Lo stile di Gabriele – Omelia di Mons. Salvatore Ligorio per il XXV di don Antonio

Eccellenze Reverendissime,

diletti presbiteri, diaconi e seminaristi,

distinte autorità,

carissimi fratelli e sorelle,

è motivo di grande gioia presiedere questa solenne celebrazione in occasione del Venticinquesimo di ordinazione presbiterale del parroco di questa Chiesa Cattedrale, il carissimo don Antonio.

La celebrazione odierna è unica per la storia dell’umanità: l’Annunciazione del Signore, infatti, segna gli inizi della nostra salvezza.

È una festa che sento particolarmente, dal momento che ho scelto come motto episcopale proprio il mistero di questo giorno: “Et verbum caro factum est”.

Questa festa, per una provvidenziale coincidenza accomuna alcuni dei vescovi che hanno avuto a che fare con don Antonio: Mons Talucci che celebra oggi il suo trentunesimo anniversario di ordinazione episcopale e che ha ordinato don Antonio 25 anni fa, e Mons. Superbo che ricorda il diciottesimo anniversario del suo ingresso in Diocesi.

Saluto con sentimenti di stima Sua Ecc.za Mons. Paolo De Nicolò, Reggente Emerito della Casa Pontificia: è qui in mezzo a noi perché è stato padre spirituale di don Antonio negli anni della sua formazione al Collegio Capranica e sempre ne ha accompagnato il cammino.

Saluto e ringrazio i familiari di don Antonio. Un pensiero particolare alla mamma assente perché impedita dalle sue condizioni di salute.

Proprio per non smarrire il senso di quello che stiamo celebrando, vorrei proporre a me, al carissimo don Antonio e a tutti voi, una sorta di pellegrinaggio nella casa di Nazaret. Vorrei che guadagnassimo un angolino di quella casa per essere aiutati dall’arcangelo Gabriele a riconoscere l’agire di Dio e comprendere che cosa è chiesto ancora a ciascuno di noi.

Certo, in quella casa fu chiesto a Maria qualcosa di unico, irripetibile: diventare la Madre del Figlio di Dio. Tuttavia, in quella casa, veniamo messi a parte di che cosa può favorire la risposta dell’uomo. Mi piace pensare al ministero presbiterale come il prolungamento della missione dell’arcangelo Gabriele ed è su questo che vorrei fermare la nostra attenzione.

Conosciamo tutti l’impegno profuso da don Antonio nell’annuncio del Vangelo non solo nella nostra Chiesa ma anche là dove viene chiamato per guidare esercizi spirituali e ritiri.

Per questo trovo particolarmente significativo accostare la pagina di Lc dalla prospettiva dell’evangelizzatore.

 L’angelo Gabriele fu mandato da Dio…

Ogni chiamato è un inviato da Dio. Chi è Gabriele, la forza di Dio? È l’angelo dei Natali decisivi: annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e annuncia a Maria quella del Figlio di Dio. E non è forse questo il presbitero, l’annunciatore e il facilitatore della nascita di Dio stesso nella vita di coloro che gli sono affidati?

Per accogliere la visita di Dio è necessario riconoscere i vari “Gabriele” che Dio invia nelle nostre storie così da farci capaci di ospitalità divina. Il più grande desiderio di Dio, infatti, è essere di casa nelle case degli uomini. Egli che può tutto, nel mistero dell’annunciazione si sottopone alla disponibilità di una sua creatura. E non è così nel mistero di ogni vocazione? Egli può tutto, ma se io lo voglio. Nella vita di ognuno di noi, egli si lascia circoscrivere sottomettendosi alla nostra libertà, al nostro .

Quando egli è riconosciuto e accolto, la nostra storia diventa Terra Santa.

Mandato da Dio, Gabriele traduce lo stile di Dio. Proprio così, la forza di Dio si esprime solo quando si assume e si incarna lo stile stesso di Dio.

Si tratta, anzitutto, di uno stile gioioso: il segno più vero che Dio è all’opera nella storia dell’uomo è la gioia, è la vita che comincia a scorrere. La sorpresa per il coinvolgimento inatteso nel disegno di Dio, è vinta solo grazie alla gioia che nasce dal sapere che Dio conosce il nostro nome. Non c’è momento della nostra vita che non necessiti di una lieta notizia! Proprio la gioia sperimentata, è ciò che apre credito della fiducia nel Dio capace di operare nell’irrilevanza di Nazaret e nella impossibilità di una vergine.

Poi è uno stile di attesa: Gabriele è attento alle ragioni della ragione e perciò rispetta i tempi delle risposte. Quante volte un atteggiamento impaziente finisce per congelare la fecondità della risposta!

Si tratta, inoltre, di uno stile rassicurante: è l’invito a non temere quando la mente e il cuore si trovano coinvolti in qualcosa che sembra impossibile alle sole forze umane. La paura è vinta dalla certezza di avere un posto nel cuore stesso di Dio.

Gabriele incarna, ancora, uno stile di discrezione: a contatto con il vissuto di chi è chiamato, non invade, è capace di fermarsi sulla soglia delle confidenze ricevute.

Emerge, poi, uno stile di amorevolezza che infonde pace e scioglie ogni legittimo turbamento che nasce quando si misura la sproporzione tra noi e Dio.

Uno stile gentile capace di attrarre per la sua delicatezza e per la sua signorilità. Lo stile di Gabriele fa passare dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla relazione.

Chi si fa discepolo di questo stile di evangelizzatore si ritrova un volto luminoso, un modo di parlare pacato, un consiglio saggio, un amore non selettivo, un agire trasparente e fedele.

Lo stile di Gabriele è uno stile convincente perché onesto nel dire e in grado di illuminare perché vero.

Lo stile di Gabriele è lo stile di chi aiuta a comprendere che la maturità umana non è proporzionale alla comprensione, anzitutto, ma alla fede, alla disponibilità a fare spazio a ciò che è più grande di noi.

L’angelo Gabriele ci ricorda che quello che dal punto di vista umano rappresenta l’impossibilità a generare, dal punto di vista divino diventa proprio la condizione perché Dio agisca.

Maria arriverà a dire il suo “Eccomi” al Signore aiutata senz’altro nel suo discernimento dalla presenza e dallo stile di Gabriele oltre che dalle sue parole.

Quando Dio ha a che fare con l’uomo non elabora teorie ma suscita eventi che interpellano la libertà degli interlocutori e coinvolge persone che siano segno del suo desiderio di ristabilire alleanza con l’umanità.

In questo giorno così significativo, preghiamo per te don Antonio perché, come Gabriele, tu continui ad essere annunziatore del Vangelo e, come la Vergine Maria, tu possa essere terra pronta ad accogliere la Parola che annunci agli altri.

Amen.