Anche lui… – Battesimo del Signore

battesimo gesùAnche lui…

Quale valenza questa sottolineatura di Luca! Una congiunzione racchiude non solo il senso di un gesto ma addirittura traduce un’intera esistenza e lo stile che l’ha connotata.

Anche lui…

Ci sono situazioni da cui volentieri vorremmo essere esentati. Ci sono passaggi che vorremmo non aver mai conosciuto. Ci sono scelte che vorremmo evitare con tutte le nostre forze così da essere risparmiati dalle eventuali conseguenze. Per il Figlio di Dio non è stato così. Nessuno lo ha costretto a un simile modo di entrare e di stare nella storia: lo ha scelto liberamente, suscitando il malcontento dei benpensanti di ieri e di sempre.

Anche lui…

Da non credere. Proprio così. Passi che il Signore per raggiungere l’uomo ne abbia assunto la condizione umana, passi che sia nato fuori e che l’annuncio della sua nascita sia stato recato a degli esclusi, i pastori, e che ad adorarlo siano venuti degli uomini da lontano mentre i vicini non lo hanno accolto, ma perché mai scegliere volutamente di mettersi in fila – senza neppure chiedere di passare avanti – tra uomini bisognosi di rigenerazione e di conversione? Ben a ragione il Battista riconoscerà stupito e, quasi protestando, dirà: “Signore, tu…?”. “Sì, anch’io…” attesta il gesto di Gesù.

Quell’”anche lui…” attira lo sguardo compiaciuto del Padre il quale si rilegge proprio in quel suo non tenersi a parte. Forse fatichiamo a riconoscerci discepoli di questo “anche lui”. Ci è più facile battere la via dell’”almeno lui” o del “lui no”. Ma quell’”anche” facciamo fatica a digerirlo.

Evidentemente, proprio quel ritrovarlo nella fila dei peccatori, ha un che di rivelativo circa il mistero e il volto di Dio. Se è vero che quel giorno non ha ricusato quella condivisione di esperienza, era per farmi comprendere che in qualunque situazione io mi fossi trovato, i segni del suo amore già mi avevano preceduto. Lo so: qui tocchiamo qualcosa che può sembrare assurdo. Ma che cos’è l’amore, d’altronde, se non un voler condividere con l’altro la sua stessa condizione? Non è forse vero che per amore, talvolta, saremmo disposti a prendere su di noi il male che può aver colpito una persona cara? Non è forse così l’amore di tante mamme per i loro figli? Perché Teresa di Lisieux chiederà al Signore – e glielo concederà – di voler sedere alla stessa mensa dei peccatori tanto da provare quello che vive chi si trova in una estrema lontananza da Dio?

L’amore, per Dio, non è mai una parola astratta. Per questo non si tiene alla larga da chi era segnato a vita dai propri errori che secondo la teologia del tempo sarebbero rimasti incancellabili.

“Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore”, così ricorda Paolo in 2 Cor 5,21. San Giovanni Paolo II descriverà magnificamente tutto questo quando annoterà che “Cristo… percepisce in modo inesprimibile questa sofferenza che è il distacco, la ripulsa del Padre, la rottura con Dio” (Salvifici doloris n. 18). Sperimenta in se stesso, con la lucidità che gli viene dalla sua persona divina, la condizione di chi, a motivo del peccato, si trova lontano da Dio.

A chi crederebbe che l’amore di Dio è qualcosa da raggiungere mediante un certo percorso, il Battesimo di Gesù viene ad annunciare che esso è antecedente la risposta dell’uomo: “Dio rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”. Il cuore di Dio, infatti, non si lascia mai attraversare da quel ricatto che talvolta condiziona e determina i nostri rapporti: “Se non fai questo non ti voglio bene”. La logica è rovesciata: è perché Dio mi vuol bene che io posso operare il bene. A redimerci, infatti, non è la minaccia di chi mi indica la via da seguire, ma l’amorevole assunzione della mia condizione e il percorso di risalita condiviso. È l’amore per l’uomo che porta Dio a condividere, dal di dentro, non solo la fragilità della condizione umana, ma persino la situazione di annientamento e di dolore che l’uomo provoca in se stesso mentre decide di allontanarsi da Dio.

A noi scegliere se intraprendere la strada di quell’“anche lui…” le cui conseguenze sono iscritte nella carne stessa del Figlio in cui il Padre si compiace.

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