Sentire o ascoltare – XVI Domenica del T.O.

christ visits Mary and Martha - Italy, 17th century - Archdiocesan Museum - Krakow, Poland

“Non c’è bisogno che prepari chissà che cosa per me; mi basta sapere di poter stare con te, accanto a te. Da te mi sento a casa: mi sento come un figlio, come un fratello”.

Chissà quante volte abbiamo ripetuto a qualcuno una frase simile, volendo rimarcare che, talvolta, ancor prima che quello che si riesce a mettere a disposizione dell’ospite, conta il fatto che egli trovi ciò di cui ha davvero desiderio e bisogno. Spesso, infatti, ancor prima che di cose, l’amico necessita del nostro esserci. E ci sono dei luoghi che più di altri offrono questo.

Betania doveva essere uno di questi luoghi, per questo tornava spesso in quella casa, Gesù. Sapeva, infatti, che a casa di Marta, Maria e Lazzaro, prima ancora che una porta aperta, aperto era il cuore nel segno di una ospitalità che non conosce parentesi o condizioni. Ci tornerà ancora nei giorni della passione per trovare il conforto che viene da amici su cui sai di poter contare.

Probabilmente, quel giorno di cui oggi ci narra la memoria evangelica, Gesù sarà arrivato all’improvviso, forse senza neppure avvisare. E Marta, tra la gioia di sapere che proprio lei aveva accolto l’uomo sulle cui tracce tutti si mettevano e l’ansia di fare bella figura con un ospite di tal riguardo, avrebbe voluto dare il meglio di sé.

Quel giorno era accaduto a Marta quello che succede a noi quando qualcuno vorrebbe essere ascoltato e, nel frattempo magari, stiamo facendo altro: “tu parla pure che io ti sento ugualmente”.

Quel giorno stava accadendo che il da farsi fosse più importante della motivazione per cui lo si stava facendo: le cose da fare stavano diventando più importanti della persona per cui le si stava facendo.

Quel giorno, prima ancora che mettersi in ascolto del Signore e Maestro, Marta aveva finito per mettersi in ascolto solo di se stessa e della sua solitudine, tant’è che non aveva tardato a farlo notare, guarda caso, proprio al Signore.

Il guaio di Marta non è che lei abbia scelto di onorare la presenza del Maestro preparandogli da mangiare: il problema emerge allorquando pretende che Maria faccia proprio ciò che stava facendo lei. Per Marta esiste solo un modo di accogliere il Signore, il suo. Solo il suo è un lavoro vero, vuoi mettere? Il resto è una gran perdita di tempo. Così, la generosità con cui ha accolto il Signore nella sua casa non trova riscontro nella sua apertura del cuore o, meglio, il suo cuore si apre ma a determinate condizioni: la sorella deve darle una mano e il Signore deve rimproverarla.

Non è forse vero che tante tensioni tra noi hanno la loro origine proprio nella pretesa del modello unico? Al centro non c’è più il Signore ma la mia pretesa, il mio modo di intendere il rapporto con lui. Marta non comprende che “non di solo pane vive l’uomo”. Per lei tutto è risolto allorquando è stato saziato il ventre, fatica a comprendere, invece, che l’uomo è anche altro.

Maria no, Maria non sentiva, Maria ascoltava. Maria aveva compreso che se è reale il bisogno di mettere qualcosa sotto i denti per soddisfare la propria fame, c’è qualcosa di molto più importante da placare: la fame di senso, una fame che nessuno sa come ingannare da solo.

Maria aveva intuito che se non c’è qualcuno che ci faccia dono di una parola altra, insolita, tutto diventa incomprensibile. Basti pensare alle tragedie dei giorni scorsi: senza la luce che viene dal vangelo, tutto diventa un assurdo tanto drammatico quanto lacerante ed inutile. Quanto è difficile in questi frangenti restare in ascolto silenzioso, quanto è logorante! Non è un caso che proprio un simile lavoro è quello più ricacciato per la paura di stare a contatto con ciò che attraversa il nostro cuore.

Qual è la parte buona che Maria ha scelto e che non le sarà tolta? Si tratta della consapevolezza di essere cara al Signore tanto da averle fatto dono della sua presenza. Il mio essere custodito nel cuore del Signore è ciò che permane anche quando non sarò più in grado di fare qualcosa per lui. Marta misura l’indice di gradimento per il Signore dalle tante cose da preparare, Maria, invece, vive la certezza di essere già nel suo cuore. È questo cambio di prospettiva che fa sì che anche le cose che si fanno siano segno dell’azione di Dio in noi, altrimenti tutto ruota solo attorno a noi stessi, in una solitudine che finisce per diventare un peso per noi stessi.

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