I criteri di Dio – Epifania del Signore

Stanotte ho fatto un sogno. Mi è capitato di incrociare la carovana dei Magi mentre facevano ritorno a casa dopo essere stati a Betlemme. Incuriosito dalla loro avventura gli ho chiesto che cosa avesse significato l’incontro con il Bambino Gesù e quali fossero le caratteristiche del viaggio intrapreso.

Ad un tratto, uno di loro ha preso la parola e ha cominciato a raccontare.

Sai Antonio, un bel giorno, abbiamo visto accendersi una stella. Tante volte nella storia di ognuno di noi accadono eventi attraverso i quali Dio, proprio come le stelle nel firmamento chiamate a distinguere la luce dalle tenebre, vorrebbe consegnare un diverso modo di leggere le cose e di affrontare le situazioni. Quella volta era stato così.

Messi in cammino da un fatto, abbiamo avuto bisogno di confrontarlo con ciò che le Scritture attestano. Sì, perché ciò che non è illuminato dalla luce della fede rischia di restare mera cronaca.

Era stato naturale per noi dirigerci verso Gerusalemme: dove poteva essere il luogo più adatto per la nascita di un re se non nel centro del potere? E, invece, avevamo dovuto misurarci con i dirottamenti di Dio il quale sceglie “la più piccola delle città di Giuda”. I criteri di Dio, infatti, superano sempre quelli dell’uomo: il suo sguardo si posa sui piccoli e su chi immediatamente appare insignificante. Per Dio la storia riparte sempre per un versante positivo di luce mediante l’apporto di persone umili e di luoghi marginali. Proprio quel luogo tanto insolito quanto marginale, ci ha fatto toccare con mano come Dio non segua le aspettative umane ma, quasi, si diverta a destabilizzare ciò che per noi sembra essere corsia privilegiata. Proprio un tale modo di agire chiede all’uomo di rivedere continuamente i suoi progetti.

Che tristezza, però, giungere a Gerusalemme e toccare con mano che il palazzo del potere era sconvolto di fronte al germogliare di una vita nuova. Abbiamo misurato, una volta di più, che il potere umano, per stare in piedi, deve ricorrere a macchinazioni e stratagemmi; quello di Dio, invece, si abbandona alla pazienza di chi non cessa di avere a cuore la vita e, perciò, di coltivarla. Abbiamo anche toccato con mano come sia possibile trasformare un gesto di fede in un atto di morte. È vero: quando il cuore non è purificato interiormente, i gesti più grandi risultano sacrileghi. Ci siamo accorti, perciò, che cosa rappresenti davvero il Bambino nato a Betlemme: accoglierlo o meno rivela il cuore delle persone, ciò che di più vero abita in loro. Non è possibile stare con inganno davanti a lui: egli chiama a dare un nome ai pensieri più nascosti. Abbiamo visto, inoltre, come si possa conoscere tutto del Signore e non arrivare mai ad incontrarlo, perché non basta il sapere: è necessario lasciarsi muovere dal desiderio di lui.

Incontrare il Figlio di Dio nella casa di Betlemme apre ai gesti che fanno grande un uomo:

  • prostrarsi, ossia riconoscere la propria umile misura dinanzi alla grandezza di un Dio che per amore dell’uomo, accetta di fare del mondo la propria casa e della carne dell’uomo la sua dimora;
  • adorare, ovvero nutrirsi di colui dinanzi al quale ci prostra;
  • offrire, non trattenere nulla per sé di fronte a colui che si è fatto dono per noi.

Dopo aver incontrato il Signore, comprendemmo che non potevamo far ritorno a casa per la medesima strada dell’andata. Chi lo ha riconosciuto e accolto nel segno di Betlemme non può che intraprendere la stessa via di Dio, quella della semplicità e dell’umiltà.

A questo punto, però, rivolgo loro un’ultima domanda: quali sono stati gli ingredienti che hanno caratterizzato il vostro viaggio?

Mi sono sentito rispondere che il viaggio della fede – perché di questo si tratta – ha bisogno di tanta costanza, ovvero non smettere di scrutare il cielo nella notte buia, lasciando parlare ogni piccola traccia di luce; poi tanto coraggio per mettersi in cammino verso una meta sconosciuta, abbandonando la sicurezza di una vita tranquilla al riparo da interrogativi e dubbi; ancora, occorre tanta determinazione per non lasciarsi scoraggiare dalla stanchezza e dalla fatica della ricerca; inoltre, tanta umiltà nel riconoscere che il cammino necessita dell’aiuto e della competenza di altri; occorre pure tanta fiducia nel misurarsi con la risposta di gente che scopri informata ma non interessata; è necessario, poi, un cuore povero, altrimenti si resta scandalizzati di fronte alla sproporzione dei segni di cui Dio si serve. Dio in un bambino? Solo i poveri possono accogliere una tale rivelazione.

Ricorda, però, che tutto ciò è possibile solo perché Dio ha fatto il primo passo accendendo una luce nella tua notte. Non temere di riconoscere che ti manca qualcosa. Lasciati mettere in cammino dal desiderio dell’Unico che può riempire ciò di cui hai bisogno davvero.

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