Interroga la tua storia – I di Quaresima

Anche su di noi è sceso lo Spirito. Anche noi siamo stati battezzati. Anche noi amati come figli. Eppure anche noi sospinti nel deserto. Figli amati, eppure sempre confrontati con il vuoto e con la lotta. Sempre tentati di perseguire progetti a nostra misura.

Ci è promessa una terra e invece troviamo il deserto. Sarà poi quella che abbiamo intrapreso la via che conduce alla terra della promessa? C’è davvero una terra della promessa?

Ci è stata assicurata la vita e invece facciamo non di rado esperienza di morte. Perché intraprendere un percorso che a tutta prima non è affatto vincente e porta non di rado i segni di una sconfitta?

Noi eletti da Dio. Noi amati da Dio. Ma sarà vero? Non mi fido. E se fosse l’ennesima burla a cui sottostare? Perché continuare a fidarmi? Non è forse il caso che io stesso, io provveda da me ai miei bisogni? Perché non usare del potere che la vita, poco o tanto, mi affida? Che senso ha farsi schiacciare da chi comunque fa uso di quello stesso potere a cui io dovrei rinunciare? Ha un senso credere quando pare che Dio non ascolti ciò che pure con fede io gli domando? Che razza di Dio è? Una vera e propria delusione. Meglio occuparsi di altro che del Dio di Gesù Cristo troppo spesso ridotto al silenzio e all’impotenza. Gli sta davvero a cuore la mia vita? E quanto?

Ci sono momenti in cui anche noi attraversiamo una vera e propria Pasqua, quando magari ci ritroviamo condannati ma senza colpa, uccisi persino da quelli di casa propria. Ci sono momenti in cui l’alba del terzo giorno sembra molto lontana e ci si ritrova incapaci di ripetere: Padre, nelle tue mani affido la mia vita.

Gesù stesso non aveva fatto in tempo a lasciar risuonare la voce del Padre quando al Battesimo gli aveva attestato: “tu sei il Figlio mio, il prediletto” che si ritrova subito catapultato, pur pieno di Spirito Santo, in quel luogo di desolazione e di aridità qual è il deserto, senza piste e senza cibo. Egli, il Figlio, lì a confrontarsi con una esperienza di profonda indigenza propria di ogni uomo. Di lì a poco si manifesterà agli uomini come l’inviato del Padre: ma quale via intraprendere? Una vale l’altra? La tentazione di prendere delle scorciatoie e di saltare i passaggi senza accettare di aderire al reale è forte.

Ogni anno, dopo aver varcato la soglia di ingresso della Quaresima con il capo coperto di cenere, la liturgia dischiude per noi l’orizzonte del deserto. Nessuno risparmiato dal misurarsi con il vento sferzante della vita che è il nostro vero deserto. Tutti condotti lì per un vero e proprio esercizio di libertà: nel deserto, infatti, la mia fame si fa sentire con forza tanto da soffocare non poche volte la voce del Signore. Lì, il mio bisogno di sicurezze, la paura di perdere si fa sentire inesorabilmente tanto da farmi cercare un Dio che sia garante di riuscita.

Lo stesso Figlio di Dio si avvia nel nostro deserto e lì scopre le nostre atroci regole, le nostri suadenti tentazioni. Se il Figlio di Dio ne sente il fascino, se lui deve “scegliere”, crediamo proprio che qualche uomo passi su questa terra scansando momenti come questi? Crediamo che per qualcuno sia facile servire Dio e ripudiare Mammona? Non c’è battesimo, né ordine sacro che ci eviti di attraversare i giorni bui in cui l’unica luce che ci attira è quella fosca che sa di morte e perdizione. Non c’è neppure età e lunga frequentazione di chiese che ci “confermi in grazia, nel bello e nel vero, nella vita e nell’amore”.

Il deserto è sempre un luogo non immune da fraintendimenti e da possibili sbagli. La tentazione di separarci da Dio si fa più forte quando ci sembra che egli sia un Dio debole o addirittura assente. E tuttavia non c’è situazione umana che possa essere considerata come sottratta all’azione di Dio e non c’è un tempo – anche quello della prova – che possa essere ritenuto “disgraziato”. Non dimentichiamo, infatti, che Gesù si inoltra nel deserto pieno di Spirito santo e da esso guidato.

Esso è senz’altro un tempo che è possibile attraversare solo se il cuore è in grado di fare memoria della fedeltà di Dio alla storia dell’uomo. Lo si attraversa se ci si fida del fatto che Dio è ancora al tuo fianco.

Interroga la tua storia. Interroga i molti momenti del tuo personale morire e narra quante volte Dio ti si è rivelato in esso. Ecco la proposta di questa Quaresima.

  • Sembrava dormire nella notte del nulla prima della creazione. E invece vegliava. E l’uomo vide la luce.
  • Sembrava dormire quando Abramo fu chiamato a sacrificare il proprio figlio. E invece vegliava. E Abramo riebbe il figlio.
  • Sembrava dormire quando gli egiziani stavano per raggiungere gli ebrei nelle acque del Mar Rosso. E invece vegliava. E gli ebrei ritrovarono la loro libertà.
  • Sembrava dormire Dio quando Gesù moriva sulla croce gridando: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” . E invece vegliava: e dopo tre giorni il Figlio è risorto.

Un Dio che sembra dormire. E noi lì, come i capi del Sinedrio sotto la croce, vorremmo imporre a Dio l’ora del suo intervenire: “Scenda ora dalla croce se è Figlio di Dio”. Questo voler imporre l’ora anche a Dio…

E se la mia morte si trasformasse in vita? E se mi aspettasse nelle mie morti per introdurmi in un nuovo orizzonte di senso che il semplice soddisfacimento dei miei bisogni mai potrà dischiudere?

Davanti a noi sta il dovere di scegliere: il nostro progetto o il progetto di Dio; trasformare il luogo dell’infedeltà in luogo dell’amore, quello del rinnegamento in luogo del fidanzamento, quello della lontananza in luogo di fedeltà, quello della tentazione in luogo di ascolto e di sequela. Non esistono ambienti estranei a Dio se Gesù ha fatto di un ambiente potenziale di tradimento, un luogo in cui non venir meno al suo essere Figlio.

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