E invece no – Ascensione del Signore

ascensione di gesùSe ne va: il Maestro è sottratto allo sguardo degli apostoli. Le partenze, si sa, non sono mai indolori; i distacchi misurano una volta di più il bisogno quasi spasmodico di rinviare certe scadenze perché ci colgono impreparati; gli addii sono sempre motivo di rivisitazioni nostalgiche che non tardano ad essere manifestate. Qualcuno, infatti, avrebbe sperato che almeno alla fine Gesù avesse soddisfatto il loro desiderio di veder restaurate le sorti d’Israele. “È questo il momento?”. Se non adesso, quando?

Le separazioni sono sempre occasione per riaprire ferite che di solito preferiamo anestetizzare con il riandare della mente a quando tutto era più semplice, tutto più facile, tutto più promettente. Proprio le separazioni evidenziano il bisogno di portar indietro l’orologio facendo amarcord. Per evitare di affrontare le questioni più cogenti, passiamo ore a ripeterci: ti ricordi quella volta? E quell’altra ancora? Meccanismo psicologico a tutti trismente noto.

Per quanto faticoso star dietro a quel Rabbi, era stato comunque affascinante: per il credito di un suo sguardo si erano ritrovati a ripensare affetti e mestieri. Da non credere!

Per la forza della sua parola avevano visto non poche esistenze riprendere non solo vigore fisico ma anche quello psicologico e morale.

Si erano ritrovati a provvedere alla fame di tanti con solo poche briciole.

Quell’uomo riusciva a tenere testa anche ai più esperti conoscitori della legge antica.

Era l’unico in grado di pronunciare parole che facevano assaporare le primizie di una vita che non ha fine.

Sì, aveva parlato di sofferenza, di morte ma poi avevano avuto la gioia di rivederlo vivo dopo quei giorni. Mai più avrebbero pensato che fosse sottratto definitivamente alla loro vista: si erano quasi abituati a vederlo vivo, tante e variegate erano state le sue apparizioni da risorto. E nel bel meglio li molla di nuovo.

Proprio mentre vorrebbero cristallizzare questo momento, egli sfugge alla loro presa mentre si sentono ripetere che è l’ora di andare. Perché mai? Non era meglio godersi l’intimità di quel momento piuttosto che accettare il confronto con la città? Che scherzo è questa fregatura?

No, non si tratta né di uno scherzo e tantomeno di una fregatura. Proprio mentre sta per andarsene, ecco il gesto della fiducia rinnovata. Quegli uomini si erano rivelati incapaci di assumere il sogno di Dio sul mondo e sulla storia – tant’è che all’occasione non avevano retto – e per tutta risposta Gesù che fa? Si fi da ancora degli stessi. Secondo una logica di economia aziendale nessuno avrebbe consigliato una simile operazione: meglio cercare altri cui affidare il compito. O forse, come qualcuno suggerisce, sarebbe stato meglio invertire le parti: spedire gli apostoli in cielo definitivamente con una sorta di prepensionamento agevolato e lui, il Signore, portare avanti da solo il compito che invece affidava loro. Sarebbe riuscito senz’altro nell’intento. E invece no. Nessuno ritenuto inadatto: manca solo chi ha deciso di ritenersi non idoneo e, perciò, ha preferito tutt’altra strada perché credeva di non poter ottenere remissione alcuna.

Il mistero dell’Ascensione ha un duplice volto: se da una parte ricorda a tutti noi la meta che ci attende, dall’altra ricorda il nostro volto più vero. La Chiesa non è una setta per iniziati che possa vantare chissà quale pedigree: essa è una comunità di uomini e donne a cui, nonostante le loro fragilità, nonostante le loro più o meno confessate resistenze, Dio non cessa concedere e di affidare ciò che ha di più caro: il perdono dei peccati e la necessità di conversione.

Anche quando l’avessero fatta grossa come era accaduto durante la passione del Figlio, Dio non trova di meglio che ripartire con quegli stessi uomini. Accadde a Betania quel giorno, accade ogni giorno con noi.

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