Le pantofole o Gerusalemme – XIII domenica del T.O.

pantofoleQuando il Vangelo racconta la chiamata dei Dodici (cfr. Mc), subito precisa: “chiamò a sé quelli che egli volle”, quelli, cioè, che portava nel cuore.

Anche se le circostanze della chiamata furono diverse per ognuno di loro, si trattava, comunque, di uomini non improvvisati, gente che in qualche modo era stata scelta tra tanti. Tra tutti, proprio loro. Perché mai? Secondo una logica di mercato, si suppone avessero qualcosa in più per essere annoverati nel gruppo dei più vicini a Gesù, un curriculum d’eccellenza. Altrimenti, perché mai? E, invece, sembra che neppure questo sguardo di predilezione da parte del Maestro li abbia messi al riparo da un approccio tanto dozzinale quanto giustizialista che appartiene a ogni uomo sulla faccia della terra. Più avanti accadrà di peggio, come ricordano i giorni della passione: quegli uomini non erano affatto diversi da tutti gli altri uomini.

Di fronte al rifiuto opposto da un villaggio di samaritani nei confronti del Maestro, la loro soluzione qual è? Una carneficina. Semplice, no? Eliminare il problema, piuttosto che mettersi in discussione. Storia di ieri, storia di sempre, storia di questi giorni. Certe cose si affrontano con la caparbietà di chi sa di disporre di ogni mezzo: lo usi, dunque!

“Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”. Sono le parole che, nel cap. XIX de I promessi sposi, il conte zio rivolge al padre provinciale.

Sopire, troncare, tuttavia, è l’atteggiamento di quasi tutti gli uomini attraversati dalla smania di definire confini e appartenenze. Ci attraversa tutti il bisogno di fare razzia di chi la pensa diversamente da noi. Quanto zelo religioso, forse, ma nient’affatto evangelico anima non pochi credenti!

Perché mai quel rifiuto da parte dei samaritani? Perché Gesù aveva intrapreso tutt’altra rotta rispetto ai criteri che regolano l’andamento della vita. Che senso potrà avere per l’economia del mondo il mistero della sua solitudine e del suo abbandono che a Gerusalemme diventeranno tangibili? Il rifiuto dei samaritani è una sorta di via d’uscita per Gesù come a dire: sei ancora in tempo a tirarti indietro. Una sorta di penultima tentazione.

Ciò che per Gesù è motivo per riaffermare la sua scelta, per gli apostoli è occasione per non dare diritto di parola a questa eventualità. Sarà la tentazione anche dell’ultima ora: “Se vuoi che ti crediamo, compi un gesto di forza. Imponiti”. Il momento è delicato, non c’è che dire. La tentazione è subdola, difficile da riconoscere. Come si fa ad ammettere che la direzione giusta sia intraprendere il senso opposto rispetto a come vanno le cose?

Da rimproverare non sono i samaritani per il loro affronto, bensì i discepoli che dureranno fatica a misurarsi con i sentieri di Dio. Quando qualcuno vorrebbe il gioco facile, Dio alza la posta in gioco: guai a macchiarsi del sangue di chi si oppone a noi, fosse anche per affermare qualcosa che a noi pare giusto.

Il resto, però, deve ancora venire. Infatti, c’è chi vorrebbe condividere il destino del Maestro ma…

Vorrebbe seguirlo, ma…

Vorrebbe stare con lui, ma…

Vorrebbe lasciare ogni cosa, ma…

Sedotti dal Cristo, ma non pronti a battere il tempo.

Affascinati, ma ancora bloccati su un passato che determina scelte e passi.

Almeno stavolta il Maestro potrebbe concedere una dilazione, ammettere qualche sconto. In fondo, questi tre la disponibilità gliel’hanno assicurata. No, niente di tutto questo. A far la differenza sono tre avverbi: subito, qui, ora.

Nessuno ti costringe. È troppo? Ne sa qualcosa il giovane ricco. È esagerato? Lo sanno bene Giacomo e Giovanni che pretendevano posti d’onore. È imprevedibile? Di certo, stando al chiamato dell’ultima ora mentre stava esalando lo spirito.

Se credi di passare la vita a cercare tane di consolazione e nidi di sicurezza, meglio non avventurarti. Ha parlato chiaro sin da subito. Non ti inganna. Non si tratta di imprevisti che non avevi messo in conto.

Il senso della vita, per Gesù, non è poter finalmente trovare le pantofole giuste per potersi godere attimi di relax, ma avere qualcosa per cui giocarsi fino in fondo, qualcosa che valga più della vita. C’è qualcosa che per te vale più della tua stessa vita?

Tutto questo si declina secondo tre registri:

  • l’abbandono di ogni sicurezza e la ferma fiducia in Dio; scegliere Gesù, infatti, significa condividere la precarietà del suo cammino; si tratta della libertà dalle cose. Poveri di cose imparando che una vera relazione non si realizza nella fedeltà ad un posto, anzitutto, ma ad un cammino;
  • riconoscere a Dio il posto che gli compete imparando a relativizzare tutto ciò che nulla ha da spartire con lui; si tratta, in questo caso, della libertà dalle persone. Non condizionati da alcuno perché non è possibile servire più padroni;

guardare avanti senza nostalgie o rimpianti, restando fedeli agli impegni presi; si tratta, in questo caso, della libertà dal proprio io. Non vittime del proprio piccolo mondo. Il legame vero è un legame per sempre e non ha scadenze.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.