Sulla tua parola – V del T.O.

“Non finirei mai di ascoltarti”. Ci è capitato senz’altro di riconoscere di essere interiormente attratti da qualcuno che, con il suo modo di parlare, ci svela il senso recondito di cose che percepiamo e a cui, forse, non sapremmo dar voce da soli e  per questo lo ascolteremmo senza ininterrottamente.

Era quello che accadeva con Gesù. Era tanto il desiderio di incontrare qualcuno che proferisse parole vere. Per questo la folla faceva ressa attorno a Gesù per ascoltare non una parola qualsiasi ma la Parola di Dio. Il vangelo riporterà più volte questo bisogno sia della folla sia di singole persone: la Samaritana, Zaccheo, Matteo. E riporterà pure che, se grande è il desiderio di Dio da parte dell’uomo, ancor più grande è quello di Dio di incontrare l’uomo nella terra della sua sete.

Il cuore non è fatto per chiunque: di solito ci si concede a colui dal quale ci si sente riconosciuti e amati. Per essere ascoltati, infatti, è necessario sentirsi accolti. Difficilmente ascolterai qualcuno se non percepisci che a lui interessa la tua storia, la tua vicenda. Lo dirà più avanti nel suo vangelo: le sue pecore “non conoscono la voce degli estranei”. Quella folla intuiva che con Gesù si andava oltre il si deve/non si deve, intuiva che quell’uomo era in grado di sprigionare tutta la luce sepolta nel cuore di ognuno, faceva toccare con mano come ognuno stesse a cuore a Dio stesso, come ciascuno potesse esprimersi secondo le proprie capacità, come nessuno venisse rimandato indietro o ritenuto inadatto al regno di Dio.

E, infatti, anche quelli che nel frattempo erano rimasti intenti alle loro occupazioni, ad un tratto vengono cooptati dallo sguardo di Gesù perché non perdano l’occasione di una parola pronunciata anche per loro proprio in un momento in cui meno sarebbero disposti a farlo, probabilmente. Certo, a Gesù potevano bastare le 99 pecore impersonate dalla folla e, invece, eccolo alla ricerca anche di quella smarrita. E lo fa chiedendogli la disponibilità di ciò che gli appartiene: la barca. Dio si fa mendicante, sempre così. Chiede ciò di cui tu disponi: la barca in questo caso, a ciascuno ciò che gli è proprio.

Quella di Pietro e dei suoi compagni era stata una vera notte in bianco, sia perché non avevano preso nulla sia perché non avevano dormito. Ad essere ormeggiate non erano solo le barche, lo erano molto di più le loro vite. Quando si è scoraggiati non si ha attenzione che per se stessi e ciò che ruota intorno è solitamente letto come un fastidio. E, invece, con gran sorpresa, il rabbi di Galilea ha attenzione anche per loro, proprio per loro. Gesù non mistifica, è consapevole della reale condizione dell’uomo: andare in cerca di vita e ritrovarsi, invece, a mani vuote. Di fronte a questa situazione Dio non fa analisi e non elabora soluzioni magiche: assume entrandovi dentro. Meraviglioso quel “salì su una barca che era di Simone”.

“Prendi il largo”. Non è il momento di recriminare su ciò che non ha funzionato. Questo è ancora il momento in cui contemplare ciò per cui sei fatto se solo accetti di andare in profondità.

Nel momento in cui tutto consiglierebbe una serena ritirata, Pietro accetta di uscire dal suo ripiegamento e di affidarsi alla parola di uno che, sebbene non si intenda di pesca, si intende di certo del cuore dell’uomo. Pietro è chiamato a passare dalla competenza alla fiducia, dalla bravura all’affidamento.

A volte abbiamo mille ragioni per restare legati al molo dei nostri insuccessi e ne abbiamo una sola per dire di sì: fidarsi del Signore rinunciando all’orgoglio ferito o alle analisi puntuali. Solo quando la ripartenza avviene sulla parola del Signore il risultato non si fa attendere.

Fatico a credere, ma poiché sei tu a dirmelo, lo faccio.

Quando questo accade, accade l’impossibile e l’impensabile.

“Non temere”. Le zone d’ombra sono il luogo nelle quali risplende con più chiarore la luce di Dio, il peccato l’esperienza nella quale trionfa la sua misericordia e le mani vuote ciò che Dio continua a colmare con l’abbondanza della sua grazia.

 

 

Annunci