Oltre il piccolo mondo antico – IV domenica del T.O.

“Come parla bene! Caspita che linguaggio! Da dove gli viene una simile sapienza? Eh, è dei nostri. È qui che ha respirato aria buona. Siamo noi ad averlo cresciuto”.

Dovevano essere più o meno questi i commenti della sinagoga, allorquando Lc annotava che “tutti erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”.

Eppure, ci vuol proprio niente a far prendere una piega diversa a qualcosa che sembrava procedere secondo le migliori prospettive. Era ritornato a Nazaret con la fama di guaritore: tanti accorrevano a lui per consegnargli la propria desolazione. E per tutti aveva non solo parole di conforto ma persino gesti che procuravano liberazione e guarigione. Se questo era ciò che accadeva altrove, di cosa non doveva essere capace nel suo paese di origine? E fallo un miracolo! Raddrizza qualche gamba, risuscita qualcuno, smaschera qualcun altro! Che ti costa? Cosa te lo impedisce? Tutti attestano che ne sei capace. Facci vedere. Stupiscici. E ti crederemo.

E, invece, niente di tutto questo. A Nazaret trionfa il prurito di novità, la curiosità dello spettacolo, non già la voglia di mettersi in gioco che nasce dalla fede.

Per questo, per capitolare basta un piccolissimo sospetto secondo il quale uno che non ha i titoli per dire certe cose – quand’anche siano vere – e compiere certi prodigi – quand’anche evidenti – non può permettersi di dirle e tanto meno di compierli, soprattutto se non sono a nostro vantaggio. Nel giro di pochissimi istanti tutto va all’aria, tutto è drammaticamente capovolto. Col rischio pure che ci scappi il morto.

In questi pochi versetti raccontati da Lc, c’è in sintesi quello che sarà una costante della vicenda terrena del Figlio di Dio, fino alla fine. Si sente già odore di morte in quella sinagoga solo perché quel Gesù si è detto indisponibile alle loro pretese.

Accadde così quel giorno a Nazaret. Accade così nella storia degli uomini. Bastano quattro pettegoli che vivono di cose da nulla, per mandare a monte inizi pure promettenti.

Non arriviamo, forse, a credere che le cose stiano realmente come noi ce le figuriamo attraverso una mente che continua ad assolutizzare realtà che invece andrebbero lette secondo la loro giusta portata? Quando si pensa che il mondo coincida con il proprio campanile. Succede. Tentazione di Nazaret, tentazione di ogni umana convivenza quella di ridurre la vastità delle cose al terribilmente circoscritto che, guarda caso, coincide con il mio mondo. Come a dire: abbassa la cresta e non ti montare la testa!

Nazaret si scandalizza del fatto che Dio abbia scelto la via dell’umano. Vorrebbe che accada ciò che Dio ha promesso, ma non accetta il modo in cui egli ha scelto di portarlo a compimento.

Nazaret non riesce a tenere insieme ciò che Gesù dice e chi egli è. Come può essere l’inviato di Dio, uno in tutto simile a loro?

Nazaret rappresenta la tentazione dell’esclusiva, quella di chi crede di poter vantare un diritto di primogenitura rispetto a chiunque altro, solo perché il Figlio di Dio aveva scelto di abitare lì. Suvvia: dopo tutto, siamo pur sempre dei raccomandati, visto che hai respirato la nostra aria per tanti anni! Perché vorresti trattarci alla stregua di illustri sconosciuti? Sappiamo chi sei!

Nazaret incarna lo stile proprio di chi, di fronte ad un noto che assume i caratteri dell’imprevisto, finisce per bollarlo come inadeguato.

Nazaret rappresenta l’atteggiamento di chi ha bisogno continuamente di credenziali per potersi fidare. Non riesce a comprendere che davvero era stata privilegiata dallo sguardo di Dio se è vero che il Figlio di Dio porterà impresso nel suo titolo quella appartenenza: il nazareno. Non riesce a comprendere che è proprio lì che il Figlio di Dio annuncia il compiersi di una parola che per secoli era risuonata senza che se ne vedesse la realizzazione.

“Oggi, qui”, ripete Gesù.

“Macchè”, protestano i suoi, “se non stai al nostro gioco, scordati di avere il nostro credito”.

Nazaret, ha bisogno di altro: ha bisogno di un Dio che faccia il prestigiatore.

A Nazaret accade un po’ quello che accadrà al pozzo di Sicar con la donna di Samaria: tanto qui quanto in quella circostanza, Gesù annuncia: “Quello che aspettate sono io che vi sto parlando”. Quanto diversa però la risposta! Al pozzo di Sicar la donna spezzerà ogni indugio tanto da dimenticare persino il motivo per cui era andata lì, nella sinagoga, invece, tutto diventa motivo per una maggiore chiusura che si trasforma persino in ostilità manifesta.

Sedotta com’è dai segni, Nazaret rifiuta il segno per eccellenza che Dio le ha donato. E così il dono viene letto come un diritto da gestire a proprio piacimento.

Tutte le volte in cui accade qualcosa di simile, il Signore continua dritto il suo cammino, lasciando i compaesani di sempre a bocca asciutta.

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