Scuola di vela – Inizio mese mariano

image-01-05-16-04-46“La tristezza nella Chiesa e nel mondo ha certamente qualche rapporto con l’assenza della Madre di Gesù” (G. Danneels).

Patiamo sulla nostra pelle un profondo senso di tristezza in ogni ambito: è come se avessimo smarrito la gioia della vita, la bellezza di essere al mondo. È vero: non poche volte ci sono ragioni oggettive che ci intristiscono e gettano nello sconforto. Stasera, però, alla scuola di Maria, dobbiamo riconoscere che una larga parte della nostra tristezza radica in una memoria debole e in una miopia che impedisce la giusta lettura delle cose. Questa memoria debole ci fa credere che tutto dipenda solo da noi, dimenticando che abbiamo già ricevuto tanto. La tristezza fa capolino allorquando viviamo un senso eccessivo delle nostre responsabilità, quasi che dovessimo far tutto da soli partendo dal nulla.

Maria, da parte sua, è consapevole che tutto ciò di cui dispone ha una sorgente ben precisa: la mano di Dio. Per questo è capace di affidamento: libera anzitutto da se stessa, è in grado di dire sì a ciò che Dio di volta in volta le chiede. Sulla bocca dei nostri anziani abbiamo sentito ripetere spesso, nei momenti di difficoltà: “la mano di Dio è tanto grande”, eco di quella confessione di fede del popolo ebraico che riconosceva sempre le meraviglie operate dalla destra di Dio. E questa certezza restituiva loro la capacità di mettersi in gioco senza ansie e in una fedeltà a tutta prova.

C’è poi un altro motivo a intristirci. Sappiamo, infatti, di essere oltremodo vulnerabili: tutto ci fa paura, persone e situazioni, sguardi e domande. La paura di ciò che ci possa accadere finisce per tenere il cuore sotto spranga, come blindato. Preferiremmo che nessuno ci chieda qualcosa, nemmeno Dio. Incatenati come siamo, tutto ci scivola addosso, nulla più ci coinvolge. E così patiamo il dramma di questa nostra epoca: tanto sicuri quanto soli.

Riceve e riconosce la visita di Dio, invece, solo chi ha la porta del suo cuore aperta proprio come accade a Maria all’annuncio dell’angelo. Si fida davvero che tutto sia possibile a Dio e perciò a prevalere non è lo scetticismo e tantomeno l’ironia.

Un ulteriore motivo di tristezza è la convinzione che a vivere certe esperienze siamo noi gli unici. Siamo come impediti nel riconoscere quelle persone che il Signore mette sul nostro cammino per poter essere accompagnati nel discernere e nel comprendere ciò che Dio vuol compiere per noi e attraverso di noi. Non è un caso che l’angelo del Signore inviato a Nazaret indichi a Maria un’altra persona che vive la sua stessa situazione. “Vedi”, le dice l’angelo. Dio concede continuamente dei segnali che ci aiutino ad uscire da situazioni che potrebbero bloccarci. Chi è capace di conferire diritto di parola ad ogni situazione e ad ogni momento, è in grado di vivere l’operosità tipica di chi sente che ogni cosa lo riguarda.

Alla scuola di Maria apprendiamo come, per decifrare eventi che sfuggono alla nostra comprensione, non bastino i soliti criteri o il mero buon senso: Maria legge eventi e situazioni del presente partendo dalla prospettiva dell’invisibile. Questa è l’intelligenza, ossia la capacità di “leggere dentro” ritornando sugli avvenimenti per riconoscere che proprio sulla soglia delle cose umane si rivela sempre qualcosa del mistero santo di Dio. In questo modo tutto è eloquente: la vita, gli incontri, i silenzi, gli sguardi, le attese, le tribolazioni, le solitudini, le amicizie e, per ultima, anche la morte.

In genere, quando riandiamo al passato, lo facciamo per comprendere meglio quello che abbiamo vissuto. Maria, invece, lo fa per entrare ancor più in relazione col mistero santo di Dio che si dà a conoscere mediante parole ed eventi.

Di solito, le difficoltà e le incertezze finiscono per far ritirare la nostra disponibilità e sospendere le nostre scelte. La prova, invece, è per Maria motivo per esprimere una fedeltà che va oltre i fatti. Tale fedeltà si manifesta in tre modi: attraverso la presenza, anzitutto, poi mediante la disponibilità piena e, infine in un silenzio che è fatto di accoglienza e di premura. Maria sperimenta che stare in una relazione di fede vuol dire andare oltre i legami di sangue: accetterà persino di essere strappata dal figlio che ha dato alla luce per diventare la madre di tutti come il Signore le chiedeva di essere. Chi di noi avrebbe accettato umanamente un tale scambio, lo sconosciuto per il figlio?

Maria ci ricorda che quando c’è di mezzo Dio la vita è da concepire come un sistema aperto: Dio scombussola e mette in cammino. Quando gli dici “sì”, la strada diventa il tuo luogo, il viaggio la tua occupazione, il vangelo il tuo bagaglio. Vivere la vita con spirito di fede è accettare di stare a una perenne scuola di vela, dove appunto la tua vita è la vela e Dio è il vento che la fa andare.

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