Il cuore e i passi – Epifania del Signore

adorazione dei magiUn appuntamento da calendario, certo, quello dell’Epifania, ma ancor prima, un appuntamento del cuore, quello di chi si è lasciato toccare dall’annuncio recatogli nella notte della sua ricerca: “viene la tua luce.., su di te risplende il Signore”. Perciò “alzati, rivestiti di luce”. È come se avessimo bisogno di ridire con più determinazione che cosa è accaduto nei giorni scorsi e che cosa significa per la vita di chi si è lasciato mettere per strada da un fatto mai prima accaduto.

A farci da apripista i magi, uomini capaci di grande fedeltà a un segno accesosi nella loro vita. Chissà quanti avranno suggerito loro di non intraprendere un viaggio solo sulla scorta di una stella! Chissà quanti gli avranno detto che era da stolti andare all’avventura! Per cosa poi? E, invece, quegli instancabili camminatori preferiscono la follia delle proprie intuizioni alla saggezza di chi si fa maestro dei percorsi altrui.

A loro non stava tanto a cuore la conoscenza delle cose quanto poter fare esperienza di ciò che davvero conta. E cosa può contare di più del riconoscere che l’uomo è fatto per un incontro, quello con il suo Dio a immagine del quale è stato creato? Cosa conta di più della possibilità che Dio si faccia conoscere a noi? È questa la verità della nostra esistenza ed è questa che noi cerchiamo talvolta senza neppure saperlo. Per la ricerca di tale verità, i Magi non temono la derisione di chi ritiene di possedere la chiave della sapienza mondana. A loro stava a cuore “compiere il loro dovere di uomini, che è quello di sperare”, come fa dire Sartre al magio Baldassare rivolto a un uomo disperato, Bariona.

È vero, Dio parla all’uomo ininterrottamente, nelle forme più disparate. A volte, senza un motivo plausibile, il cuore prende a vibrare a un ritmo inconsueto tanto da scomodarti, tanto da farti sentire banale ogni altra cosa che non sia lui. E ti ritrovi a cercarlo persino nei luoghi inadatti. Non sarà così per i Magi che crederanno debba essere di casa presso il palazzo del potere e presso i luoghi della religione?

Chi si incammina alla ricerca della Verità, si trova sempre a dover discernere tra il rischio di ciò che Dio ha seminato nel cuore e la sicurezza di chi tutto misura col suo metro troppo angusto, tra la rotta intravista a tratti e la mappa di chi ti vorrebbe immobile, tra l’insicurezza del viaggio e la certezza delle proprie abitudini.

Uomini della terra, i Magi, ma con continui sconfinamenti nel cielo: quando questo non accade, infatti, si finisce per assolutizzare ciò che è solo un tramite. È proprio il cielo, lo scrutare continuamente i pensieri di Dio, a permetterci di restare fedeli ai segni fragili che Egli dissemina lungo il nostro sentiero di ricerca. Un gruppo di uomini riesce a far spazio ai pensieri di Dio e a decidere di incamminarsi verso la verità che illumina ogni uomo. Non così gli uomini e le donne di Betlemme che, pur a un palmo dal loro Dio, tanto da lambire il loro quotidiano, non seppero far altro che rifiutarlo: “non c’era posto per loro nell’albergo”.

Quando si incontra il Signore e lo si riconosce, l’uomo non può che inginocchiarsi aprendosi alla gratitudine e all’adorazione. Si adora donando l’oro dell’abbandono fiducioso, l’incenso del riconoscimento, la mirra della capacità di affrontare l’ora della prova. Quei doni sono profezia di come Gesù vivrà tutta la sua esistenza fino all’ora dell’angoscia e della delusione.

I Magi, da cercatori scoprono di essere cercati: per questo “provarono una grandissima gioia”. A far la differenza, infatti, è proprio la gioia. Per questo non esitano a farsi piccoli davanti all’infinitamente piccolo: ecco la lezione dell’intelligenza.

L’essenza del cristianesimo non è in chissà quale discorso sublime, non è neppure in chissà quale etereo percorso spirituale, non è neanche nella carità che si fa impegno per l’altro: essa risiede proprio nel fatto che il tutto di Dio sia racchiuso in quel bambino che è il Figlio di Dio. I Magi insegnano a noi che Dio va cercato là dove ha scelto di abitare, non già dove avremmo desiderato che fosse.

Ma il cammino non è ancora concluso. È necessario far ritorno “per un’altra strada”. Se è vero che per incontrarlo poco importa il punto di partenza (ognuno ha il suo!), il ritorno, invece, è dettato da che cosa è accaduto nella tua vita una volta riconosciuto. La stella scompare perché ormai si è piantata nel cuore e grazie alla luce della fede, si diventa capaci di affrontare persino l’opposizione dell’Erode di turno.

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