C’è Gesù – III di Pasqua

Uno spaccato di vita ordinaria quello presentatoci da Gv nel brano evangelico. Tanta la fatica a misurarsi con la luce che promana dalla risurrezione del Signore. Sette dei Dodici si ritrovano nei luoghi della loro abituale esistenza prima dell’incontro con Gesù, ma vivono l’incertezza propria di chi si ritrova smarrito, quasi la loro esistenza non abbia più un senso. E colui che era stato scelto da Gesù perché confermasse i fratelli, patisce egli stesso il peso della propria fragilità e della propria dispersione.

Il suo “Io vado a pescare” suona come il riconoscimento amaro del fallimento, come se dicesse: “meglio lasciar perdere”. Colui che avrebbe dovuto osare parole di speranza e di sostegno, genera sconforto e delusione, quasi a voler far finta di nulla: tre anni cancellati in un attimo. La debolezza non risparmia nessuno, neppure chi è costituito in autorità su altri. Tuttavia, proprio il mistero della nostra personale fragilità è ciò che ci rende più autorevoli, molto più di una integrità difficile da emulare. A ragione l’apostolo Paolo dovrà riconoscere che la potenza del Signore si manifesta pienamente nella nostra debolezza. I nostri limiti personali, infatti, ci ricordano quanto siamo continuamente bisognosi della misericordia del Signore, la stessa che siamo chiamati ad usare nei confronti di coloro che ci sono affidati.

“Veniamo anche noi con te”, gridano gli altri sei. Inutile, non siamo fatti per altri lidi, questo è il luogo con cui dobbiamo fare i conti, meglio tornare al nido delle nostre occupazioni. Ci siamo illusi. Rassegniamoci, non c’è nulla da fare.  Eppure Gesù li aveva chiamati per altro, per non restare schiacciati dal piccolo cabotaggio di chi si accontenta di arrivare ogni giorno e sera e poi ricominciare senza sbocco alcuno. Chiamati a mettere i loro passi verso il futuro, ripiegano verso il passato con Pietro. Quanto è difficile riconoscere ciò che è bene per noi quando volentieri, tentati dal disincanto, ripieghiamo verso l’accettazione passiva dello status quo! È più facile seguire anonimamente la massa che avere il coraggio delle proprie convinzioni. Poco importa se si imbocca una strada senza ritorno il cui esito è l’infruttuosità.

“Ma quella notte non presero nulla”.

A delusione si aggiunge delusione, come se non fosse bastata quella di una sequela abortita. Eppure, proprio come era accaduto per la risurrezione, proprio il fallimento diventa il momento che si apre a una fecondità insperata. Lì, infatti, Gesù si rende presente: egli è l’unico a rendersi presente quando ogni altra speranza è svanita.

C’è Gesù: questo è il grido che deve affiorare sulle nostre labbra quando restiamo soli perché a nessuno interessa più la nostra presenza.

C’è Gesù, quando la nostra esistenza sembra non avere più dignità alcuna.

C’è Gesù, quando il quotidiano sembra restituirci solo il ritmo noioso del passare del tempo.

C’è Gesù, quando ci misuriamo con l’incapacità di un amore vero.

C’è Gesù, quando la malattia sembra avere la meglio sulla vita.

C’è Gesù e questo basta. Questo è ciò che siamo chiamati a ripeterci l’un l’altro quando non riusciamo a leggere con obiettività quello che ci accade.

“Avete qualcosa da mangiare?”.

Con tutti i vostri sforzi, c’è qualcosa che vi nutre e vi alimenta davvero?

La Pasqua ci ricorda che tutto comincia proprio quando tutto sembra svanire ma perché questo possa accadere è necessario accogliere ciò che la presenza di Gesù suggerisce a noi. Per uscire da questa impasse non è sufficiente che il Signore ci sia ma che sia riconosciuto e accolto mediante la fiducia. Ritorna pure alle tue occupazioni ma con un altro atteggiamento. Quando questo accade, la fiducia accordata diventa fede: “È il Signore!”.

È necessario cambiare lato, è necessario smettere la logica del “si è sempre fatto così”. Allo stesso Pietro, infatti, non rivolge alcuna richiesta di giuramento o di promessa, non la perfezione, nessun curriculum, nessuna dimostrazione o rassicurazione. Solo una domanda: “Mi ami?”. Perché proprio questa? Perché quando non ami non stai pescando dalla parte giusta della vita.

Solo quando avrai imparato ad amare scoprirai perché restare fedele a chi e a ciò che hai scelto.

Solo quando avrai imparato ad amare troverai gli atteggiamenti giusti.

“Pasci i miei agnelli”. Nutri i più piccoli con lo stesso amore con cui io nutro te.