La propria acqua per la gioia di tanti – II del T.O.

nozze di canaCana di Galilea… è il luogo nel quale ci dà oggi appuntamento la Parola.

Cana di Galilea parla dell’uomo e parla di un Dio che sceglie quel luogo come luogo in cui manifestare le sue intenzioni.

Cana, infatti, non è solo un luogo/memoria del primo dei segni di Gesù. Esso rappresenta il luogo in cui abitualmente vorremmo abitare: è il luogo nel quale vorremmo gustare una esperienza di pienezza e di felicità. Di cosa sono simbolo, infatti, le nozze se non di pienezza e di compiutezza?

Cana è il luogo della progettualità a lungo termine, è il luogo in cui più che altrove sentirci autorizzati ad usare vocaboli come per sempre… mai…, luogo in cui dare credito ad una intuizione che un giorno lontano, forse, ci ha fatto osare muovere passi timidi verso qualcuno, luogo in cui credere che ha un senso affidare la propria vita a qualcuno e costruire legami.

E, tuttavia, Cana di Galilea è anche realtà che ricorda come la nostra vita sia continuamente minacciata. Conosciamo spesso la tristezza di una festa impossibile e la conseguente paura e frustrazione. Il vino, infatti, – cioè tutto ciò che riscatta un ritmo fin troppo ordinario e banale, tutto ciò che attesta ed esalta la bellezza del vivere – può venire a mancare senza che alcuno se ne accorga, neppure chi immediatamente avrebbe questo incarico.

Il vino è l’ingrediente essenziale perché una festa sia tale: sembra quasi che esso finisca sempre prima che una festa sia giunta al suo culmine. E così la comunione di vita che pure avevamo accettato di condividere, cessa di apparire gioiosa e rassicurante come probabilmente l’avevamo intesa agli inizi. Tutto ricade nella categoria della “normalità”, cioè nella categoria del senza stupore e del senza gioia. E finiamo per rassegnarci che non possa andare diversamente: ridursi a condurre una vita senza infamia e senza lode. Quasi non ci si fa più caso. Lo attesta ingenuamente il maestro di tavola: tutti servono da principio il vino buono… è normale che all’inizio sia diverso. Poi però il clima degli inizi finisce per cedere il posto al disincanto e ci si abitua a vivere la vita senza più la dimensione della festa e della gioia, senza alcuna speranza di un possibile riscatto, senza sussulti. Basta tirare avanti, senza aspettative, rassegnati.

Cana, però, non parla soltanto di una festa di nozze funestata dalla mancanza di vino. Essa narra anche di un Dio che si fa solidale col nostro bisogno e prossimo proprio nell’esperienza della nostra impotenza a provvedervi. Narra di un Dio da invitare: fu invitato alle nozze anche Gesù. Se avessimo il coraggio da una parte e l’umiltà dall’altra di invitarlo un po’ più spesso nella nostra vita! Sarà lui, infatti, a fare la differenza a quella festa. È lui il valore aggiunto di tante nostre esistenze che altrimenti rischierebbero di rimanere fin troppo ripiegate in un succedersi di eventi di cui non sempre riusciremmo a cogliere il senso e la portata.

Cana narra di un Dio attento ai dettagli, di quelli che – se non ci fossero – non poche volte metterebbero a repentaglio tanti nostri legami. Anzi, proprio il riscatto di questi dettagli – in fondo, a ben pensarci, è proprio necessario il vino? – è ciò che costituisce la sostanza della vita eterna. Un mantello o un bicchiere d’acqua cosa sono se non un dettaglio? Eppure fanno la differenza per l’eternità. Attenzione ai dettagli.

Cana manifesta che cosa fa la differenza nella vita di un uomo: tu invece hai conservato fino alla fine il vino buono. Tu invece: Cana attesta che è possibile non rassegnarsi a un destino che vorrebbe che i nostri giorni non conoscano alcuna esultanza.

La prima a non rassegnarsi al fatto che si possa stare nella vita a traino, è Maria che coglie ciò che c’è in gioco nella rassegnazione che sta facendo capolino a quella festa. Per amore di Sion non tacerò… finchè non sorga come stella la sua giustizia… Ed è per questo che sollecita l’invitato Gesù ad intervenire e gli inservienti a fidarsi di qualsiasi cosa egli dica. Anche in una situazione in cui si sperimenta la fragilità e il limite della vita – il vino venuto a mancare – l’intenzione di Dio di rimanere per sempre legato al suo popolo non verrà mai meno. Anche il tempo della fragilità è un tempo sfiorato da Dio: non è mai un tempo povero se acconsenti a consegnargli l’acqua delle tue giare perché lui ne possa fare vino per la festa di tanti. La tua acqua, la tua fragilità per salvare la gioia di un popolo.

Qualunque cosa vi dica fatela. Fidati.

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