Le notti della fede – Martedì VI di Pasqua

5Ci ritroviamo sovente come sommersi dal buio, come se stessimo attraversando una lunga interminabile notte. E quello che più ci rammarica è il fatto che a Dio sembra non importare nulla di questo buio e di questa notte. Ma la Pasqua viene proprio a ricordarci che la nostra fede e la nostra speranza nascono dalla certezza che Dio veglia sulle nostre notti.
Tante volte sembra che Dio dorma. “Perché dormi, Signore? Non t’importa che moriamo?”. E invece vegliava.
Sembrava dormire nella notte del nulla prima della creazione. E invece vegliava. E l’uomo vide la luce.
Sembrava dormire quando Abramo fu chiamato a sacrificare il proprio figlio. E invece vegliava. E Abramo riebbe il figlio.
Sembrava dormire quando gli egiziani stavano per raggiungere gli ebrei nelle acque del Mar Rosso. E invece vegliava. E gli ebrei ritrovarono la loro libertà.
Sembrava dormire Dio quando Gesù moriva sulla croce gridando: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” . E invece vegliava: e dopo tre giorni il Figlio è risorto.
Le notti della veglia di Dio nella storia ci insegnano che noi sbagliamo a credere che Dio si sia addormentato solo perché il suo passaggio non avviene nell’ora e nel modo in cui noi pretendiamo. Dio è un Dio che veglia. Tu continua solo ad avere fede, ripeterà Gesù a un papà nel vangelo.
Proprio quando sembra non ci sia più nulla da fare, è allora che Dio interviene. Gli apostoli sono incatenati e con loro incatenato sembra persino il Vangelo. tuttavia, c’è qualcosa più forte delle catene ai piedi ed è la fede di chi non smette di credere e perciò, persino nel cuore di una notte profonda e negli abissi di una prigione, non cessa di fare memoria dell’opera di Dio di cui continua a cantare le lodi.
Nei momenti di angoscia totale, quando l’evidenza vorrebbe costringere alla resa, è ancora possibile pregare e lodare. Questo, solo questo, riscatta un luogo di desolazione e di brutture come può essere una prigione.
Questa fede diventa capace di produrre un terremoto e di portare tutti verso la libertà.
Chi ha conosciuto questa gioiosa esperienza di un Dio che veglia e libera nel cuore delle notti dell’umanità, può dire ai fratelli: ‘Non farti del male’. E chi fino a poco prima era custode della prigionia diventa fratello con cui condividere non solo la mensa ma anche la fede

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