Divenire capaci – SS. Trinità

Se pretendessimo trovare nella Scrittura definizioni chiare e distinte circa l’identità stessa di Dio, probabilmente resteremmo delusi. La Scrittura, infatti, più che restituirci in modo puntuale la sua identità, ci narra di cosa e di come Dio opera così da entrare noi stessi nella medesima esperienza narrata e poter dire da noi chi egli è.

Nella notte in cui avrebbe preso congedo dai suoi, Gesù era ben consapevole della statura reale di chi egli aveva chiamato a stare con sé. Sapeva che essi non erano in grado di seguirlo fino in fondo e, tuttavia, questo non aveva condizionato il suo continuare ad sceglierli e ad amarli come aveva sempre fatto. Per questo sulle sue labbra né parole di accusa né di rimprovero.

Certo, il suo desiderio sarebbe stato quello di esplicitare di più il senso della sua vita e della sua missione e, tuttavia, conosceva altresì l’incapacità di reggere una tale rivelazione da parte dei suoi. Avrebbe voluto pure un maggiore coinvolgimento ma sapeva che non poteva pretenderlo: in quel momento non erano in grado di assicurarglielo.

Emerge così uno dei tratti più veri dell’amore: non pretendere che l’altro soddisfi un mio bisogno ma accogliere ciò che egli è in grado di dare. Questo è ciò che fa Dio con noi con infinita pazienza.

Al baldanzoso Pietro che sull’onda dell’entusiasmo aveva proferito parole che non avrebbero retto alla prova dei fatti, Gesù aveva preannunciato: “Dove io vado, tu non mi puoi seguire ora, mi seguirai più tardi” (Gv 13,36). L’amore si esprime proprio come attenzione ai tempi dell’altro.

Quante volte ci vantiamo di essere persone che hanno bisogno di dire sempre ciò che pensano mentre, invece, non ci siamo mai chiesti se l’altro a cui stiamo parlando abbia spalle capaci di reggere il peso di una nostra esternazione.

Ci sono momenti e momenti e Gesù ha attenzione per i momenti di ognuno. Sebbene attraversato dal desiderio di una loro maturità, sa che questa non si improvvisa e non avviene in modo repentino e automatico. Posso accogliere dall’altro solo ciò che è capace di offrirmi non quello che io pretenderei.

Questa situazione, però, al dire di Gesù è solo momentanea: verrà lo Spirito della verità. Cosa significa? Solo quando faranno esperienza dell’amore vero, pieno, totale, i discepoli saranno capaci di lasciarsi alle spalle solitudine e incredulità, la fatica della non conoscenza e l’incapacità di reggere il peso. Il di più dell’amore dischiuderà orizzonti insperati.

L’indisponibilità di un momento non deve indurre a chiuderci nel silenzio dell’incomprensione; l’incapacità a vibrare secondo lo stesso ritmo, chiede a noi di esercitare il di più della pazienza che sa favorire e attendere la maturità dell’altro.

Se solo comprendessimo il senso reale della parola “creatura”. È il participio futuro del verbo creare; esso indica un essere non già fatto del tutto ma ancora di nuovo da creare. A crearci di nuovo sono gli eventi, le situazioni, gli incontri, l’amore ricevuto, l’azione dello Spirito santo in noi.

Per ora non siete capaci…

Di solito intendiamo capacità come essere in grado. Tuttavia, per essere in grado è necessario un passaggio previo: essere capienti. La capacità, infatti, prima ancora che abilità è disponibilità ad accogliere. Dio vorrebbe donarci ogni cosa ma perché questo possa accadere è necessario dilatare lo spazio della nostra capacità.

Verrà lo Spirito…

Quando nella nostra vita diventiamo capaci di vivere secondo lo stile del Signore Gesù quello è il momento in cui il suo stesso Spirito viene dentro di noi. Ma questo momento è possibile solo quando smettiamo di ospitare solo i nostri schemi di pensiero e ci apriamo al di più dell’azione stessa di Dio in noi.

Lo Spirito non cessa di introdurci nelle cose di Dio Padre secondo lo stile del Figlio Gesù, ma senza la disponibilità a fare spazio, il rischio è quello di estinguere la sua azione e di ritrovarci a corto di speranza.