L’acqua sporca – Giovedì Santo

Ne avessimo la possibilità e la cosa non risultasse stravagante o l’ultimo espediente di chi si abbandona al vezzo di una creatività liturgica sconsiderata, mi piacerebbe che lasciassimo nei nostri presbiterii, ai piedi dell’altare il catino con l’acqua sporca che, dopo la lavanda dei piedi, esso ancora raccoglie. Quell’acqua sporca è molto più che un gesto rituale consigliato in questa solenne celebrazione vespertina. Essa, infatti, è memoria del nostro vissuto: è la nostra vita che il Figlio di Dio prende nelle sue mani lavandola con un lavacro di vera e propria purificazione.

Quella sera, il gesto di chinarsi e lavare i piedi degli apostoli con dell’acqua, non fu l’ultima trovata bizzarra del Signore. Quell’acqua aveva raccolto, certo, la fatica e la polvere accumulata dai piedi dei Dodici, ma ancor più era lì come una reliquia a testimoniare il diverso modo di rapportarsi alla passione del Cristo.

Quell’acqua aveva raccolto la fedeltà di Giovanni, l’unico del gruppo che riuscirà a sostenere lo scandalo di quanto tra non molto si scatenerà sul Maestro; aveva raccolto il suo acconsentire circa il fatto che il Signore potesse disporre di lui fino in fondo affidandogli sua Madre.

Aveva poi raccolto l’irreprensibilità e la non falsità di Natanaele e nondimeno la sua fuga.

Aveva lavato l’entusiasmo di Tommaso nel dirsi pronto a morire con il Maestro ma anche il suo non reggere il corso degli eventi; ne aveva già lavato come d’anticipo anche il suo mettere condizioni per aprirsi alla fede.

Aveva lavato l’indisponibilità di Giuda a mettersi in sintonia con quanto il Maestro intendeva compiere; aveva lavato la sua incapacità ad accogliere l’ultimo gesto di comunione a lui offerto nel dono del boccone intinto; aveva lavato il suo voler perseguire un progetto di riscatto e rivalsa tutto suo; aveva lavato il suo appropriarsi di un dono che il Padre aveva fatto all’umanità intera; aveva lavato quei piedi  che di lì a poco, invece di seguire le orme del Maestro, preferirà che restino sospesi al vento nel gesto di togliersi la vita.

Aveva lavato la sincerità di Pietro disposto a restare l’unico fedele qualora tutti avessero abbandonato il Maestro ma anche la sua incapacità a perseverare appena le cose avrebbero preso una piega drammatica; aveva lavato il suo non riconoscere il Maestro, il non riconoscersi come uno dei suoi; aveva lavato il suo pianto, la sua ritrosia, il suo seguire da lontano la passione del Signore, la sua cocciutaggine ma anche la sua umiltà nell’accogliere il perdono; aveva lavato la sua disponibilità a confermare i fratelli una volta ravveduto.

Stasera lava i miei, i tuoi piedi. Lava i miei piedi che intraprendono percorsi sbagliati; lava le mie fughe quando rincorro miraggi di grandezza; lava il mio imboccare strade senza sbocco quando mi convinco che esse siano le uniche percorribili.

Lava i miei ritardi nel credere alla sua parola; lava la mia ritrosia a lasciarmi condurre su sentieri che non conosco; lava la mia smania di essere riconosciuto, la mia ira, la mia poca pazienza, la voglia di primeggiare che tante volte attraversa anche le nostre comunità, la pretesa di stabilire percorsi omologati e omologanti, l’incapacità a rispettare i tempi di ognuno, il rifiuto di credere che anche la notte del dolore possa aprirsi a una nuova fecondità a tutta prima insperata, il mio fare la comunione anche quando non sono in comunione, il mio ridurre tutto a mera ritualità smarrendo il senso.

Nonostante piedi in fuga, piedi che recalcitrano, piedi che scalciano addirittura, a quei piedi sarà affidato l’annuncio di speranza che dovrà raggiungere ogni uomo. A noi questa speranza è giunta proprio tramite quei piedi. Penso a quanti ancora potrà giungere anche attraverso i nostri piedi.

È per questo che vorrei non perdere la memoria di cosa raccoglie quell’acqua che il Signore lascia scivolare con tenerezza sui miei piedi senza trattenerli, lasciandoli liberi di accogliere la fiducia accordata o di rifiutarla. Proprio questo, infatti, attesta cosa significa amare.

“Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione
prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato,
del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo Amore”.
(Madeleine Delbrêl)

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