Camminare e custodire – Maria Madre di Dio

maria-madre-di-dioUn nuovo anno davanti a noi. Forse crediamo che esso sia soltanto il frutto di una cronologia convenzionale in cui tutto passa e sfugge inesorabilmente alla nostra presa. Il mistero dell’Incarnazione, tuttavia, ci dice che proprio lo scorrere del tempo non è soltanto il debito che paghiamo al Kronos che tutto divora. Esso è piuttosto l’alveo nel quale Dio riscatta ogni cosa.

Come sarà questo nuovo anno? Non pochi timori – forse addirittura inconfessati – attraversano il nostro cuore. Riusciremo ad essere all’altezza del dono a noi partecipato ancora una volta? Certo, riconosciamo che esso è un dono ma forse fatichiamo a leggerlo come un storia santa ritmata, ancor prima che sulla fragilità dell’uomo, sulla fedeltà di Dio alle sue promesse. Proprio il dono di ogni nuovo giorno e di ogni nuovo anno, ci ricorda che c’è una speranza che resiste ad ogni difficoltà, c’è un legame che nulla può spezzare.

Come vivere il tempo, allora? Coniugando due atteggiamenti: la disponibilità a lasciarsi mettere in cammino con determinazione e la capacità di custodire con cura e passione. Sembrano due atteggiamenti opposti, ma in realtà sono complementari.

Per questo, i nostri passi nel nuovo anno incrociano persone – i pastori – che inaspettatamente diventano protagonisti di un fatto mai ad essi raccontato.

Davanti a noi la possibilità di essere come loro, uomini capaci di aprire il cuore a una parola altra, pronunciata nel buio e nel freddo di una notte, parola che chiede di metterci in cammino. Per vedere cosa? Un segno che ha del paradossale: un bambino che chiede di essere nutrito e accudito, posto nella mangiatoia, diventa il cibo che sostiene il loro e il nostro cammino. Le notti, le nostre notti possono essere attraversate se sappiamo attingere forza dalla presenza di un Dio umile: la sua presenza è compagnia nel nostro buio e la sua parola riscatta silenzi che altrimenti rischiano di essere insopportabili.

Proprio come gli animali sanno che nella mangiatoia è sempre possibile attingere cibo, così gli uomini: da quel bambino collocato in quello strano e singolare luogo, viene l’annuncio che egli è sempre disponibile e raggiungibile se solo accetti la fatica di metterti in cammino. Non si tratta di raggiungerlo chissà dove: quel luogo è a portata di mano per chi sa di pascoli. Penso a quale possa essere la mia mangiatoia, qualcosa che ha a che fare con la mia vita in questo momento. Mi piace pensare che, proprio come il mattino di Pasqua muterà sembianze nel rendersi presente ai suoi (per i due di Emmaus come viandante, per Maria di Magdala come ortolano), così nel Natale.

Proprio quella collocazione così unica, ricorda che non è la presa di distanza dalla nostra fragilità la strada per incontrare Dio. Dio ha scelto quella condizione che io uomo più rifuggo. Da cosa fuggo? Lì devo affrettare i miei passi. Inizia qui quello sguardo dal basso che accompagnerà tutta l’esistenza terrena del Figlio di Dio fino ad arrivare alla sera della lavanda dei piedi, quando di nuovo i ruoli saranno capovolti.

Proprio coloro che una condizione sociale costringeva quasi ad una esperienza di mutismo, diventano capaci di non tenere per sé ciò che ha rischiarato di luce nuova quella che sembrava una notte come tante altre.

Poveri sono i segni che Dio dissemina lungo i tornanti della nostra storia, ma quanto fecondi e promettenti se riconosciuti e accolti! Non lasciarti spaventare dalla sproporzione: Dio agisce sempre così. Ai pastori era stato annunciato il Salvatore, il Cristo, il Signore e trovano un bambino avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia.

Accanto ai pastori, Maria nell’atteggiamento del custodire. Custodire è proprio di chi sa di essere depositario di un bene prezioso che merita attenzione. Custodire un bene significa farne motivo di riferimento continuo.

Maria custodisce non solo il bambino ma anche tutto ciò che si dice di lui. Parole e sensazioni sono da tenere insieme nel cuore, cioè nel luogo per eccellenza in cui maturano e vengono prese le decisioni. Il discernimento su ciò che è da compiere, infatti, si attua proprio tenendo insieme parole e sensazioni, scrutando ogni cosa. Da Maria abbiamo bisogno di apprendere l’arte della buona memoria per tenere sempre vivo tutto ciò che di buono il Signore rappresenta per noi. Mettendo insieme i frammenti preziosi della nostra esistenza e le indicazioni che ci vengono dalla Parola di Dio, emergerà anche per noi un percorso di grazia, rischiarato dalla luce del Signore.

Tu o Signore ci hai scelto per essere in un equilibrio strano.

Un equilibrio che non può stabilirsi né tenersi

se non in un movimento, se non in uno slancio.

Un po’ come una bicicletta… (Madeleine Delbrêl)

È questo il mio augurio per ciascuno di voi: restare in equilibrio (l’arte del custodire), accettando il movimento.

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