un Padre per il quale neppure un capello del mio capo gli è ignoto.

Un Padre che di fronte ad ogni mio misfatto non usa il parametro dell’a tanto, tanto, ma, accogliendomi tra le sue braccia, mi rimette in condizione di fare mio il suo progetto iniziale sull’umanità.

Un Padre che fa in modo che “tutto concorra al bene di coloro che lo amano”, persino l’umiliazione, la sconfitta, l’abbandono, la morte, persino il peccato. Nella liturgia ambrosiana così recita un prefazio: “Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito, donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina”.

Prima di andarsene, durante la cena, quelle delle consegne, Gesù ripeterà una parola che è l’unica luce per affrontare qualsiasi tenebra: “il Padre vi ama”. È la certezza di essere custoditi nel suo cuore a permettere di attraversare ogni difficoltà e ogni tristezza. “Chi potrà separarci dall’amore di Dio in Cristo?”, si domanderà l’apostolo Paolo.

Un vero colpo di fortuna aver conosciuto Gesù Cristo perché non solo mi ha fatto conoscere il vero volto di Dio ma, allo stesso tempo, mi ha fatto conoscere la mia identità più vera.

Sono al mondo non per chissà quale cieca casualità: ho visto la luce perché qualcuno mi ha preferito al nulla, qualcuno ha pronunciato il mio nome prima che il mondo fosse.

Sono al mondo non come chi non sa da dove venga e verso dove egli sia incamminato: tutto quello che sono e tutto quello che vivo è primizia e caparra della vita che potrò gustare in pienezza quando i miei occhi vedranno il volto stesso di Dio.

Sono uno che non vive gli eventi e le situazioni di ogni giorno come un guazzabuglio insensato ma tutto legge come il progressivo dipanarsi di un disegno che ci supera di gran lunga.

Sono uno che posto continuamente di fronte all’alternativa tra l’assurdo e il mistero, sa che ciò che sfugge alla sua comprensione non è affatto insensato: l’assurdo, infatti, finisce per annientarmi, il mistero, superandomi, mi coinvolge e mi fa parte di se stesso.

Sono uno la cui esistenza non è appesa ad un interrogativo senza risposta ma è affidata alle mani di un Dio che vuole che nulla vada perduto.

Sono uno che sceglie di vivere sottomesso al vangelo perché so che solo esso è garanzia della vera libertà.

Sono uno che può sempre ricominciare daccapo in virtù di quella misericordia che Dio mi concede così da farmi ripercorrere la strada dell’innocenza: quello che io non posso per la mia intrinseca debolezza, lo posso “in virtù di colui che mi dà la forza”.

Se tutto questo è vero, come potrei non ritenere una grazia aver conosciuto il Signore Gesù nella mia vita? Come potrei non amarlo? Come potrei non lasciarmi raggiungere ancora dal suo sguardo e dalla sua misericordia?

Davvero, Signore, la tua grazia vale più della vita. Ora comprendo il senso di quella espressione che dice: dove c’è la fede c’è la libertà, la libertà di non temere chi mi osteggia, chi mi irride, chi mi beffeggia.

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