Oltre il dovuto – Lunedì XI del T.O.

12‘Non opporti al malvagio…’
Come si fa a rispondere con un atteggiamento di dialogo a chi invece fa uso della violenza fisica?
Come si fa ad essere disposti a fare il doppio di quanto preteso quando fai già fatica a compiere ciò che sei obbligato a fare contro voglia? Come si fa a prestare soccorso a chi implora aiuto da te?
Eppure, se accetto di non distogliere lo sguardo dal Signore Gesù, scopro che queste parole consegnate alla comunità dei discepoli sono lo stile di vita assunto dal Figlio di Dio: egli, infatti, mentre veniva schiaffeggiato aveva risposto con animo aperto al confronto; mentre veniva denudato perché fosse flagellato e sottoposto alla croce aveva risposto consegnando tutto se stesso; mentre un potere politico e religioso lo umiliava aveva risposto con sentimenti di mansuetudine e di perdono; mentre veniva cercato da chi non aveva di che contraccambiarlo aveva risposto con larghezza e generosità a tutti accordando ascolto, guarigione, aiuto.
Parole, quelle odierne, che possono essere accolte solo stando in ginocchio ai piedi del Crocifisso. Se, infatti, non distolgo lo sguardo dal Signore Gesù imparo cosa significhi stare nella vita non secondo la logica del dovuto. Non poche volte ci accade che ci venga chiesto di fare un miglio in più. E altrettante volte percepiamo la cosa come fastidiosa. A noi sembra di aver già fatto abbastanza quando siamo riusciti a fare il nostro dovere adempiendo ciò che era richiesto.
Attenersi al dovuto, tuttavia, pareggia i conti ma non suscita nulla di nuovo. È soltanto il passaggio dal dover fare una cosa allo scegliere di assumere il di più richiesto o intravisto come possibile che spezza la dinamica mortifera del dare e dell’avere. Ed è questo che misura se nel nostro cuore abitano gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.
Prima ancora che essere per me invito a operare, questo brano mi fa conoscere il volto del Dio rivelato da Gesù: il volto di un Dio che mi ama mentre sono un nemico; mi fa del bene mentre lo odio; mi benedice mentre lo maledico; intercede per me mentre lo rinnego e lo schiaffeggio. Il volto di un Dio per il quale il giorno stesso del mio allontanamento diventa quello della promessa di chi per nessun motivo mi abbandonerà.
E poi mi fa conoscere il mio volto, il volto di uno infinitamente amato da Dio non per chissà quale intrinseca mia amabilità ma per puro amore, gratuitamente. Io amato anche se nemico, odiatore, maldicente, rinnegatore, violento. Proprio verso di me, che sono in questa condizione, lui riversa il suo amore. Paolo dirà: Mi ha amato e ha dato se stesso per me… quando ero ancora peccatore.
(Antonio Savone)

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